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Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

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Lista dei femminicidi più rilevanti degli anni precedenti al 2018

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Anno 2017

Iglesias
2 marzo
Federica Madau
2 marzo 2017
Killer: Giovanni Murru

Uccisa a 32 anni dal marito Giovanni Murru, 46 anni. L'omicidio è avvenuto nell'androne dell'abitazione dell'uomo la sera del 2 marzo 2017 a Iglesias, nella provincia del Sud Sardegna. Il malintenzionato ha trascinato la donna sulle scale per poi colpirla con 10 coltellate.

La coppia era in fase di separazione, infatti la vittima si era da tempo trasferita a vivere dai genitori, ma si recava occasionalmente in quell'abitazione per portare le figlie a vedere il padre. Il quarantaseienne, arrestato e condotto in carcere, aveva confessato il delitto affermando di aver agito perché la moglie lo avrebbe allontanato dalle tre figlie in seguito al divorzio. Murru in passato aveva maltrattato la donna, costringendola a sporgere denuncia.

L'uomo è stato condannato a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. La sentenza ha riconosciuto all'imputato il movente della gelosia perché non accettava l'allontanamento della compagna. Esclusa l'incapacità di intendere e di volere, sostenuta invece dalla difesa. Il suo legale ha presentato ricorso in Cassazione.

Cirò Marina
9 marzo
Antonella Lettieri
9 marzo 2017
Killer: Salvatore Fuscaldo

Trovata morta a 42 anni la mattina del 9 marzo 2017 all'interno della sua abitazione di Cirò Marina in provincia di Crotone. A scoprire il cadavere è stato il fratello della vittima, recatosi sul posto preoccupato perché la donna non si era presentata al lavoro.

Il successivo 16 marzo è stato fermato Salvatore Fuscaldo, 50 anni, considerato il responsabile del delitto. La procura aveva reperito gravi indizi di colpevolezza, tra cui i risultati della scientifica che aveva rilevato su alcuni suoi vestiti e nella sua auto tracce di sangue della quarantaduenne. L'uomo inizialmente aveva respinto le accuse, ma nei suoi confronti era stato comunque convalidato il fermo. Poi in seguito alla conferma della custodia cautelare da parte del Tribunale del Riesame, il cinquantenne in carcere ha confessato l'omicidio sostenendo di aver avuto una relazione extraconiugale con la vittima da circa 7 anni e di averla uccisa perché ricattato da lei. La Lettieri è stata aggredita mortalmente la sera precedente al ritrovamento, l'8 marzo, con 12 coltellate e 20 colpi alla testa inflitti con un tubo d'acciaio.

Al termine del processo svolto secondo la formula del rito abbreviato, Fuscaldo è stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà. Sentenza confermata in Appello, ma annullata in Cassazione nella parte relativa alle aggravanti. Disposto dunque un nuovo processo d'Appello bis per la valutazione delle aggravanti.

Palermo
25 marzo
Laura Pirri
25 marzo 2017
Killer: Sebastiano Iemmolo

Aveva 32 anni, rimasta vittima di un incendio il 7 marzo 2017 nell'abitazione dove risiedeva a Rosolini, comune in provincia di Siracusa. Ricoverata in ospedale per le gravi ustioni subite, è morta il successivo 25 marzo nel reparto di rianimazione del civico di Palermo. Inizialmente l'episodio fu considerato l'esito di un incidente domestico, così come aveva raccontato il marito della donna, Sebastiano Iemmolo, 36 anni, sostenendo l'accidentale esplosione di una bombola a gas.

Tuttavia le indagini degli inquirenti hanno permesso di ribaltare il quadro e scoprire la verità. La trentaduenne fu arsa viva dal marito sotto gli occhi del figlio della coppia di 9 anni. Lo stesso bambino rivelò alla nonna il delitto al quale aveva assistito, ma fu inizialmente convinto dal padre a testimoniare il falso. Secondo le ricostruzioni investigative, Iemmolo aggredì la vittima gettandole addosso del liquido infiammabile e dandole fuoco al culmine di una lite generata per motivi economici in seguito alla mancata cessione di poche decine di euro. L'accaduto sarebbe stato l'ultimo di una serie di violenze già perpetrate sulla coniuge in passato.

Il 7 settembre 2017 il trentaseienne è stato fermato per omicidio volontario aggravato dai futili motivi, maltrattamenti in famiglia, lesioni, incendio e calunnia. Si era dichiarato innocente, respingendo le accuse. Nel 2019 è stato condannato all'ergastolo.

Bari
10 maggio
Malgorzata Szlezak
10 maggio 2017
Presunto killer: Ignazio Piumelli

I resti in avanzato stato di decomposizione del cadavere di Malgorzata Szlezak, detta Margherita, sono stati ritrovati il 10 maggio 2017 nelle ex acciaierie Scianatico di Bari, all'interno del vano tecnico dell'ultimo piano di un edificio in disuso.

La donna era scomparsa dal mese di giugno del 2012, quando aveva 50 anni. Dall'esame dei resti è stato stabilito il decesso per uno shock traumatico ad alta componente emorragica avvenuto a causa di una violenta ed efferata aggressione. L'identificazione è stata possibile grazie a una comparazione del profilo genetico dei resti rinvenuti col campione biologico estratto da un tampone, eseguito sulla vittima in seguito a una violenza sessuale subita il 24 maggio 2009.

Nel dicembre del 2019 è stato arrestato l'ex compagno della donna, Ignazio Piumelli, pregiudicato di 53 anni. Dalle risultanze investigative è emerso che la coppia aveva iniziato una relazione nel 2011. Dopo la scomparsa della donna, l'uomo avrebbe messo in atto diverse azioni volte a depistare le indagini, ma gli inquirenti sono comunque riusciti a risalire all'assassino in seguito a nuovi accertamenti svolti successivamente al ritrovamento del cadavere. Nei confronti dell'uomo sono stati contestati i reati di omicidio, riduzione in schiavitù, occultamento e vilipendio di cadavere.

Busto Arsizio
14 giugno
Diana Vrapi Koni
14 giugno 2017
Killer: Muhammad Vrapi

Uccisa a 52 anni dal marito Muhammad Vrapi, 62 anni, nel pomeriggio del 14 giugno 2017 all'interno dell'abitazione dove risiedeva a Busto Arsizio in provincia di Varese. Fu lo stesso uomo a chiamare i soccorsi dopo aver inflitto numerose coltellate al torace della moglie. La coppia, originaria dell'Albania, era residente in Italia da diversi anni, avevano entrambi cittadinanza italiana e dalla loro relazione erano nati tre figli.

Immediatamente dopo l'arresto, l'uomo ha confessato l'omicidio. Il delitto sarebbe avvenuto al culmine di un'ennesima lite. A causa di vari dissidi legati a motivi economici e di gelosia, la donna aveva preso la decisione di separarsi. Infatti da qualche giorno si era trasferita nella casa di un parente, ma quel tragico 14 giugno era tornata temporaneamente nell'abitazione coniugale per un ultimo chiarimento col marito. Il sessantaduenne avrebbe anche maltrattato la vittima in passato, ma non sono risultate denunce.

Processato in rito abbreviato, Muhammad è stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato. In Appello la pena è stata ridotta a 20 anni per l'esclusione dell'aggravante della crudeltà.

Dragoni
13 luglio
Maria Tino
13 luglio 2017
Killer: Massimo Bianchi

Uccisa a 49 anni il 13 luglio 2017 dal nuovo compagno Massimo Bianchi, 61 anni, a Dragoni in provincia di Caserta. Il delitto è avvenuto nella piazza del paese sotto gli occhi dei passanti quando i due si sono incontrati e la donna è stata freddata con 3 colpi di pistola. L'omicida è poi rimasto sul posto aspettando l'arrivo dei carabinieri per costituirsi. Ai militari ha motivato il gesto riferendo che la vittima lo voleva lasciare.

La signora Tino si era messa alle spalle un tormentato matrimonio dal quale erano nati due figli e credeva di aver trovato la serenità insieme a Bianchi. Proprio quest'ultimo un anno prima l'aveva salvata dalla furia del marito, Angelo Gabriele Ruggiero, che l'aveva colpita il 18 giugno 2016 con 25 coltellate al culmine di una serie di persecuzioni e violenze caratterizzate dal non riuscire ad accettare la decisione della donna di allontanarsi da lui. Lei era finita per 40 giorni in coma farmacologico, poi si è ripresa. A Ruggiero erano stati riconosciuti maltrattamenti pregressi nei confronti della coniuge e successivamente è stato condannato a 8 anni di reclusione per stalking e violenza sessuale.

Bianchi è stato condannato in primo grado a 19 anni di reclusione. La pena è stata poi ridotta in Appello a 17 anni. Esclusa l'aggravante della premeditazione.

Bari
13 luglio
Donata De Bello
13 luglio 2017
Killer: Marco Basile

Uccisa a 48 anni dal compagno Marco Basile, 33 anni, nell'abitazione in cui conviveva insieme al fidanzato il 13 luglio 2017 nel quartiere Madonnella di Bari. Il suo cadavere fu ritrovato stipato nell'armadio della camera da letto dell'appartamento, avvolto in un cellophane e un tappeto, legato con delle corde.

Secondo le ricostruzioni delle indagini, il delitto avvenne al culmine di una violenta lite nella quale l'uomo aggredì la compagna a colpi d'arma da taglio recidendole la vena giugulare. L'uomo respinse le accuse sostenendo che la vittima si era ferita da sola con un coltello durante la colluttazione.

È stato condannato a 22 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento del cadavere.

Musile di Piave
23 luglio
Maria Archetta Mennella
23 luglio 2017
Killer: Antonio Ascione

Uccisa a 38 anni, mentre dormiva, la mattina del 23 luglio 2017 nella camera da letto della sua abitazione di Musile di Piave in provincia di Venezia dall'ex marito Antonio Ascione, 44 anni. Il matrimonio della coppia era durato 15 anni e insieme avevano avuto due figli, poi si erano separati. L'uomo tuttavia non accettava la fine della relazione e ha agito per gelosia in seguito alla scoperta che l'ex compagna stava frequentando un'altra persona.

Maria era originaria di Torre del Greco in provincia di Napoli, ma si era trasferita da qualche mese in Veneto nella casa dove ospitava l'ex marito. Dopo aver compiuto il delitto, ferendo mortalmente la vittima a colpi d'arma da taglio, è stato lo stesso quarantaquattrenne a chiamare i soccorsi. Arrestato dai militari, ha subito ammesso le proprie responsabilità.

Ascione è stato condannato a 20 anni di reclusione per omicidio volontario.

Palmanova
1 agosto
Nadia Orlando
1 agosto 2017
Killer: Francesco Mazzega

Originaria di Vidulis di Dignano in provincia di Udine, è morta a 21 anni, uccisa dall'ex fidanzato Francesco Mazzega, 36 anni, suo collega di lavoro che non accettava la fine della loro relazione.

L'uomo la sera del 31 luglio 2017 si presentò a casa della ragazza per chiederle un ulteriore chiarimento. La giovane accettò, uscendo con lui in macchina, ma nel corso della serata avvenne un'ennesima lite che fu fatale per la vittima. Secondo le ricostruzioni, Nadia Orlando fu strangolata perdendo la vita sul greto del fiume Tagliamento a Dignano. Il trentaseienne successivamente caricò il corpo senza vita dell'ex compagna in auto, vagando senza meta per tutta la notte. La mattina seguente si costituì alla sede della Polizia Stradale di Palmanova (Udine) col cadavere ancora nell'abitacolo.

È stato condannato a 30 anni di reclusione in rito abbreviato, la cui pena stava scontando ai domiciliari su decisione del giudice. Il giorno successivo alla sentenza della Corte d'Appello, proprio nell'abitazione di Muzzana del Turgnano dove risiedeva durante la detenzione, l'uomo si è suicidato impiccandosi nella notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre 2019.

Millan di Bressanone
21 agosto
Marianne Obrist
21 agosto 2017
Killer: Rabih Badr

Trovata morta a 39 anni nel tardo pomeriggio del 21 agosto 2017 all'interno dell'abitazione in cui risiedeva a Millan, frazione di Bressanone in provincia di Bolzano. L'autopsia escluse l'ipotesi di autolesionismo, stabilendo il decesso per un aggressione a colpi di mazza da baseball e coltellate che le provocarono una grave emorragia interna.

Il convivente Rabih Badr, 34 anni, riferì agli investigatori di essere rincasato nell'appartamento e di averla trovata esanime mentre perdeva sangue, ma quella versione non convinse gli inquirenti, che lo fermarono con l'accusa di omicidio. L'uomo inizialmente negò qualsiasi addebito, poi nel successivo mese di dicembre confessò il delitto. La vittima era separata, proveniente da un matrimonio terminato circa sei anni prima.

Badr è stato condannato a 30 anni di reclusione per omicidio volontario con le aggravanti della crudeltà e dell'abuso di relazioni domestiche. Nelle motivazioni della sentenza è stato specificato che il movente dell'efferato gesto andava ricondotto alla diversità culturale del colpevole, che considerava la figura della donna come un essere completamente sottomesso all'uomo.

Prossedi
23 agosto
Gloria Pompili
23 agosto 2017
Killer: Loide Del Prete e Saad Mohamed Elesh Salem

Abitava a Frosinone e per anni è stata costretta a prostituirsi dopo essere caduta in una rete di criminalità e degrado. È morta a 23 anni in seguito alle botte ricevute la sera del 23 agosto 2017, sotto gli occhi dei figli di 3 e 5 anni, sulla strada Monti Lepini che passava per Prossedi in provincia di Latina.

