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Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

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La morte di Marina Santoro a Roma

Vittima:
Marina Santoro
Località:
Roma
Data:
30 agosto 2019
Foto del quartiere Acilia a Roma
Foto del quartiere Acilia di Roma
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Foto del quartiere Acilia a Roma
Foto del quartiere Acilia di Roma

Marina Santoro, 59 anni, è stata trovata morta nel pomeriggio del 30 agosto 2019 all'interno della sua villetta in via Giacomo della Marca, tra i quartieri di Acilia e Dragoncello, a Roma. Il corpo della donna era riverso sul letto in evidente stato di decomposizione, ma presentava alcuni segni di violenza compatibili con un'aggressione perpetrata prima del decesso. Poco distante da lei, un biglietto con su scritto: "Non ce la facciamo più ad andare avanti così". All'irruzione dei militari nell'appartamento, l'ambiente era saturo di gas mentre le porte e le finestre erano sigillate con del nastro adesivo. La scena sarebbe apparsa come un maldestro tentativo di inscenare uno scoppio o un incendio che comunque non è avvenuto. La cinquantanovenne condivideva l'abitazione con il compagno Attilio Di Rocco, 65 anni, che risultava irreperibile.

Marina e Attilio non erano sposati, ma vivevano insieme da 25 anni. Secondo le prime ipotesi investigative, l'uomo avrebbe ucciso la convivente per poi tentare di suicidarsi. Non riuscito nell'intento, sarebbe scappato a bordo dell'auto della donna per far perdere la proprie tracce. Ma a far scattare le ricerche è stata la segnalazione di un ciclista il 30 agosto a Ostia Antica. Lì il passante in bici ha notato un auto sospetta ferma nei pressi di un sentiero lungo il Tevere e un individuo che faceva avanti e indietro tra la vettura e la fitta vegetazione. Credendo che colui alla guida stesse gettando dei rifiuti nel fiume, il ciclista ha cominciato a filmarlo e poi ha telefonato ai carabinieri. I militari sul posto hanno rinvenuto l'auto con un tubo che collegava l'interno del veicolo alla marmitta di scarico. Il conducente nel frattempo era sparito. Gli agenti sono risaliti alla proprietaria di quella vettura: era di Marina Santoro. Successivamente si sono diretti all'abitazione in via Giacomo della Marca dove, sentendo un forte odore di gas, hanno fatto irruzione scoprendo il cadavere della donna.

Si ritiene che Di Rocco abbia ucciso la compagna il 28 agosto, strangolandola e fratturandole il cranio con un manubrio di una bicicletta, prima di scrivere il biglietto che sarà ritrovato dai militari nella sua villetta. In seguito avrebbe provato a suicidarsi sigillando le fessure della casa per poi azionare il gas nel tentativo di rimanere asfissiato. Non riuscendoci, è uscito dall'abitazione per vagare due giorni con l'auto della convivente, fino a quando non è stato visto dal ciclista a Ostia Antica, dove avrebbe provato nuovamente a togliersi la vita chiudendosi nella vettura dopo aver collegato un tubo alla marmitta. Resosi vano anche quel tentativo, l'uomo si sarebbe poi buttato nel Tevere. Da allora sono iniziate le sue ricerche, ma di lui nessuna traccia.‍[1][2]

Note

  1. ^ Omicidio Dragoncello: Marina trovata con il cranio spaccato, si cerca il compagno. Il Corriere della Città. Archiviato dall'originale. Consultato l'11 ottobre 2019.
  2. ^ Marina Santoro uccisa dal compagno. Attilio Di Rocco scomparso: "Inscenato suicidio". IlSussidiario.net. Archiviato dall'originale. Consultato l'11 ottobre 2019.
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