Condannati a 12 anni di reclusione la zia Loide Del Prete, 39 anni, e il marito di quest'ultima, Saad Mohamed Elesh Salem, 23 anni, considerati dagli inquirenti gli autori del pestaggio, avvenuto perché la vittima avrebbe provato a ribellarsi.

Modena
24 settembre
Roma
10 novembre
Laurentia Ursaru
10 novembre 2017
Killer: Emanuele Veronesi

Originaria della Romania, trovata morta a 27 anni nel primo pomeriggio del 10 novembre 2017 nel parco Rosati dell'EUR di Roma. L'allarme era stato lanciato da un passante che aveva notato il corpo a terra, esanime, della vittima. Il cadavere presentava una profonda ferita d'arma da taglio al petto. Nei giorni seguenti è stato fermato un pregiudicato di Ostia Antica, Emanuele Veronesi, 35 anni. Nelle vicinanze del cadavere era stato ritrovato il suo portafogli.

Il provvedimento di fermo era stato emesso per l'omicidio di un magrebino ritrovato la mattina dell'11 novembre. L'uomo di fronte agli inquirenti confessò entrambi i delitti. Veronesi stava scontando una pena ai domiciliari per tentato omicidio ed era evaso dalla sua residenza manomettendo il braccialetto elettronico che lo avrebbe dovuto sorvegliare. Il dispositivo avrebbe dovuto anche segnalare un allarme, ma non funzionò. Il trentacinquenne affermò di essere uscito in cerca di una prostituta con la quale avere un rapporto sessuale. Al parco incontrò Laurentia con cui pattuì una prestazione in cambio di soldi, ma quando l'uomo si accorse che la donna era una transessuale, richiese i soldi indietro. Ne scaturì una lite che fu fatale per la ventisettenne.

Veronesi è stato condannato in primo grado a 27 anni di reclusione per omicidio volontario, evasione, rapina e porto illegale di coltello, al termine del processo svolto secondo la formula del rito abbreviato.

Parabiago
17 dicembre
Simona Forelli
17 dicembre 2017
Killer: Zahir Sadigue

Morta a 33 anni il 17 dicembre 2017, uccisa a coltellate dal convivente pachistano Zahir Sadigue, 35 anni, nella casa dove risiedeva a Parabiago in provincia di Milano. I due si erano conosciuti a Dubai nel 2012, negli Emirati Arabi Uniti, dove entrambi si trovavano per lavoro. Avevano iniziato una relazione e dal loro amore erano nati due bambini. Si erano trasferiti a Londra, ma per le festività natalizie stavano temporaneamente soggiornando a Parabiago, paese d'origine della trentatreenne.

Tuttavia le liti di coppia si protraevano da tempo e la donna aveva intenzione di lasciarlo, decidendo di rimanere in Italia invece di tornare con lui a Londra. L'uomo, durante un'ennesima discussione in preda alla gelosia nel tardo pomeriggio di quel tragico 17 dicembre, trascinò la compagna in bagno e la colpì con 11 fendenti. Subito dopo uscì dall'abitazione, vagando senza meta per circa un ora, prima di costituirsi ai carabinieri e confessare il delitto. In casa c'erano anche i due figli di 6 e 17 mesi, di cui il più grande assisté all'aggressione mortale. Il corpo agonizzante della vittima, ancora in vita, era stato trovato in una pozza di sangue dalla madre della donna, accorsa nell'appartamento dopo aver sentito le urla di quel fatale ultimo litigio. Purtroppo non riuscì a sopravvivere, morì in seguito alla chiamata dei soccorsi.

Sadigue è stato processato in rito abbreviato. Nel novembre del 2018 è stato condannato in primo grado a 16 anni di reclusione per omicidio volontario. Sentenza confermata in Appello nel febbraio del 2020.

Valeggio sul Mincio
30 dicembre
Khadija Bencheikh
30 dicembre 2017
Killer: Agim Ajdinaj e Vezir Ajdinaj

Aveva 46 anni ed era originaria del Marocco. I resti del suo corpo sono stati ritrovati il 30 dicembre 2017 in un campo della località di Gardoni a Valeggio sul Mincio, comune in provincia di Verona. Le indagini della procura avevano portato nelle settimane successive al fermo di Agim Ajdinaj, albanese di 51 anni, convivente ed ex marito della vittima. Quest'ultimo, nell'udienza di convalida del fermo, aveva confessato il delitto di fronte al giudice per le indagini preliminari assumendosi tutte le responsabilità.

L'autopsia aveva stabilito il decesso della vittima per le lesioni al cranio dovute ai numerosi colpi inflitti tramite un corpo contundente. L'aggressione sarebbe avvenuta il giorno precedente al ritrovamento, nell'abitazione della donna a Verona al culmine di una lite. Dopo la morte, il cadavere della quarantaseienne è stato fatto a pezzi e abbandonato in un campo agricolo. Successivamente gli inquirenti hanno scoperto che ad aiutare l'assassino nello smembramento del corpo è stato il fratello Vezir Ajdinaj, 54 anni.

Agim è stato condannato a 18 anni di reclusione per omicidio volontario e distruzione di cadavere. Al fratello Vezir è stato riconosciuto il reato di distruzione di cadavere e ha ricevuto una pena di 6 anni di reclusione.

Anno 2016

Licola Mare di Giugliano in Campania
9 gennaio
Marina Havrylyuk
9 gennaio 2016
Killer: Volodymir Havrylyuk

Marina Havrylyuk, 30 anni, e sua figlia Katia, 4 anni, sono state trovate morte il 9 gennaio 2016 nella loro abitazione di Licola Mare, frazione del comune di Giugliano in Campania della provincia di Napoli. A compiere la strage è stato Volodymir Havrylyuk, 44 anni. L'arma utilizzata dall'uomo per uccidere la moglie e la figlia sarebbe un'ascia.

A scoprire la tragedia è stato il datore di lavoro del quarantaquattrenne che, non riuscendo a mettersi in contatto con lui, si era recato in casa per accertarsi delle sue condizioni. Una volta entrato, ha trovato i cadaveri delle due vittime insieme all'omicida ferito in gravi condizioni. Aveva tentato di suicidarsi con un coltello. All'arrivo dei carabinieri sul posto, l'uomo era ancora vivo. Trasportato poi all'ospedale di Pozzuoli, non ce l'ha fatta a sopravvivere, è morto nelle ore seguenti.

La coppia si era trasferita a Licola da circa un paio d'anni, dove vivevano anche alcuni loro familiari. Sconosciuto il movente del gesto. Alcuni parenti, ascoltati dai carabinieri in caserma, hanno raccontato che la coppia ai loro occhi stava attraversando un periodo di normale tranquillità. Non c'era stato alcun presagio che potesse far pensare a un avvenimento del genere, né i vicini quel giorno avevano sentito urla o litigi provenire dall'appartamento.

Licola Mare di Giugliano in Campania
9 gennaio
Katia Havrylyuk
9 gennaio 2016
Killer: Volodymir Havrylyuk

Marina Havrylyuk, 30 anni, e sua figlia Katia, 4 anni, sono state trovate morte il 9 gennaio 2016 nella loro abitazione di Licola Mare, frazione del comune di Giugliano in Campania della provincia di Napoli. A compiere la strage è stato Volodymir Havrylyuk, 44 anni. L'arma utilizzata dall'uomo per uccidere la moglie e la figlia sarebbe un'ascia.

A scoprire la tragedia è stato il datore di lavoro del quarantaquattrenne che, non riuscendo a mettersi in contatto con lui, si era recato in casa per accertarsi delle sue condizioni. Una volta entrato, ha trovato i cadaveri delle due vittime insieme all'omicida ferito in gravi condizioni. Aveva tentato di suicidarsi con un coltello. All'arrivo dei carabinieri sul posto, l'uomo era ancora vivo. Trasportato poi all'ospedale di Pozzuoli, non ce l'ha fatta a sopravvivere, è morto nelle ore seguenti.

La coppia si era trasferita a Licola da circa un paio d'anni, dove vivevano anche alcuni loro familiari. Sconosciuto il movente del gesto. Alcuni parenti, ascoltati dai carabinieri in caserma, hanno raccontato che la coppia ai loro occhi stava attraversando un periodo di normale tranquillità. Non c'era stato alcun presagio che potesse far pensare a un avvenimento del genere, né i vicini quel giorno avevano sentito urla o litigi provenire dall'appartamento.

Noventa Padovana
16 gennaio
Isabella Noventa
16 gennaio 2016
Killer: Freddy Sorgato, Debora Sorgato e Manuela Cacco

Segretaria di 55 anni, originaria di Albignasego in provincia di Padova, scomparsa la notte tra il 15 e il 16 gennaio 2016 e mai più ritrovata. La donna era uscita la sera di venerdì 15 gennaio insieme all'ex compagno, Freddy Sorgato, 45 anni, col quale aveva avuto una storia travagliata. L'uomo stava frequentando anche un'altra donna, Manuela Cacco, 53 anni, conoscente e stalker di Isabella. In questo quadro si aggiunge la sorella di Freddy, Debora Sorgato, 44 anni, che provava un profondo rancore nei confronti della cinquantacinquenne.

Secondo le indagini, i fratelli Sorgato insieme alla Cacco hanno premeditato e organizzato l'omicidio della vittima, ognuno per un proprio determinato scopo, accomunato dal desiderio di sbarazzarsi di lei. Freddy e Debora sarebbero stati gli esecutori materiali del delitto, mentre Manuela avrebbe agito da complice, partecipando al piano e tentando di depistare le indagini. Nessuno dei tre ha rivelato il luogo in cui è stato occultato il cadavere. La Cacco ha riferito che a uccidere Isabella sarebbe stata Debora, tramortendola nella casa di Freddy a Noventa Padovana utilizzando una mazzetta da muratore mentre il fratello era presente nell'abitazione. Questo racconto è stato ritenuto credibile dagli inquirenti.

Freddy e Debora Sorgato sono stati condannati a 30 anni di reclusione per omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, e occultamento di cadavere. Manuela Cacco, ritenuta credibile e collaborativa con gli inquirenti, è stata condannata a 16 anni di reclusione per gli stessi reati. A quest'ultima è stato anche riconosciuto il reato di stalking: aveva perseguitato per gelosia la Noventa nei mesi precedenti alla scomparsa.

Rivara
19 febbraio
Gloria Rosboch
19 febbraio 2016
Killer: Gabriele Defilippi e Roberto Obert

Insegnante di 49 anni scomparsa il 13 gennaio 2016 da Castellamonte in provincia di Torino, paese in cui abitava. Il suo cadavere è stato ritrovato il 19 febbraio successivo nella botola della vasca di scolo di una discarica abbandonata nei boschi di Rivara (Torino). L'esame autoptico stabilì che il decesso avvenne per strangolamento.

A indicare il luogo dove è stato occultato il corpo senza vita della vittima fu Roberto Obert, 55 anni, amico di Gabriele Defilippi, 22 anni. Quest'ultimo, interrogato in seguito dagli inquirenti, confessò l'omicidio. Secondo le ricostruzioni, il ventiduenne, ex allievo dell'insegnante, truffò la donna portandole via 187 mila euro. La Rosboch lo denunciò nel tentativo di riottenere indietro i soldi, ma Defilippi e Obert attuarono un piano per liberarsi di lei.

Defilippi e Obert sono stati condannati in via definitiva rispettivamente a 30 e 19 anni di reclusione: il primo come esecutore principale del delitto, il secondo considerato complice in omicidio.

Cusano Milanino
10 aprile
Liliana Mimou
10 aprile 2016
Killer: Davide Perseo

Originaria di Limbiate, è stata trovata morta a 27 anni la mattina del 10 aprile 2016 nel parcheggio del cimitero di Cusano Milanino in provincia di Milano. Il cadavere aveva una corda al collo ed era riverso all'interno della sua auto.

Nella serata dello stesso giorno era stato fermato l'ex compagno, Davide Perseo, 26 anni, dopo essere stato soccorso per aver tentato il suicidio con ferite d'arma da taglio ai polsi e l'assunzione di una massiccia dose di farmaci. L'uomo aveva respinto le accuse, ma le indagini erano riuscite a far emergere gravi indizi di colpevolezza sul suo conto, tanto da far convalidare nei suoi confronti il provvedimento di fermo. Secondo le ricostruzioni, la sua relazione con Liliana sarebbe stata tormentata da continui litigi e, dopo la rottura, aveva cominciato a perseguitarla sempre più insistentemente, fino all'omicidio per strangolamento avvenuto durante la notte tra il 9 e il 10 aprile.

Rinviato a giudizio con processo svolto secondo la formula del rito abbreviato, è stato sottoposto a una perizia psichiatrica che ha stabilito la sua capacità di intendere e di volere nel momento del delitto. Perseo è stato condannato a 16 anni di reclusione.

Roma
29 maggio
Sara Di Pietrantonio
29 maggio 2016
Killer: Vincenzo Paduano

Trovata morta a 22 anni la mattina del 29 maggio 2016 lungo via della Magliana a Roma. Il suo corpo era semi carbonizzato, poco distante dalla sua auto in fiamme.

La notte precedente la vittima era stata seguita in macchina e speronata dall'ex compagno Vincenzo Paduano, 27 anni, che la costrinse a scendere dalla vettura. In quegli attimi concitati, nel corso di un ennesimo litigio, l'uomo la strangolò per poi darle fuoco. Poche ore dopo il ritrovamento, è stato fermato e ha confessato di aver agito per gelosia perché non accettava la fine della loro relazione.

Dalle ricostruzioni delle indagini era emerso che Paduano negli ultimi tempi la perseguitava affinché lei si convincesse a tornare con lui. Il ventisettenne era stato condannato in primo grado all'ergastolo, poi ridotto a 30 anni di reclusione in Appello. Ma successivamente la Corte di Cassazione ha annullato la decisione ritenendo che il reato di stalking non dovesse essere assorbito in quello di omicidio. Svolto un nuovo processo in Appello, è stato ricondannato all'ergastolo per omicidio volontario e stalking.

Sansepolcro
12 luglio
Katia Dell'Omarino
12 luglio 2016
Killer: Piter Polverini

Aveva 39 anni ed è stata ritrovata morta la mattina del 12 luglio 2016 nel torrente Afra a Sansepolcro in provincia di Arezzo. Le indagini individuarono il responsabile dell'omicidio nei mesi successivi, disponendo il 16 settembre il fermo di Piter Polverini, 24 anni, originario di San Giustino (Perugia).

Nell'interrogatorio l'uomo confessò il delitto. Secondo le ricostruzioni, i due si frequentavano ed erano usciti in auto la sera precedente. Dopo essersi appartati, scoppiò un litigio sul pagamento di un rapporto sessuale: la donna aveva richiesto circa una decina di euro in più rispetto alla somma pattuita. Il ventiquattrenne la prese a pugni, tentò di strangolarla, poi afferrò il martello dalla cassetta degli attrezzi tenuta nell'auto e la colpì ripetutamente fracassandole a testa. Infine abbandonò il cadavere della vittima nel greto del torrente. Durante il processo, Polverini dichiarò che quei 10 euro in più non lì aveva e avrebbe perso la testa di fronte all'insistenza della trentanovenne. Alla base del gesto, secondo gli inquirenti, anche il timore da parte dell'omicida che la donna rivelasse ai conoscenti il motivo dei loro incontri.

Condotto in carcere con l'accusa di omicidio volontario, è stato rinviato a giudizio alla chiusura delle indagini e processato in rito abbreviato. Una perizia psichiatrica aveva riconosciuto la seminfermità mentale dell'imputato che soffriva di un disturbo della personalità multipla. In primo grado è stato condannato a 16 anni di reclusione. In Appello la pena è stata ridotta a 14 anni. Verdetto confermato definitivamente in Cassazione.

Seriate
27 agosto
Ravenna
19 settembre
Riccione
6 ottobre
Olga Matei
6 ottobre 2016
Killer: Michele Castaldo

Trovata morta a 46 anni nella sua casa di Riccione la mattina del 6 ottobre 2016. A ucciderla è stato il compagno Michele Castaldo, 54 anni, durante il giorno precedente. L'uomo aveva raggiunto l'appartamento della donna, originaria della Moldavia, e al culmine di un violento litigio l'ha strangolata fino a stroncarle la vita. In seguito al delitto, Castaldo è tornato nella sua abitazione di Cesena dove ha tentato il suicidio con un overdose di farmaci, ma è stato prontamente rintracciato e fermato dai carabinieri.

La signora Olga era divorziata: dalla precedente relazione con l'ex marito era nata una figlia di 10 anni. Anche Castaldo proveniva da un matrimonio finito, dal quale erano nati quattro figli, e si era conosciuto con la quarantaseienne nel corso dell'estate precedente. Il cinquantaquattrenne, di fronte agli inquirenti, ha confessato l'omicidio sostenendo di aver agito in preda alla gelosia nel timore che la compagna lo tradisse. Dopodiché è stato rinchiuso in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato.

Nel dicembre del 2017 è stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione, ma l'anno successivo in Appello la pena gli è stata abbassata a 16 anni per essergli state riconosciute le attenuanti generiche, nonostante la contestazione dell'aggravante dei motivi abietti e futili. Nel novembre del 2019 la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza ritenendo un errore la concessione delle attenuanti e disponendo un nuovo processo d'Appello che dovrà ristabilire la pena dell'imputato.

Spilimbergo
8 ottobre
Michela Baldo
8 ottobre 2016
Killer: Manuel Venier

Trovata morta a 29 anni nella sua abitazione di Spilimbergo, in provincia di Pordenone, insieme al corpo senza vita dell'ex fidanzato Manuel Venier, 37 anni, nella notte tra il 7 e l'8 giugno 2016. I cadaveri sono stati scoperti dai carabinieri, in seguito alle segnalazioni dei familiari che non riuscivano più a mettersi in contatto coi due.

Secondo le ricostruzioni, l'uomo si era recato nell'appartamento della ventinovenne la sera precedente, probabilmente per un incontro chiarificatore. Il trentasettenne, ex guardia giurata, ha impugnato la sua pistola, regolarmente detenuta, sparando quattro proiettili all'ex compagna, poi si è tolto la vita con la stessa l'arma.

L'omicidio-suicidio sarebbe stato compiuto per non riuscire ad accettare la fine della relazione, avvenuta nei giorni precedenti. Il trentasettenne, originario di Codroipo (Udine), aveva convissuto con la donna in quella casa a Spilimbergo, prima di lasciarla in seguito alla rottura.

Bergamo
20 dicembre
Daniela Roveri
20 dicembre 2016

Uccisa a 48 anni la sera del 20 dicembre 2016 all'ingresso del condominio in cui viveva, situato in via Keplero 11 nel quartiere di Colognola a Bergamo. La donna era una manager professionista, dirigente dell'Icra Italia, azienda specializzata nella produzione di articoli in ceramica.

Il delitto fu compiuto mentre stava rincasando, aggredita alle spalle e ferita da una singola coltellata alla gola che le ha stroncato la vita. Dopo anni di intense attività investigative, gli inquirenti non sono riusciti a risalire all'assassino e al termine del 2019 l'indagine è stata archiviata.

Bée
24 dicembre
Alessia Partesana
24 dicembre 2016
Killer: Marco Lopez Tacchini

Uccisa a 29 anni dal compagno, Marco Lopez Tacchini, 33 anni, nella sua abitazione di Bée in provincia di Verbania. La donna è stata colpita con numerose coltellate alla schiena durante la notte tra il 23 e il 24 dicembre 2016. L'uomo, dopo aver compiuto il delitto, è uscito di casa e si è recato dai carabinieri per costituirsi e confessare l'omicidio.

La tragedia è avvenuta nel salotto della loro dimora al culmine di un'ennesima lite mentre, nella stanza accanto, dormiva la figlia di 4 anni della coppia. La vittima aveva anche un'altra figlia, nata da una precedente relazione, che però viveva con l'ex compagno.

Tacchini, interrogato dai carabinieri, ha ammesso di aver agito per gelosia. Lui e Alessia stavano attraversando un periodo di crisi e il trentatreenne temeva che la compagna lo volesse lasciare. L'uomo è stato condotto in carcere con l'accusa di omicidio volontario e nel maggio del 2018 è stato condannato a 16 anni di reclusione al termine del processo svolto secondo la formula del rito abbreviato.

Anno 2015

Siracusa
19 gennaio
Eligia Ardita
19 gennaio 2015
Killer: Christian Leonardi

Incinta all'ottavo mese di gravidanza, è morta a 35 anni nella sua abitazione di Siracusa il 19 gennaio 2015. Inizialmente si era ipotizzato un caso di malasanità, ma nel successivo mese di settembre il marito Christian Leonardi, 37 anni, messo di fronte alle evidenze investigative, ha ammesso di averla uccisa. In seguito però, lo stesso trentasettenne ha ritrattato tutto, sostenendo di essere stato indotto a confessare.

Per la procura, l'uomo picchiò la moglie al culmine di un banale litigio, pestata ripetutamente a mani nude. La scientifica aveva evidenziato nell'appartamento tracce biologiche della vittima ricostruendo che durante la violenta aggressione la donna aveva vomitato e Leonardi, subito dopo, aveva provato a ripulire il luogo nel tentativo di depistare le indagini. L'esame autoptico aveva anche rilevato un'azione di soffocamento, stabilendo il decesso per arresto cardiorespiratorio causato da un forte trauma. La difesa invece ha sostenuto che la vittima abbia perso la vita a causa del ritardo dell'intervento dei soccorsi in seguito a un malore.

Leonardi è stato condannato in primo grado all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dai futili motivi e procurato aborto.

Ravello
27 marzo
Patrizia Attruia
27 marzo 2015
Killer: Giuseppe Lima e Vincenza Dipino

Uccisa a 50 anni dal compagno Giuseppe Lima, coetaneo, mentre convivevano nell'abitazione di Vincenza Dipino, 49 anni, a Ravello in provincia di Salerno. Quest'ultima aveva ospitato la coppia perché, essendo entrambi disoccupati, avevano problemi economici.

Tra Lima e la Dipino sarebbe nata una relazione in casa, poi scoperta successivamente dalla Attruia. Il cadavere della signora Patrizia fu ritrovato in una cassapanca dell'appartamento nel pomeriggio del 27 marzo 2015. Per gli inquirenti, sarebbe stata strangolata dal compagno circa 40 ore prima all'interno della stessa abitazione.

L'uomo aveva inizialmente negato le accuse, poi ha confessato il delitto ed è stato condannato in Appello a 13 anni di reclusione, comprensivi della riduzione di pena per aver scelto il rito abbreviato. La Dipino era stata ritenuta colpevole avendo minimamente partecipato ai fatti, ma tale circostanza fu annullata dalla Corte di Cassazione che invece la ritenne pienamente complice. La donna è stata successivamente condannata in Appello a 14 anni di reclusione.

Firenze
29 marzo
Irene Focardi
29 marzo 2015
Killer: Davide Di Martino

Scomparsa a 43 anni il 3 febbraio 2015, è stata ritrovata cadavere il successivo 29 marzo, a poca distanza dalla sua abitazione, avvolta in un sacco in stato avanzato di decomposizione, gettato in un canale di scolo a bordo strada nella zona delle Piagge della periferia di Firenze.

Sotto indagine era finito l'ex fidanzato, Davide Di Martino, 50 anni, che era agli arresti domiciliari per maltrattamenti inflitti proprio all'ex compagna. La vittima in passato lo aveva denunciato. Nella notte del 1° aprile, l'uomo è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. L'autopsia aveva rilevato numerose fratture alla testa e al torace. Secondo gli inquirenti, l'indiziato l'avrebbe massacrata di calci e pugni, poi nascosta nel sacco e abbandonata.

Di Martino ha sempre respinto qualsiasi addebito, ma è stato giudicato colpevole della morte della donna e condannato all'ergastolo. Secondo i giudici, il movente del folle gesto sarebbe riconducibile alla gelosia, riempiendola di botte fino ad ammazzarla perché la sera del 3 febbraio la quarantatreenne si era attardata a rientrare a casa. Il delitto sarebbe avvenuto nella casa dell'ex convivente.

Sarno
14 settembre
Vincenza Avino
14 settembre 2015
Killer: Nunzio Annunziata

Morta a 36 anni il 14 settembre 2015 all'ospedale Martiri di Villa Malta di Sarno in provincia di Salerno, dove era stata trasportata in gravissime condizioni dopo essere rimasta vittima di un agguato nelle ore precedenti a Terzigno (Napoli). L'ex compagno, Nunzio Annunziata, 36 anni, l'aveva avvicinata in strada sparandole diversi colpi di pistola. La donna era da poco uscita da una caserma dei carabinieri per segnalare gli sviluppi di un ordine restrittivo emesso nei confronti dello stesso uomo, resosi responsabile di numerosi episodi di persecuzione verso di lei. Annunziata, fuggito e ricercato in seguito al delitto, è stato rintracciato e arrestato il giorno successivo.

Enza, così veniva chiamata dai conoscenti, era precedentemente sposata con un altro uomo dal quale aveva avuto un figlio. Quel matrimonio terminò e la donna iniziò successivamente una nuova relazione con Annunziata, anche lui padre separato. Pure questo rapporto però non andò a buon fine e, tra alti e bassi, i due si erano lasciati. Tuttavia Nunzio non riuscirà mai ad accettare quella decisione, finendo per compiere una lunga serie di persecuzioni verso l'ex compagna. Dopo 20 denunce per stalking, nei suoi confronti il 10 luglio 2015 venne disposta la misura degli arresti domiciliari. Ciò nonostante, il Tribunale del Riesame in seguito modificò quel provvedimento in un, meno restrittivo, divieto di avvicinamento. Ordine facilmente eluso dal malintenzionato che riuscì ad avvicinarsi alla vittima per ucciderla a colpi d'arma da fuoco.

Annunziata è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione.

Nicolosi
7 ottobre
Giordana Di Stefano
7 ottobre 2015
Killer: Luca Priolo

Trovata morta a 20 anni la mattina del 7 ottobre 2015 all'interno della sua auto in una strada di campagna nella periferia di Nicolosi, in provincia di Catania, a poche centinaia di metri dalla sua abitazione. L'ex compagno, Luca Priolo, 24 anni, resosi irreperibile e ricercato dagli investigatori, fu poi fermato nel pomeriggio a Milano, nel probabile tentativo di fuggire all'estero. Bloccato dai militari, confessò l'omicidio. La vittima perse la vita dopo essere stata colpita da 48 coltellate.

Il delitto avvenne la notte precedente, quando i due si erano incontrati per chiarire alcune divergenze sull'affido della figlia nata dalla loro relazione circa 4 anni prima. Il loro rapporto era terminato e lui non si era rassegnato a quella fine, esasperandola con continue persecuzioni. Per questo motivo, nel 2013, la donna lo aveva denunciato per stalking.

Priolo fu sottoposto a una perizia psichiatrica che lo dichiarò capace di intendere e di volere nel momento del delitto. È stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione e della crudeltà.

Canelli
14 novembre
Barbara Natale
14 novembre 2015
Killer: Luigi Caramello

Uccisa a 44 anni dal marito Luigi Caramello, 47 anni, la mattina del 14 novembre 2015 a Canelli in provincia di Asti. La vittima aveva avviato le pratiche legali di separazione e si era trasferita nell'abitazione di un'amica, insieme alle due figlie, proprio per sottrarsi alle violenze e alle minacce dell'ex compagno che già in passato l'aveva maltrattata. La donna si era anche rivolta a un'associazione antiviolenza.

L'aggressore l'ha aspettata mentre stava rincasando per colpirla alle spalle con diversi fendenti d'arma da taglio che le hanno stroncato la vita. Dopo il delitto, l'uomo è fuggito, ma è stato fermato nel pomeriggio dai carabinieri nel cimitero di Bazzana di Mombaruzzo (Asti). Si era procurato delle ferite ai polsi nel tentativo di suicidarsi.

Il quarantasettenne è stato sottoposto a una perizia psichiatrica che ha stabilito la sua capacità di intendere e di volere nel momento del delitto. Caramello è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.

Perugia
25 novembre
Raffaella Presta
25 novembre 2015
Killer: Francesco Rosi

Uccisa a 40 anni con due colpi di fucile dal marito Francesco Rosi, 43 anni, il 25 novembre 2015 nella sua abitazione di Perugia. È stato lo stesso uomo, dopo aver compiuto il delitto, ad allertare i soccorsi e confessare il gesto. Era presente in casa anche il figlio di 6 anni della coppia che ha dovuto assistere alla tragedia.

L'uomo era convinto che la moglie lo tradisse con un'altra persona e per questo l'aveva fatta pedinare da un investigatore privato. Dalla metà del 2014 la Presta, avvocata penalista, veniva regolarmente maltrattata dal marito e negli ultimi mesi di vita le violenze si fecero sempre più frequenti. Lei per paura non lo aveva mai denunciato, ma aveva comunque preso la decisione di porre fine a quella relazione. Il quarantatreenne la minacciò addirittura di morte, preannunciandole l'omicidio nel caso lei avesse provato a portare avanti il suo intento di separarsi. Rosi sostenne di aver agito d'impulso perché la moglie lo aveva provocato, ma questa tesi è stata esclusa dai giudici al termine del procedimento giudiziario svolto in rito abbreviato.

L'uomo è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per omicidio pluriaggravato e maltrattamenti in famiglia. Secondo la pubblica accusa, il delitto sarebbe stato premeditato, ma la sentenza ha escluso tale aggravante.

Anno 2014

Ca' Raffaello di Badia Tedalda
1 maggio
Guerrina Piscaglia
1 maggio 2014
Killer: Gratien Alabi Kumbayo

Sposata e madre di un figlio, è scomparsa a 50 anni il 1° aprile 2014 e mai più ritrovata. Viveva insieme al marito, Mirco Alessandrini, a Ca' Raffaello, exclave appartenente al comune di Badia Tedalda in provincia di Arezzo, ma immersa nel territorio della provincia di Rimini in prossimità del confine tra Toscana ed Emilia Romagna. La procura inizialmente iscrisse nel registro degli indagati per favoreggiamento alla scomparsa un frate congolese di 44 anni, Gratien Alabi Kumbayo, noto come Padre Graziano ed ex parroco di Ca' Raffaello. Il 23 aprile 2015 fu arrestato e sottoposto a regime di detenzione domiciliare.

Dalle indagini partite in seguito alla denuncia di sparizione emerse che fra la vittima e il frate c'era una relazione clandestina. Furono scoperti un gran quantitativo di messaggi che i due si scambiavano regolarmente, nonché varie testimonianze a supporto dell'esistenza di un rapporto mai reso pubblico, ma che la donna avrebbe voluto portare allo scoperto. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, accolte dai giudici nel processo, l'uomo avrebbe ucciso e occultato il corpo della cinquantenne proprio per evitare che la relazione divenisse pubblica con la conseguente scomunica dei vertici ecclesiastici nei suoi confronti. In particolare, l'omicidio sarebbe stato compiuto durante una lite nella quale la donna avrebbe minacciato il sacerdote di rivelare a tutti la loro storia. L'ex parroco ha sempre respinto le accuse. I suoi legali hanno contestato l'operato degli inquirenti sostenendo di non aver mai preso in considerazione altre piste investigative, tra cui il suicidio.

Condannato in primo grado a 27 anni di reclusione, ha ricevuto in Appello una riduzione della pena a 25 anni. Sentenza confermata definitivamente in Cassazione per omicidio volontario e distruzione di cadavere.

Monasterace Marina
18 agosto
Mary Cirillo
18 agosto 2014
Killer: Giuseppe Pilato

Uccisa a 31 anni dal marito Giuseppe Pilato il 18 agosto del 2014 nella sua abitazione di Monasterace Marina in provincia di Reggio Calabria. Il delitto è avvenuto nel tardo pomeriggio, al culmine di una violenta lite, ascoltata anche dai vicini che hanno avvertito i carabinieri. Prima dell'arrivo dei militari, l'uomo ha sparato due colpi di pistola all'indirizzo della moglie e poi è fuggito. Nei minuti successivi, la prima a scoprire il corpo senza vita della vittima è stata la figlia di 10 anni, di ritorno a casa.

I carabinieri si sono messi sulle tracce dell'omicida, rimasto in fuga per diversi giorni. Il trentenne si è costituito spontaneamente alla caserma di Monasterace il 23 agosto successivo, riferendo di non ricordare nulla di quanto accaduto e respingendo qualsiasi addebito. La coppia aveva 4 figli, ma negli ultimi tempi il loro matrimonio era in crisi. Secondo gli inquirenti, l'uomo avrebbe agito per gelosia premeditando l'esecuzione della donna.

Nel novembre del 2016 è stato condannato in primo grado all'ergastolo. Nel 2018, nel corso del processo in Appello, Pilato ha confessato per la prima volta il delitto. Nei suoi confronti la Corte ha ridotto la pena a 26 anni di reclusione, escludendo l'aggravante della premeditazione. L'11 dicembre 2019 la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza poiché non è stata ridotta la pena in seguito alla scelta del rito abbreviato. La Corte d'Appello dovrà dunque stabilire un nuovo giudizio nei confronti dell'imputato.

Genova
18 ottobre
Maria Marin
18 ottobre 2014
Killer: Gueran Bunomi

Morta a 49 anni il 18 ottobre 2014 al centro grandi ustionati dell'ospedale di Genova. Originaria della Romania, era una senzatetto che viveva perlopiù nei pressi di viale Mecenate ad Arezzo.

Condivideva una tenda insieme al compagno Gueran Bunomi che nel pomeriggio dell'11 settembre 2014 la aggredì in strada al culmine di una violenta lite cospargendola con dell'alcol prima di darle fuoco. La donna avvolta dalle fiamme corse via fino a giungere in un bar per chiedere aiuto. Lì venne soccorsa dai presenti che le gettarono dell'acqua addosso. Prima di perdere i sensi, la vittima riferì di essere stata aggredita dal compagno, che nel frattempo era fuggito. L'uomo fu poi rintracciato nel centro della città verso le otto di sera. Fu fermato e condotto in carcere. La malcapitata invece fu trasferita al centro grandi ustionati di Genova in coma farmacologico dove non si è mai ripresa. È deceduta dopo 37 giorni di agonia.

Bunomi fu processato in rito abbreviato e nel marzo del 2015 fu condannato in primo grado a 14 anni di reclusione per omicidio volontario. Nell'ottobre del 2016 si vide derubricare in Appello il reato a omicidio preterintenzionale con una riduzione della pena a 10 anni. Nel marzo del 2018 la Cassazione accolse il ricorso della parte civile rimandando il caso a una nuova sezione della Corte d'Appello per rifare il processo per omicidio volontario, nonostante il pubblico magistrato avesse chiesto la conferma della condanna per omicidio preterintenzionale. Nel settembre del 2018 il nuovo processo d'Appello ristabilì la condanna a 14 anni di reclusione per omicidio volontario. Il verdetto è stato poi definitivamente confermato in Cassazione nel febbraio del 2020.

Isola d'Asti
18 ottobre
Elena Ceste
18 ottobre 2014
Killer: Michele Buoninconti

Casalinga di 37 anni scomparsa dalla sua abitazione di Costigliole d'Asti il 24 gennaio 2014. A denunciarne la sparizione era stato il marito, Michele Buoninconti, 44 anni, riferendo di aver accompagnato in mattinata i figli a scuola mentre la moglie era in casa, poi di ritorno nell'appartamento non ha più trovato la donna. I resti del suo cadavere sono stati poi rinvenuti il 18 ottobre 2014 nel Rio Mersa, un canale di scolo nelle campagne di Isola d'Asti, a poche centinaia di metri dall'abitazione in cui viveva insieme al coniuge e ai 4 figli.

Per via dell'avanzato stato di decomposizione di quei resti, non è stata accertata la causa della morte, né è stato possibile appurare la tipologia di lesioni subite dalla vittima. Tuttavia la relazione dell'esame autoptico ha stabilito, per esclusione, il decesso per strangolamento. Il marito fu iscritto nel registro degli indagati e arrestato nel gennaio del 2015. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato lui a uccidere la moglie in casa per poi nasconderne il cadavere dopo averlo trasportato fino al canale idrico dove fu abbandonata. Inoltre la comparazione dei tabulati delle celle telefoniche collocarono il marito proprio nei pressi del Rio Mersa la mattina del 24 gennaio.

L'uomo si è sempre dichiarato innocente e i legali della difesa hanno fortemente contestato le modalità con cui sono state condotte le indagini da parte della procura di Asti. Nonostante ciò, per i giudici Buoninconti è stato considerato colpevole di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Secondo le motivazioni della sentenza definitiva emessa dalla Corte di Cassazione, l'uomo avrebbe commesso il delitto per vendetta di fronte ai tradimenti comprovati da parte della donna, agendo con premeditazione ed evidente volontà di depistare da sé i sospetti.

Campoli Appennino
10 dicembre
Gilberta Palleschi
10 dicembre 2014
Killer: Antonio Palleschi

Originaria di Sora, insegnante di inglese e segretaria regionale dell'Unicef, è scomparsa a 57 anni nei boschi di Campoli Appennino in provincia di Frosinone. Uscita per fare jogging lungo il fiume Fibreno la mattina del 1° novembre 2014, non è più rientrata a casa.

Il suo cadavere è stato ritrovato il successivo 10 gennaio, in una cava a pochi chilometri dallo stesso luogo della scomparsa. A indirizzare gli inquirenti verso la risoluzione del caso è stato Antonio Palleschi, 43 anni: arrestato in precedenza come principale sospettato, aveva confessato di essere l'autore dell'omicidio. Secondo le ricostruzioni, l'uomo, omonimo della donna senza alcuna parentela con essa, aveva tentato di stuprare la vittima, aggredendola a calci, pugni e colpi di pietra. Mentre era ancora viva, la rinchiuse nel bagagliaio della propria auto, poi la gettò lungo una scarpata. Una volta uccisa, ne occultò il corpo nella cava dove fu rinvenuto. Il giorno dopo il delitto, tornò sul posto per violentarne il cadavere.

Il quarantatreenne abitava a poca distanza dalla residenza della vittima. Già in passato aveva tentato di stuprare un'altra donna: episodio per il quale aveva scontato un anno di carcere per violenza sessuale. Palleschi è stato condannato in primo grado all'ergastolo, ma in Appello gli è stata riconosciuta la diminuente del vizio parziale di mente, ottenendo uno sconto di pena e la reclusione a 20 anni. Tale sentenza è stata confermata definitivamente dalla Corte di Cassazione.

Anno 2013

Corigliano Calabro Rossano
25 maggio
Fabiana Luzzi
25 maggio 2013
Killer: Davide Morrone

Originaria di Corigliano, è stata uccisa carbonizzata a 16 anni dall'ex fidanzato Davide Morrone, compaesano di 17 anni. La ragazza scomparve il pomeriggio del 24 maggio 2013, dopo essere uscita da scuola. La famiglia nella notte presentò la denuncia di scomparsa. Il giorno successivo, venne interrogato l'ex ragazzo che, fermato dai carabinieri, confessò il delitto nel corso dell'interrogatorio, indicando anche il luogo dove recuperare il cadavere.

Secondo le ricostruzioni, la coppia aveva litigato nei giorni precedenti e il loro rapporto si era interrotto. Il diciassettenne non accettava quell'epilogo e aspettò Fabiana fuori la scuola il pomeriggio del 24 maggio, costringendola a salire sul proprio scooter dopo un breve diverbio. La condusse in un luogo abbandonato in contrada Chiubbica a Corigliano Calabro, frazione di Corigliano Rossano in provincia di Cosenza. Lì ci fu un'ennesima lite nella quale il giovane tentò di approcciare sessualmente la ragazza, ricevendo un rifiuto. Morrone, in risposta, estrasse un coltello e colpì la vittima con oltre 20 fendenti.

Lasciata da sola per circa un'ora agonizzante in fin di vita, il ragazzo tornò poi sul posto per cospargerla di benzina e darle fuoco. L'esame autoptico stabilì che nessuna delle coltellate fu mortale, dunque la sedicenne sarebbe stata arsa viva. Circostanza che lo stesso assassino confermò nell'interrogatorio, ammettendo di aver agito per gelosia. Morrone è stato condannato definitivamente a 18 anni di reclusione. La pubblica accusa aveva sostenuto la premeditazione, ma i giudici hanno escluso tale aggravante. Riconosciuta la seminfermità mentale.

Fontechiari
19 giugno
Samanta Fava
19 giugno 2013
Killer: Antonio Cianfarani

Aveva 36 anni ed era originaria di Sora in provincia di Frosinone. Scomparve il 2 aprile 2012. La denuncia di sparizione fu presentata dall'ex marito, Maurizio Gabriele, da cui era legalmente separata e col quale aveva avuto un figlio.

Fu iscritto nel registro degli indagati l'ex fidanzato della vittima, Antonio Cianfarani, 42 anni, detto Tonino, conosciuto prima del matrimonio e tornato nella vita della donna dopo la separazione. Le comparazioni dei tabulati telefonici mostrarono che la signora Fava era insieme all'uomo la sera precedente alla sua scomparsa. Messo sotto torchio dagli inquirenti, rivelò che la donna cadde dalle scale della sua abitazione la sera del 3 aprile, dopo aver avuto una crisi epilettica. Il quarantaduenne si accorse che era morta e, in preda al panico, decise di occultarne il corpo trasportandolo fuori e gettandolo nel fiume Liri. Una versione però non veritiera: l'attività investigativa scoprì che la trentaseienne fu uccisa e, in seguito, murata. Il cadavere in stato di decomposizione fu ritrovato il successivo 19 giugno 2013, avvolto in un sacco e legato con delle fascette, murato in un caminetto dell'abitazione dell'uomo a Fontechiari in provincia di Frosinone. L'esame autoptico stabilì che la vittima fu colpita violentemente al volto e poi strangolata, prima di essere murata.

Cianfarani è stato condannato in via definitiva a 25 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, l'uomo avrebbe agito sulla base della gelosia perché la vittima aveva un'altra relazione. L'aggressione mortale sarebbe avvenuta nel bagno dell'abitazione, al culmine di una violenta lite.

San Tammaro
20 luglio
Katia Tondi
20 luglio 2013
Killer: Emilio Lavoretano

Trovata morta a 31 anni il 20 luglio 2013 all'interno della sua abitazione a San Tammaro in provincia di Caserta. Fu il marito, Emilio Lavoretano, coetaneo, a chiamare i soccorsi.

Secondo gli inquirenti, sarebbe stato lui a ucciderla: l'autopsia stabilì che la vittima fu strangolata con un filo di circa un centimetro di spessore. L'uomo si è sempre dichiarato innocente, sostenendo la tesi della rapina finita male e riferendo di essere rincasato trovando la moglie senza vita riversa a terra. Il movente è sconosciuto e l'arma del delitto non è mai stata ritrovata. Per la procura, il 31enne si trovata nell'appartamento durante il decesso, nonostante lui avesse fornito elementi per provare il contrario, giudicati inattendibili.

Lavoretano è stato condannato in primo grado a 27 anni di reclusione. La difesa ha presentato ricorso in Appello.

Marina di Massa
28 luglio
Cristina Biagi
28 luglio 2013
Killer: Marco Loiola

Uccisa a 38 anni dal marito Marco Loiola, 40 anni, il 28 luglio 2013 all'interno di un ristorante del lungomare di Marina di Massa dove la donna lavorava come cameriera. L'uomo ha prima sparato contro la vittima, togliendole la vita, poi negli istanti successivi si è suicidato utilizzando la stessa pistola contro sé stesso.

La coppia aveva due figlie, stavano attraversando un periodo di crisi ed erano in via di separazione. Loiola non accettava la fine della loro relazione e nelle settimane precedenti aveva perseguitato la moglie con minacce e percosse. La Biagi nel mese di giugno aveva avvertito i carabinieri dopo essere stata maltrattata perché lui non voleva che lei andasse via da casa. La trentottenne successivamente lasciò l'abitazione per andare a vivere dai genitori. Il 22 luglio aveva presentato una formale denuncia nei confronti dell'ex compagno riferendo che quest'ultimo le aveva anche annunciato l'intenzione di far del male alle figlie se non fosse tornata con lui.

Nel primo pomeriggio del 28 luglio, il quarantenne si recò da un conoscente della donna, Salvatore Galdiero, ritenuto erroneamente dal malintenzionato il principale motivo dell'allontanamento della moglie (in realtà i due non avevano alcuna relazione). Loiola gli sparò diversi colpi di pistola, ferendolo gravemente, ma senza riuscire a ucciderlo. Poi si diresse sul luogo di lavoro della vittima, dove si consumò l'omicidio-suicidio.

Mola di Bari
12 dicembre
Bruna Bovino
12 dicembre 2013
Presunto killer: Antonio Colamonico

Estetista di 29 anni, originaria del Brasile, morta in un rogo scoppiato nel centro estetico che gestiva a Mola di Bari. Il suo cadavere fu ritrovato semicarbonizzato nel pomeriggio del 12 dicembre 2013. L'esame autoptico stabilì che il decesso avvenne per essere stata aggredita con 20 colpi di forbici e poi strangolata. Secondo gli inquirenti, l'incendio fu di natura dolosa, appiccato nel tentativo di cancellare le tracce dell'omicidio.

Nell'aprile del 2014 Antonio Colamonico, 34 anni, fu arrestato con le accuse di omicidio volontario e incendio doloso. L'uomo, sposato con un'altra donna e padre di un bambino, aveva avuto una breve relazione con la vittima.

Colamonico è stato condannato in primo grado a 25 anni di reclusione, ma la sentenza del processo in Appello nel novembre del 2018 lo ha assolto per non aver commesso il fatto. Tuttavia nel gennaio del 2020 la Corte di Cassazione ha annullato tale sentenza disponendo un nuovo processo in Appello.

Anno 2012

Gello di San Giuliano Terme
14 gennaio
San Mauro Torinese
26 febbraio
Anthonia Egbuna
26 febbraio 2012
Killer: Daniele Ughetto Piampaschet

Originaria della Nigeria, aveva 20 anni ed è scomparsa il 28 novembre 2011. Il suo cadavere è stato ritrovato il 26 febbraio 2012 a San Mauro Torinese in provincia di Torino nel fiume Po. L'esame autoptico ricondusse il delitto ai mesi precedenti, probabilmente pochi giorni prima della sparizione, accertando il decesso per numerose ferite d'arma da taglio: la vittima fu prima accoltellata, poi gettata nel corso d'acqua quando era già morta.

Le indagini portano all'arresto di un aspirante scrittore, Daniele Ughetto Piampaschet, 34 anni, che aveva avuto una breve relazione con la donna. Costui aveva composto un romanzo, mai pubblicato, intitolato La rosa e il leone nel quale vi era descritta una vicenda simile all'omicidio della nigeriana, anticipando di fatto il delitto. Il dattiloscritto firmato dall'uomo fu ritrovato nell'abitazione della Egbuna.

Piampaschet è stato condannato definitivamente a 25 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Enna
26 aprile
Anguillara Sabazia
1 novembre
Federica Mangiapelo
1 novembre 2012
Killer: Marco Di Muro

Annegata nel lago di Bracciano nella notte tra il 31 ottobre e l'1 novembre 2012 e trovata morta la mattina seguente con la testa semi immersa nell'acqua sulla riva della spiaggia di Anguillara Sabazia in provincia di Roma. La sera precedente era uscita col fidanzato Marco Di Muro, 21 anni. Quest'ultimo aveva dichiarato agli inquirenti di aver avuto una lite con la ragazza e di averla lasciata, su richiesta di lei, alla piazza del paese.

L'esame autoptico inizialmente aveva escluso la morte violenta, poi con nuovi accertamenti venne ricostruita la dinamica della tragedia. La vittima sarebbe stata strattonata al culmine di un violento litigio, poi presa per la testa e tenuta sott'acqua fino al decesso per annegamento. Di Muro venne prima indagato per omicidio, poi per omissione di soccorso, ma il capo d'imputazione cambiò nuovamente, portandolo agli arresti domiciliari per omicidio volontario aggravato nel dicembre del 2014. Il ventunenne ha sempre negato di averla uccisa, ribadendo di averla lasciata sola quella notte, ma ammettendo di averla maltrattata nel corso della loro relazione, come riscontrato anche da diversi episodi e testimonianze reperite in fase d'indagine.

Il ragazzo è stato condannato in primo grado a 18 anni di reclusione al termine del processo svolto secondo la formula del rito abbreviato. In Appello gli sono state riconosciute le attenuanti generiche con pena ridotta a 14 anni. Sentenza confermata in Cassazione.

Villaorba di Basiliano
7 dicembre
Lisa Puzzoli
7 dicembre 2012
Killer: Vincenzo Manduca

Uccisa a 22 anni dall'ex compagno Vincenzo Manduca, 27 anni, nel tardo pomeriggio del 7 dicembre 2012 a Villaorba, frazione di Basiliano in provincia di Udine. Il delitto è avvenuto all'esterno dell'abitazione della donna. Manduca, originario di Forlì, si era recato dalla ventiduenne per discutere della loro figlia di 2 anni. Nel corso dell'incontro, l'uomo ha estratto un coltello e ha colpito la vittima con 9 fendenti, poi è fuggito in strada e ha chiamato i carabinieri, confessando l'omicidio.

I due si erano conosciuti nel 2010, ma tra alti e bassi si sono lasciati e successivamente era stato avviato un tormentato procedimento legale per stabilire l'affidamento della bambina. Lisa aveva presentato tre denunce per stalking nei confronti del ventisettenne.

Manduca è stato richiuso in carcere e condannato in primo grado all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e stalking. Pena che è stata poi definitivamente ridotta nei successivi gradi a 25 anni per essergli stata riconosciuta la seminfermità mentale come soggetto affetto da disturbi della personalità.

Anno 2011

Chignolo d'Isola
26 febbraio
Yara Gambirasio
26 febbraio 2011
Killer: Massimo Giuseppe Bossetti

Aveva 13 anni ed era scomparsa la sera del 26 novembre 2010 da Brembate di Sopra in provincia di Bergamo, paese in cui abitava. Il suo cadavere è stato ritrovato il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d'Isola (Bergamo) con numerose ferite, tra cui diversi fendenti d'arma da taglio e un trauma cranico rilevato dall'autopsia.

Negli anni successivi, attraverso le tracce di DNA rinvenute sugli indumenti intimi della ragazza, si è risaliti a Massimo Giuseppe Bossetti, arrestato il 16 giugno 2014 e considerato il responsabile dell'omicidio. L'uomo, 41 anni all'epoca del delitto, si è sempre dichiarato innocente.

È stato condannato in via definitiva all'ergastolo. Poco chiaro il movente che, secondo le motivazioni della sentenza, potrebbe essere ricondotto a delle avances sessuali respinte, unite al timore dell'aggressore di essere riconosciuto per aver commesso nei confronti della vittima qualcosa di grave.

Baricella
2 aprile
Camilla Auciello
2 aprile 2011
Killer: Claudio Bertazzoli

Massacrata a 35 anni il 2 aprile del 2011 nell'abitazione in cui risiedeva a Baricella in provincia di Bologna. Autore del delitto fu il convivente Claudio Bertazzoli, carabinieri di 45 anni, che dopo l'omicidio portò la figlia dai genitori e poi andò a costituirsi alla Polizia di Faenza, confessando l'efferato gesto.

L'autopsia rilevò fino a 46 fendenti inflitti sul corpo della vittima a colpi di forbice e martello. L'uomo le infilò un calzino in bocca per impedirle di urlare durante la brutale aggressione. Il movente del delitto sarebbe da ricondurre al rifiuto della donna di trasferirsi via dalla casa di Baricella, oltre che a lasciare l'affidamento della figlia all'ex compagno. La Auciello, originaria di Acquaviva delle Fonti in provincia di Bari, si trasferì in Emilia Romagna all'età di 20 anni, sposandosi col precedente compagno. Matrimonio che poi terminò con una separazione consensuale. La donna rimase nel Bolognese e successivamente conobbe Bertazzoli. Dalla relazione col carabiniere nacque una figlia nel 2008, ma nel corso del tempo il loro rapporto andò sempre più in crisi, fino al violento litigio che fu fatale per la trentacinquenne.

L'uomo è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per omicidio volontario al termine del processo svolto secondo la formula del rito abbreviato. La difesa propose l'esecuzione di una perizia psichiatrica sull'imputato, ma la richiesta fu respinta dai giudici. Escluse le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dei futili motivi.

Lamezia Terme
31 novembre
Adele Bruno
31 novembre 2011
Killer: Daniele Gatto

Detta Adelina, aveva 27 anni e fu ritrovata morta la mattina del giorno del suo compleanno, il 31 ottobre 2011, in un uliveto nelle campagne di Lamezia Terme, provincia di Catanzaro.

Il delitto avvenne il giorno precedente, quando l'ex compagno Daniele Gatto, 28 anni, denunciò per primo la scomparsa della vittima, mentendo inizialmente agli inquirenti e partecipando persino alle ricerche. Poi nelle ore successive, preso dai rimorsi, crollò e confessò l'omicidio della donna a un parente, il quale lo accompagnò a costituirsi. L'uomo veniva da una precedente relazione dalla quale era nato un figlio.

Il ventottenne rivelò di essere uscito in auto con l'ex compagna quando, sul luogo del delitto, la discussione sarebbe degenerata in una colluttazione: la vittima tentò di scappare, ma lui la bloccò e la aggredì fino a stroncarle la vita. Secondo le ricostruzioni delle indagini, la donna rifiutò l'ennesima richiesta di riallacciare il rapporto e per questo fu prima strangolata, poi colpita con alcune canne appuntite. Gatto è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per omicidio volontario.

Licodia Eubea
27 dicembre
Stefania Noce
27 dicembre 2011
Killer: Loris Gagliano

Studentessa universitaria uccisa a 24 anni dall'ex fidanzato Loris Gagliano, coetaneo, nell'abitazione dei nonni in cui la vittima viveva a Licodia Eubea in provincia di Catania.

Gagliano non accettava la fine della relazione, iniziata 4 anni prima, e la mattina del 27 dicembre si recò nell'appartamento della donna armato di coltello, chiedendole di parlare per giungere a un chiarimento. Ne scaturì un ennesimo diverbio sfociato nel sangue: l'uomo sferrò diversi fendenti all'ex compagna, uccidendola. Nella stessa casa erano presenti i nonni della studentessa, anche loro aggrediti dal malintenzionato a colpi d'arma da taglio. Il nonno Paolo Miano perse la vita, mentre la nonna Gaetana Ballirò riuscì a salvarsi in seguito al ricovero in ospedale.

Il ventiquattrenne, subito dopo il delitto, scappò a bordo della sua auto, ma fu ritrovato dai militari a Marina di Acate (Ragusa) in stato confusionale: stava tentando di suicidarsi. Fu fermato e nei successivi interrogatori confessò la propria gelosia nei confronti dell'ex fidanzata. Al termine del processo in primo grado, è stato condannato all'ergastolo. La difesa presentò ricorso in Appello per effettuare una perizia psichiatrica, ma successivamente l'imputato scrisse una lettera in cui espresse la volontà di rinunciare al ricorso. Dopo varie analisi, si evinse la capacità di Gagliano di comprendere sia il gesto commesso che l'iter giudiziario a cui era sottoposto. Nel 2014 la Corte dichiarò inammissibile il ricorso confermando l'ergastolo.

Anno 2010

Adrano
24 luglio
Valentina Salamone
24 luglio 2010
Killer: Nicola Mancuso

Originaria di Biancavilla, fu ritrovata morta a 19 anni il 24 luglio 2010, impiccata a una trave all'esterno di una villa di Adrano in provincia di Catania. L'episodio fu inizialmente archiviato come suicidio, ma due anni dopo ulteriori attività investigative considerarono la pista dell'omicidio, anche grazie alle richieste dei componenti della famiglia Salamone che non credevano all'ipotesi del gesto estremo.

Le indagini accertarono che la ragazza non poté togliersi la vita da sola e sulle scarpe della vittima vennero rilevate le tracce di sangue dell'assassino, Nicola Mancuso. Quest'ultimo, sposato con un'altra donna e padre di tre figli, aveva una relazione extraconiugale con la vittima. Secondo le ricostruzioni, il fatto sarebbe avvenuto quando la diciannovenne e Mancuso erano ospiti insieme ad altri amici nella villa del delitto per trascorrere un weekend in compagnia.

Nel marzo del 2013 nei confronti dell'uomo fu emesso un'ordinanza di custodia cautelare. Il successivo mese di ottobre fu rimesso il libertà, ma venne poi richiuso nuovamente in carcere per la condanna a 14 anni di reclusione per traffico di droga. Mancuso si è sempre dichiarato innocente. Per gli inquirenti invece era il responsabile della morte dell'amante, di cui inscenò un suicidio, col movente che la sua relazione con lei divenne troppo scomoda da portare avanti. Nel 2019 è stato condannato in via definitiva all'ergastolo.

Avetrana
6 ottobre
Sarah Scazzi
6 ottobre 2010
Killer: Sabrina Misseri e Cosima Serrano

Scomparsa a 15 anni durante il pomeriggio del 26 agosto 2010 dopo essere uscita dalla sua abitazione di Avetrana, comune in provincia di Taranto. Il corpo senza vita è stato ritrovato il successivo 6 ottobre nello stesso paese, in contrada Mosca, in seguito alla confessione dello zio Michele Misseri che sostenne di aver ucciso la vittima dopo un tentativo di stupro.

Tuttavia dall'esame autoptico fu esclusa la violenza sessuale e le ricostruzioni delle indagini accertarono che l'uomo aveva mentito per coprire la figlia Sabrina Misseri, 22 anni, considerata l'autrice del delitto eseguito in complicità con la madre Cosima Serrano. Queste ultime sono state condannate all'ergastolo per concorso in omicidio volontario. Secondo le motivazioni della sentenza, la Misseri avrebbe strangolato la cugina mentre la madre inibiva alla vittima qualsiasi tentativo di difesa e fuga. Il gesto sarebbe stato compiuto per risentimento nei confronti di Sarah, perché la quindicenne avrebbe ostacolato la relazione amorosa fra la ventiduenne e un compaesano di nome Ivano Russo, di cui la ragazza si era invaghita.

Il padre Michele è stato condannato a 8 anni di reclusione per soppressione di cadavere, più 4 anni per depistaggio essendosi autoaccusato del delitto. Ivano Russo è stato condannato a 5 anni per depistaggio avendo fornito false informazioni al pubblico ministero e compiuto falsa testimonianza davanti alla Corte d'Assise.

Anno 2009

Torino
5 aprile
Alice Acquarone
5 aprile 2009
Killer: Alain Dante Stefanoni

Trovata morta nel tardo pomeriggio del 5 aprile 2009 nel cortile della sua abitazione di Torino. Aveva 46 anni ed era separata, madre di due figli di 20 e 18 anni, si era trasferita da diversi anni nel capoluogo piemontese dove aveva iniziato una nuova relazione con Alain Dante Stefanoni, 35 anni.

Fu proprio quest'ultimo, poche ore prima il rinvenimento del cadavere, a massacrarla a colpi di chiave inglese nell'appartamento al quarto piano del condominio dove la vittima risiedeva. Avvolta in un tappeto, trascinata lungo le scale e abbandonata in cortile accanto ai cassonetti dei rifiuti. L'uomo scappò, ma fu in seguito rintracciato e fermato nella sua casa di Grugliasco. Di fronte agli inquirenti negò il suo coinvolgimento, ma pochi giorni dopo, durante l'udienza di convalida del fermo, crollò e confessò il delitto. Dichiarò di aver perso la testa perché la compagna gli annunciò di volerlo lasciare. Scoppiò così una colluttazione al culmine della quale lui afferrò una chiave inglese e la colpì ripetutamente alla testa tanto da sfigurarle il volto.

Sottoposto nei mesi seguenti a perizia psichiatrica, gli fu riconosciuta la seminfermità mentale: il trentacinquenne assumeva degli psicofarmaci per curare i suoi disturbi. Processato in rito abbreviato, fu condannato in primo grado a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Nei successivi gradi di giudizio, i giudici tennero conto dei risultati della perizia e ridussero la pena a 16 anni.

Bari
11 luglio
Anna Costanzo
11 luglio 2009
Killer: Alessandro Angelillo

Truccatrice del teatro Petruzzelli di Bari, trovata morta a 50 anni, all'interno della vasca da bagno della sua abitazione del rione San Girolamo di Bari, nella notte tra il 10 e l'11 luglio 2009.

L'autopsia stabilì che fu picchiata e strangolata, prima di essere poi annegata dal suo aguzzino. L'ex compagno Alessandro Angelillo, 33 anni, venne inizialmente indagato a piede libero, ma il successivo mese di novembre fu arrestato. Dalle risultanze investigative emerse che la vittima era stata perseguitata con l'ausilio di falsi profili social. Dopo il delitto, l'uomo tentò di depistare le indagini inscenando un omicidio a sfondo sessuale.

Angelillo confessò per la prima volta di essere stato l'assassino della donna durante il processo in Appello: la uccise perché lei rifiutò le continue richieste di tornare a stare insieme a lui. Condannato in primo grado a 30 anni, la pena è stata successivamente ridotta in via definitiva a 16 anni di reclusione, escludendo l'aggravante della crudeltà.

Anno 2008

Gavoi
27 marzo
Dina Dore
27 marzo 2008
Killer: Francesco Rocca e Pierpaolo Contu

La sera del 26 marzo 2008 Francesco Rocca, 42 anni, dentista operante a Nuoro, denunciò la scomparsa della moglie di 37 anni. Il cadavere della vittima fu ritrovato poche ore dopo, nella notte del 27 marzo, nel bagagliaio della sua auto parcheggiata nel garage di casa a Gavoi in provincia di Nuoro.

Secondo gli inquirenti, l'uomo aveva ordinato l'uccisione della donna perché voleva liberarsi di lei senza incorrere in una separazione legale che avrebbe danneggiato il suo patrimonio economico. La svolta nelle indagini 5 anni dopo la morte, quando fu scoperto che il marito aveva inscenato un sequestro di persona, commissionando l'omicidio a Pierpaolo Contu, 17 anni all'epoca dei fatti, che aveva poi confidato di essere stato pagato da Rocca per ucciderla.

Entrambi condannati: ergastolo al marito come mandante e 16 anni di reclusione a Contu come esecutore materiale del delitto.

Passogatto di Lugo
2 settembre
Yanexy Gonzales Guevara
2 settembre 2008
Killer: Marco Cantini

Scomparsa a 23 anni il 21 agosto 2008 e trovata morta il successivo 2 settembre in fondo a un pozzo a Passogatto, frazione di Lugo in provincia di Ravenna, a poca distanza dall'abitazione in cui viveva insieme al marito, Marco Cantini, 35 anni, e la figlia di 2 anni. La coppia era in corso di separazione.

Inizialmente l'ipotesi di suicidio fu la più accreditata, ma col passare del tempo si fece più evidente la pista dell'omicidio, per il quale il compagno fu indagato a piede libero dalla procura di Ravenna. Nel marzo del 2011 Cantini fu arrestato. L'uomo tuttavia si è sempre dichiarato innocente: l'esame autoptico non riuscì a stabilire l'esatta causa del decesso e non fu rilevata alcuna traccia di morte violenta perché il cadavere fu rinvenuto in avanzato stato di decomposizione.

Cantini nel 2012 fu assolto al termine del processo in primo grado. Nel 2014 però è stato condannato in Appello a 23 anni di reclusione. La Corte di Cassazione nel 2015 annullò tale sentenza disponendo un nuovo procedimento in Appello. La pena è stata poi riapplicata nel processo d'Appello bis del 2016 e resa definitiva dalla Cassazione nel 2018. Secondo il verdetto dei giudici, l'esame autoptico fu svolto superficialmente e la vittima fu soffocata dopo essere stata spinta e premuta con la testa contro uno dei cuscini del divano dell'abitazione.

San Gregorio d'Ippona
14 settembre
Monica Alexandru
14 settembre 2008
Killer: Stefan Petru Valea

Originaria della Romania, 31 anni, ritrovata morta carbonizzata a San Gregorio d'Ippona in provincia di Vibo Valentia il 14 settembre 2008. A segnalarne la scomparsa alcuni giorni prima fu il marito col quale la donna non viveva più da tempo.

Nel maggio del 2010 venne arrestato Stefan Petru Valea, colui che aveva una relazione con la connazionale. Secondo le ricostruzioni, l'uomo, 36 anni all'epoca dei fatti, avrebbe sparato alla donna l'8 settembre 2008 con diversi colpi di pistola, poi ne avrebbe occultato il cadavere in una macchina alla quale avrebbe dato fuoco, abbandonandola nelle campagne di San Gregorio d'Ippona. Il movente sarebbe riconducibile alla non accettazione della fine del rapporto con la vittima.

Condannato in primo grado a 24 anni di reclusione, è stato poi assolto in Appello. Il ricorso in Cassazione ha annullato l'assoluzione stabilendo lo svolgimento di un nuovo processo in Appello, che successivamente gli ha inflitto una pena di 16 anni.

Manzano
11 novembre
Tatiana Tulissi
11 novembre 2008
Killer: Paolo Calligaris

Originaria di Villanova del Judrio, frazione di San Giovanni al Natisone, è morta a 37 anni l'11 novembre 2008 nella villa di Manzano in provincia di Udine dove conviveva insieme al compagno Paolo Calligaris. Il decesso avvenne dopo essere stata raggiunta da tre colpi d'arma da fuoco di una pistola mai ritrovata dagli investigatori. Fu proprio l'uomo, a suo dire, a ritrovare la vittima riversa a terra esanime sull'uscio di casa mentre rientrava nell'abitazione.

Calligaris fu indagato, ma dopo mesi di indagini la procura non ottenne concreti elementi per formulare una richiesta di rinvio a giudizio e chiese l'archiviazione del caso, poi confermata dal gip nel gennaio del 2012. Tuttavia gli inquirenti proseguirono il lavoro di investigazione a carico di ignoti e nel 2016 fu riaperto il fascicolo. Dalle nuove risultanze, sarebbe stato proprio il compagno a compiere il delitto, uccidendo la donna al culmine di un litigio.

Nel 2018 l'uomo è stato rinviato a giudizio e nel 2019, dopo 11 anni, è stato condannato in primo grado a 16 anni di reclusione per omicidio volontario al termine del processo svolto secondo la formula del rito abbreviato.

Anno 2007

Garlasco
13 agosto
Chiara Poggi
13 agosto 2007
Killer: Alberto Stasi

Trovata morta a 26 anni il 13 agosto del 2007 nella sua abitazione di Garlasco in provincia di Pavia. A dare l'allarme fu il fidanzato Alberto Stasi, 24 anni, che però venne considerato dagli inquirenti il principale sospettato. L'esame autoptico sul cadavere della vittima stabilì che la morte fu causata da un'aggressione, avvenuta il giorno stesso del ritrovamento, mediante un oggetto contundente mai identificato. La ragazza in quel periodo viveva da sola in casa poiché i suoi genitori erano andati in vacanza. Prima del delitto, la ventiseienne avrebbe aperto, facendo entrare in casa, una persona che conosceva dato che non furono rinvenuti segni di effrazione.

Stasi si è sempre proclamato sempre innocente, ma la Procura richiese e ottenne il rinvio a giudizio con l'accusa di omicidio volontario aggravato. Nel 2009 l'uomo fu assolto in primo grado per insufficienza di prove. Sentenza che fu confermata nel 2011 in Appello, ma non nel 2013 in Cassazione, che dispose l'annullamento e il rifacimento del procedimento in Appello. Nel 2014 il processo di Appello bis ha condannato l'imputato a 16 anni di reclusione escludendo le aggravanti della crudeltà e della premeditazione. Il verdetto è stato confermato l'anno successivo in via definitiva dalla Corte di Cassazione.

Palagonia
3 ottobre
Marianna Manduca
3 ottobre 2007
Killer: Saverio Nolfo

Uccisa a 32 anni dall'ex marito Saverio Nolfo, 36 anni, la sera del 3 ottobre 2007 a Palagonia in provincia di Catania. L'uomo attese l'arrivo dell'auto su cui vi erano l'ex moglie e il padre di lei. Una volta avvistati, li speronò con la propria macchina, costringendoli a scendere dall'abitacolo. A quel punto, Nolfo accoltellò entrambi. L'anziano riuscì a salvarsi mentre la donna perse la vita, deceduta per dissanguamento a seguito dei numerosi fendenti d'arma da taglio ricevuti al torace.

Marianna e Saverio vissero un matrimonio difficile che si concluse con la separazione e l'affidamento dei figli al trantaseienne. Nell'ultimo anno di vita, la donna aveva presentato 12 denunce per violenze, maltrattamenti e persecuzioni nei confronti dell'omicida. Anche l'uomo aveva denunciato a sua volta l'ex moglie. Dopo aver compiuto il delitto, i figli sono stati adottati da un cugino della vittima.

Processato in rito abbreviato, Nolfo fu condannato nel 2009 a 21 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Sentenza confermata in Appello nel 2011.

Anno 2006

Marina Romea di Ravenna
1 marzo
Khadra Tahallaiti
1 marzo 2006
Killer: Ben Hamma Hassen Sliti

40enne di origini algerine trovata morta la mattina del 1° marzo 2006 all'interno di un'auto semisommersa nel canale di Baiona, in località Marina Romea, frazione di Ravenna. Il cadavere presentava ferite d'arma da taglio.

Arrestato alcune ore più tardi l'ex marito della donna, Ben Hamma Hassen Sliti, tunisino di 32 anni, che aveva scontato in passato due anni di reclusione per episodi di violenza nei confronti dell'ex moglie. Secondo le ricostruzioni, il giorno precedente, 28 febbraio, il malintenzionato sequestrò la vittima in strada davanti alla figlia di 13 anni, costringendola a salire sulla propria auto. Fu la ragazza che aveva assistito al rapimento ad allertare le forze dell'ordine, che successivamente fecero scattare le ricerche del trentaduenne. In seguito avvenne l'aggressione mortale e l'occultamento del cadavere in macchina, trascinata nel canale e ritrovata il giorno dopo.

Sliti fu rintracciato a Ventimiglia, a bordo di un treno, mentre cercava di lasciare l'Italia. Nell'interrogatorio di fronte agli inquirenti, confessò il delitto. Il tunisino non aveva mai accettato l'allontanamento da parte dell'ex moglie, che si era rifatta una vita legandosi ad un altro uomo. Khadra in passato aveva denunciato l'ex marito per ripetuti maltrattamenti. Detenuto con l'accusa di omicidio volontario, è stato condannato a 20 anni di reclusione. Esclusa l'aggravante della premeditazione.

Brescia
20 agosto
Elena Lonati
20 agosto 2006
Killer: Wimal Chamila Ponnamperumage

Uccisa a 23 anni e ritrovata morta nella notte tra il 19 e il 20 agosto 2006. Il cadavere fu occultato in dei sacchi di plastica e nascosto in un anfratto all'interno della chiesa di Santa Maria nel quartiere Mompiano di Brescia. A confessare l'omicidio fu un sagrestano, custode della parrocchia: Wimal Chamila Ponnamperumage, originario dello Sri Lanka, coetaneo della vittima, conosciuto come Camillo.

Dopo l'ammissione a un parente, aveva cercato di fuggire, tentando anche di togliersi la vita, ma alla fine fu rintracciato e fermato con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Si era difeso sostenendo di aver spinto la ragazza, facendola cadere, e convinto che fosse morta, si sarebbe fatto prendere dal panico in modo da nascondere il corpo invece di allertare i soccorsi. Tutto ciò, a suo dire, per un banale litigio: lui le avrebbe chiesto di uscire perché doveva chiudere e lei si sarebbe trattenuta più del dovuto. La ventitreenne fu rinvenuta con una ferita alla testa e legata con del nastro. Secondo le indagini, fu avvolta nei sacchi quando era ancora viva, in stato di incoscienza. L'autopsia stabilì che il decesso avvenne successivamente per asfissia, dopo un'ora di agonia. Il delitto fu compiuto il 18 agosto: in mattinata la ragazza era uscita di casa, non facendo mai più ritorno.

Camillo è stato condannato a 18 anni di reclusione. Elena era compagna di classe alle scuole superiori di un'altra vittima di femminicidio: Francesca Fantoni, ritrovata morta il 27 gennaio 2020 in un parco di Bedizzole (Brescia).

Anno 2005

Montalto Uffugo
9 gennaio
Lisa Gabriele
9 gennaio 2005

Originaria di Rose in provincia di Cosenza, fu trovata morta a 22 anni il 9 gennaio 2005, riversa all'interno della sua auto nei boschi tra Montalto Uffugo e Rende (Cosenza). Accanto a lei un biglietto di addio. La vicenda fu ufficialmente archiviata come un decesso per suicidio, nonostante l'autopsia non avesse rilevato elementi chiari per suffragare tale eventualità.

Al contempo si pensò anche a un tentativo di depistaggio per nascondere un omicidio, considerando tra l'altro che le impronte della vittima sul luogo del ritrovamento furono cancellate e il biglietto accanto al corpo non era totalmente autentico, dunque sarebbe stato scritto da lei solo in parte.

Una lettera anonima inviata alla Gazzetta del Sud nel 2019 ha riaperto il caso con la riesumazione del cadavere per effettuare nuovi accertamenti. Nella missiva sarebbe stato riportato che a uccidere la ventiduenne sarebbe stato il suo amante, un poliziotto sposato con un'altra donna e che aveva frequentazioni negli ambienti della malavita. Costui l'avrebbe soffocata con un cuscino per poi simularne il suicidio. Già 4 mesi prima della morte, l'uomo l'aveva maltrattata, mandandola all'ospedale.

Posta Fibreno
24 ottobre
Adriana Tamburrini
24 ottobre 2005
Killer: Michele Salerno

Uccisa a coltellate all'età di 19 anni dal compagno Michele Salerno, 26 anni, nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 2005. Il cadavere è stato ritrovato la mattina seguente nelle campagne tra Schito e Posta Fibreno in provincia di Frosinone.

I due erano usciti la domenica sera per stare in compagnia, ma hanno avuto un litigio dopo che la ragazza gli aveva rivelato di essere incinta. In seguito al delitto, l'uomo ha abbandonato il cadavere tra le sterpaglie e ha tentato di fuggire percorrendo molti chilometri in autostrada. Arrivato all'altezza di Firenze, si è fermato e, preso dal rimorso, ha telefonato alla polizia confessando il delitto e indicando il luogo in cui rinvenire il corpo senza vita della vittima. Nel frattempo, un passante aveva avvistato il cadavere nelle campagne avvisando le forze dell'ordine.

Lui, originario di Caserta, aveva conosciuto la ragazza su internet alcuni mesi prima, poi si erano incontrati di persona e avevano iniziato una relazione. Il ventiseienne aveva trovato lavoro a Sora, paese di residenza della diciannovenne, per starle accanto. Salerno è stato condannato a 18 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato.

Anno 2004

Manfredonia
13 novembre
Giusy Potenza
13 novembre 2004
Killer: Giovanni Potenza

Giuseppina Potenza, detta Giusy, è stata trovata morta a 15 anni il 13 novembre 2004 vicino a una scogliera nei pressi dello stabilimento ex Enichem di Manfredonia, la città dove viveva in provincia di Foggia. Il cadavere aveva il volto sfigurato.

Il mese successivo, grazie alla prova del DNA, gli investigatori riuscirono a risalire al cugino del padre della vittima, Giovanni Potenza, pescatore di 27 anni. Costui, dopo il fermo, confessò il delitto. Secondo quanto da lui dichiarato, in congiunzione con la ricostruzione delle indagini, l'uomo aveva una relazione segreta con la cugina quindicenne. Il 12 novembre Giusy e Giovanni si erano incontrati per l'ennesima volta e avrebbero consumato un rapporto sessuale. Dopodiché il ventisettenne le avrebbe proposto di chiudere la relazione perché quella storia lo metteva in difficoltà, essendo lui sposato e padre di due figli. La ragazza però non voleva e sarebbe andata in escandescenze, fuggendo via da lui e minacciandolo di rivelare tutto alla moglie. Così Giusy, durante l'allontanamento, sarebbe inciampata e caduta nei pressi della scogliera. Lì l'uomo prima avrebbe provato a soccorrerla, poi, ripensando alle minacce, sarebbe stato assalito dall'impeto di ucciderla mettendo fine una volta per tutte a quella relazione che avrebbe gravemente compromesso il suo matrimonio. Afferrò dunque un grossa pietra e la colpì ripetutamente alla testa.

La famiglia della vittima tuttavia non ha mai creduto a questa versione, sostenendo che la ragazza non abbia realmente avuto una relazione col reo confesso e che il ventisettenne avrebbe coperto altre persone complici nell'esecuzione dell'omicidio. La mamma della vittima, Grazia Rignanese, avvilita dal dolore della perdita della figlia, il 24 ottobre 2005 si è suicidata, impiccandosi mentre era incinta di un altro figlio. Giovanni Potenza è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione.

Anno 2003

Mariano Comense
18 giugno
Teresa Lanfranconi
18 giugno 2003
Killer: Giovanni Gambino

Trovata morta nel tardo pomeriggio del 18 giugno 2003 lungo una strada di Mariano Comense in provincia di Como. Poco prima, mentre passeggiava di ritorno a casa, fu avvicinata da un individuo e aggredita a coltellate in seguito a un tentativo di violenza sessuale.

Due giorni dopo fu fermato un giovane originario di Anzano del Parco (Como): Giovanni Gambino, 19 anni. Era stato rintracciato a Gardaland su segnalazione dei genitori che ne avevano denunciato la scomparsa da alcuni giorni. Il ragazzo aveva con sé il cellulare della vittima. Interrogato dagli inquirenti, si avvalse della facoltà di non rispondere, ma numerosi furono i riscontri delle indagini che riuscirono a inchiodarlo. La mattina precedente all'aggressione fu sorpreso mentre dormiva abusivamente in una scuola a pochi passi dal luogo dove la sedicenne era stata accoltellata. I bidelli della struttura chiamarono i carabinieri che lo condussero in caserma, ma poche ore dopo fu rilasciato. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza nelle stazioni ferroviarie filmarono in serata la sua fuga.

Gambino era già noto alle forze dell'ordine, avendo in passato ricevuto denunce per violenze sessuali. Nei mesi successivi fu sottoposto a perizia psichiatrica e gli venne riconosciuta la seminfermità mentale. In primo grado è stato condannato a 18 anni di reclusione. In Appello la pena è stata ridotta a 17 anni.

Palermo
28 agosto
Giovanna Comunale
28 agosto 2003
Killer: Rosa Di Maggio

Originaria di Trapani, è morta a 18 anni il 28 agosto 2003 nel reparto di rianimazione dell'ospedale civico di Palermo. Fu ricoverata con ustioni al 100% del corpo la mattina di due giorni prima, il 26 agosto 2003, in seguito all'incendio nel camper dove si era appartata insieme all'amante Giacomo Messina, 37 anni, marito di Rosa Di Maggio, 35 anni, colei che aveva appiccato il fuoco.

La travagliata vicenda della ragazza è caratterizzata nel 2000 da un grave lutto: il padre, malato di cancro, viene a mancare. Negli anni successivi, poco alla volta, si allontanerà dalla sua famiglia per avvicinarsi a quella dei Messina. Prima ospitata per un breve periodo in casa insieme alla mamma Michela Siracusa per la temporanea indisponibilità della propria abitazione. Poi successivamente accolta con volere da entrambi i coniugi Giacomo e Rosa, mentre la madre Michela si era opposta, ma nulla poté contro il volere della figlia che nel frattempo era diventata maggiorenne. Tuttavia ciò che la Di Maggio non si aspettava è che il marito potesse innamorarsi e avere una relazione con Giovanna. L'uomo non riuscirà a tenere segreto quel rapporto e comunicherà alla moglie la decisione di separarsi, tanto da trasferirsi nel camper parcheggiato in un terreno di proprietà nelle campagne di Locogrande, frazione di Trapani, luogo nel quale Giovanna e Giacomo si sarebbero già incontrati diverse volte prima che la trentacinquenne scoprisse la loro relazione.

Lì, la mattina del 26 agosto, la Di Maggio si recò sul posto per compiere la vendetta. Entrò nel furgone mentre i due stavano dormendo e cosparse della benzina, poi appiccò il fuoco. Rimarranno tutti e tre feriti, ma solo Giovanna in modo così grave da non riuscire a salvarsi. Rosa è stata condannata a 16 anni di reclusione per l'omicidio della diciottenne e il tentato omicidio del marito.

Anno 2002

Marne di Filago
27 marzo
Paola Mostosi
27 marzo 2002
Killer: Roberto Paribello

Originaria di Torre Boldone, aveva 27 anni, era fidanzata e impiegata in uno studio di commercialisti. Il suo cadavere fu trovato la mattina del 27 marzo 2002 in un canale della centrale elettrica di Marne, frazione di Filago in provincia di Bergamo. La mattina del giorno precedente era uscita con la sua auto per recarsi al lavoro, ma sull'autostrada A4 in direzione di Milano ebbe un piccolo incidente con un camion guidato da Roberto Paribello, 32 anni.

I due accostarono a una piazzola di sosta per concordare una constatazione amichevole ma a un certo punto l'uomo le avrebbe sfiorato la gamba. Il gesto inasprì ancora di più la tensione fra i due, tanto che la donna lo avrebbe intimato di denunciarlo per tentata violenza sessuale. Il trentaduenne, spazientito, sequestrò la vittima legandola e imbavagliandola per poi trascinarla sul lettino della cabina del suo camion. Il malintenzionato continuò a svolgere il suo lavoro portandosi dietro la ventisettenne e tenendola nel mezzo fino a tarda sera. L'auto della stessa, lasciata sull'autostrada, fu scoperta proprio in serata dai carabinieri, dopo la denuncia di scomparsa. Probabilmente in quegli stessi istanti la donna, ancora cosciente, avrebbe minacciato il malintenzionato di denunciarlo una volta resa libera. A quel punto l'uomo, per evitare che ciò accadesse, prima la strangolò e poi gettò il corpo nel canale a Marne. L'autopsia escluse la violenza sessuale, ma stabilì che la morte della vittima avvenne dopo ore di agonia, presumibilmente nella notte tra il 26 e il 27 marzo.

Paribello fu scoperto perché si impossessò del cellulare della ventisettenne, regalandolo alla moglie quando tornò a casa. Intercettato dai militari, fu fermato. Inizialmente respinse le accuse, poi dopo alcuni giorni, messo dinanzi alle evidenze delle indagini, confessò il delitto. Nei mesi successivi gli venne riconosciuto un disagio psichico e sociale, ma venne comunque condannato in primo grado all'ergastolo.

Torino
31 agosto
Nadia Meneghini
31 agosto 2002
Killer: Antonio Rizzo

Trovata morta a 20 anni nella sua abitazione di Torino la mattina del 31 agosto 2002. Pochi giorni dopo è stato fermato il suo compagno e collega di lavoro, Antonio Rizzo, detto Toni, 28 anni. Durante un lungo interrogatorio di fronte agli inquirenti, ha confessato il delitto. Il movente la gelosia nei confronti della vittima perché aveva compreso che lei lo voleva lasciare.

A incastrarlo è stata una telefonata effettuata sul cellulare della compagna, nel quale lui aveva inserito la propria scheda SIM. Così gli investigatori sono risaliti a lui ritenendolo il responsabile dell'omicidio. Il loro rapporto era già teso, infatti, le colleghe della donna avevano assistito, il giorno prima della tragedia, a un litigio tra Nadia e Antonio sul posto di lavoro. Secondo l'autopsia, la vittima è stata soffocata la sera precedente al ritrovamento del cadavere. Rizzo avrebbe prima tentato di strozzarla con una corda, poi le ha compresso un cuscino sul volto, togliendole per sempre il respiro. Dopo averla uccisa, ha messo a soqqaudro l'appartamento tentando di inscenare una rapina finita male.

Il ventottenne aveva raccontato che quel gesto sarebbe stato compiuto in seguito a un raptus, ma la procura ha sostenuto invece la premeditazione. Processato in rito abbreviato, è stato condannato in primo grado a 17 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.

Campobasso
10 settembre
Francesca Martino
10 settembre 2002
Killer: Michele Sepede

Trovata morta a 54 anni all'interno della tipografia di famiglia di cui era titolare a Campobasso. Gestiva quell'esercizio commerciale insieme alla figlia Antonella e il genero Michele Sepede, 35 anni. La vittima si era recata nel locale nel primo pomeriggio per sostituire il 35enne, dopodiché, nelle ore successive, arrivò una segnalazione telefonica anonima al pronto intervento medico riferendo di un cadavere sul posto. Il corpo senza vita presentava una lesione d'arma da taglio alla gola.

Alcuni giorni dopo fu iscritto nel registro degli indagati proprio il genero Sepede. Durante un lungo interrogatorio, l'uomo non confessò il delitto, ma raccontò che la morte della suocera era simile a quella del papà Emilio, deceduto in condizioni analoghe nel 2000 a Busso (Campobasso) e il cui caso fu archiviato come morte accidentale. Gli inquirenti vollero andare a fondo e riesumarono la salma del padre dell'indagato, raccogliendo nuovi elementi che li portarono ad accusare il trentacinquenne come responsabile sia della morte della Martino che del signor Emilio.

Sepede fu rinviato a giudizio e considerato l'autore di entrambi gli omicidi. Fu condannato in primo grado a 30 anni di reclusione, Sentenza poi inasprita nel 2007 in Appello con l'ergastolo. Secondo i giudici, il movente del gesto era da ricercare nelle condizioni economiche sfavorevoli nelle quale l'imputato versava e di cui non voleva tenere al corrente la moglie.

Anno 1996

Reggio Emilia
14 marzo
Jessica Filianti
14 marzo 1996
Killer: Luca Ferrari

Morta a 17 anni il 14 marzo 1996 all'ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. Poco prima a Sant'Ilario d'Enza, durante il pomeriggio, l'ex fidanzato Luca Ferrari, 20 anni, aveva visto la ragazza uscire dalla scuola Ipsia Galvani e salire sull'auto di un altro ragazzo.

In preda alla gelosia, inseguì in macchina i due fin quando, all'arrivo a Reggio Emilia, le vetture accostarono in via Buozzi. Sceso dall'abitacolo, il ventenne si scagliò sulla vittima colpendola con circa 43 coltellate, imprimendo una furia tale da spezzare anche la lama. Aggredito anche l'altro ragazzo in compagnia di Jessica, che però subì lievi lesioni e riuscì a sopravvivere.

La diciassettenne fu trasportata al pronto soccorso, ma perse le vita. Ferrari rimase sul posto attendendo l'arrivo delle forze dell'ordine per poi costituirsi. Fu condannato in primo grado all'ergastolo. La pena è stata successivamente ridotta a 23 anni in Appello.

Anno 1991

Bedizzole
28 dicembre
Katiuscia Razio
28 dicembre 1991
Killer: Davide Cella

Aveva 16 anni ed era originaria di Calcinato in provincia di Brescia. I resti carbonizzati del suo cadavere furono ritrovati il 28 dicembre 1991 nel parco degli Alpini di Bedizzole (Brescia).

Nelle ore successive fu fermato l'ex compagno della vittima, Davide Cella, 19 anni, che confessò l'omicidio. Secondo le ricostruzioni, la coppia si era lasciata circa un mese prima, ma lui non riusciva ad accettare quella separazione. La sera del 27 dicembre, i due ebbero modo di rincontrarsi a una festa in discoteca.

Lui con un espediente la portò via dal locale in macchina e ci fu un ennesimo litigio. Il diciannovenne la colpì con una spranga, ferendola a morte. Nascose il corpo nel baule dell'auto e si procurò delle taniche di benzina. Infine occultò il cadavere nelle campagne di Bedizzole, dandolo alle fiamme.

Anno 1989

Manerbio
16 dicembre
Monia Del Pero
16 dicembre 1989
Killer: Simone Scotuzzi

Trovata morta a 19 anni il 16 dicembre 1989 in una conduttura di scarico nelle campagne tra Manerbio e Offlaga in provincia di Brescia. A ucciderla fu l'ex compagno, Simone Scotuzzi, coetaneo, che si era incontrato con la ragazza la sera del precedente 13 dicembre.

L'assassino convinse la diciannovenne a vederlo per un ultimo chiarimento con la scusa della restituzione di alcune foto che li ritraevano in comune, ma durante l'incontro finì per strangolarla. Dopo averle tolto la vita, ne avvolse il cadavere in dei sacchi della spazzatura e la occultò nel luogo dove venne ritrovata tre giorni dopo. Scotuzzi partecipò alle ricerche della ragazza data per dispersa, fino al crollo di fronte agli inquirenti ai quali confessò il delitto e indicò il posto dove l'aveva nascosta. I due si erano lasciati alcuni mesi prima della tragedia, ma il ragazzo non aveva mai accettato la fine di quella relazione.

Fu processato in rito abbreviato e condannato a 11 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Anno 1988

Falconara Albanese
27 luglio
Roberta Lanzino
27 luglio 1988

Aveva 19 anni ed era originaria di Rende in provincia di Cosenza. Durante il pomeriggio del 26 luglio 1988 stava raggiungendo sul proprio motorino la casa al mare in contrada Miccisi, località posta tra San Lucido e Torremezzo di Falconara Albanese sulla costa tirrenica calabrese. All'improvviso lungo la strada un'auto la affiancò e la costrinse a fermarsi. La ragazza non arriverà mai a destinazione. Dopo ore di ricerche, in serata la famiglia ne denunciò la scomparsa.

Nella notte tra il 26 e il 27 luglio sulle montagne di Falconara Albanese venne ritrovato il suo corpo senza vita, svestito e ricoperto da sterpaglie in un campo non molto distante dal luogo dove lo scooter fu gettato giù per una scarpata. La vittima fu aggredita, violentata, accoltellata e soffocata con le spalline della sua camicia infilate in bocca. Le indagini, condotte approssimativamente e probabilmente depistate dalla criminalità organizzata locale (alcuni dei reperti sulla scena del crimine furono dispersi), portarono nei mesi successivi a individuare due principali sospettati: i fratelli Luigi e Rosario Frangella. Costoro tuttavia verranno assolti sulla base dell'esame delle tracce di DNA prelevato sul cadavere, non compatibile con il loro profilo genetico.

Nel 2007 il caso è stato riaperto in seguito alle rivelazioni di Franco Pino, un pentito ex boss di 'ndrangheta che aveva indicato come responsabili del delitto Luigi Carbone (pastore sparito nel 1989 e mai più ritrovato), e Franco Sansone, agricoltore. Anche in questa circostanza l'esame del DNA ha fornito un esito negativo e negli anni successivi Sansone è stato assolto. L'efferato omicidio è rimasto senza colpevoli riconosciuti.

Anno 1911

Roma
2 marzo
Giulia Mastrogiovanni Tasca di Cutò
2 marzo 1911
Killer: Vincenzo Paternò del Cugno

Morta a 29 anni il 2 marzo 1911 a Roma. Appena diciottenne, sposò il conte Romualdo Trigona dei principi di Sant'Elia. Da quell'unione prese il nome di Giulia Trigona, col quale è maggiormente ricordata, soprattutto per essere stata la dama di corte della regina Elena di Savoia. Dal quel matrimonio nacquero due figlie e il rapporto col marito sarebbe stato regolare fin quando la donna non scoprì che lui la tradiva con un'attrice.

Nel 1909 la contessa Giulia conobbe a Palermo il barone Vincenzo Paternò del Cugno, di due anni più giovane di lei. Con lui iniziò una relazione clandestina, tormentata però dal suo carattere violento e geloso che procurò non pochi problemi alla donna. Nel frattempo la relazione venne scoperta dal marito Romualdo: situazione che portò la contessa a voler chiedere la separazione legale. In persecuzione di tale intento, Paternò le consigliò di affidarsi a un suo cognato, l'avvocato Serrao. Tuttavia in soccorso della relazione col marito sarebbe intervenuta addirittura la regina Elena, invitando i coniugi a trasferirsi al Quirinale.

La dama però non si fece dissuadere e alla fine decise, col supporto legale dell'avvocato Serrao, di lasciare sia il marito che l'amante. Paternò non accettò questa decisione e accusò Serrao di aver tramato alle sue spalle, credendo che lui volesse stare insieme alla ex compagna. In preda a questa ossessione, il pomeriggio del 2 marzo 1911 il barone pianificò l'incontrò con la donna all'hotel Rebecchino di Roma. Lì, all'interno di una camera, le tese un agguato uccidendola a coltellate. Dopodiché l'uomo tentò di suicidarsi sparandosi alla testa, ma riuscì a sopravvivere. L'episodio è considerato il primo femminicidio raccontato dalle testate giornalistiche italiane. Il 28 giugno 1912 Paternò fu condannato all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, ma nel 1942 uscì dal carcere in seguito alla grazia ricevuta dal Re su richiesta di Mussolini.

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