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Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

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Lista dei femminicidi più rilevanti degli anni precedenti al 2018

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Anno 2017

Iglesias
2 marzo
Federica Madau
2 marzo 2017
Killer: Giovanni Murru

Uccisa a 32 anni dal marito Giovanni Murru, 46 anni. L'omicidio è avvenuto nell'androne dell'abitazione dell'uomo la sera del 2 marzo 2017 a Iglesias, nella provincia del Sud Sardegna. Il malintenzionato ha trascinato la donna sulle scale per poi colpirla con 10 coltellate.

La coppia era in fase di separazione, infatti la vittima si era da tempo trasferita a vivere dai genitori, ma si recava occasionalmente in quell'abitazione per portare le figlie a vedere il padre. Il quarantaseienne, arrestato e condotto in carcere, aveva confessato il delitto affermando di aver agito perché la moglie lo avrebbe allontanato dalle tre figlie in seguito al divorzio. Murru in passato aveva maltrattato la donna, costringendola a sporgere denuncia.

L'uomo è stato condannato a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. La sentenza ha riconosciuto all'imputato il movente della gelosia perché non accettava l'allontanamento della compagna. Esclusa l'incapacità di intendere e di volere, sostenuta invece dalla difesa. Il suo legale ha presentato ricorso in Cassazione.

Bari
10 maggio
Malgorzata Szlezak
10 maggio 2017
Presunto killer: Ignazio Piumelli

I resti in avanzato stato di decomposizione del cadavere di Malgorzata Szlezak, detta Margherita, sono stati ritrovati il 10 maggio 2017 nelle ex acciaierie Scianatico di Bari, all'interno del vano tecnico dell'ultimo piano di un edificio in disuso.

La donna era scomparsa dal mese di giugno del 2012, quando aveva 50 anni. Dall'esame dei resti è stato stabilito il decesso per uno shock traumatico ad alta componente emorragica avvenuto a causa di una violenta ed efferata aggressione. L'identificazione è stata possibile grazie a una comparazione del profilo genetico dei resti rinvenuti col campione biologico estratto da un tampone, eseguito sulla vittima in seguito a una violenza sessuale subita il 24 maggio 2009.

Nel dicembre del 2019 è stato arrestato l'ex compagno della donna, Ignazio Piumelli, pregiudicato di 53 anni. Dalle risultanze investigative è emerso che la coppia aveva iniziato una relazione nel 2011. Dopo la scomparsa della donna, l'uomo avrebbe messo in atto diverse azioni volte a depistare le indagini, ma gli inquirenti sono comunque riusciti a risalire all'assassino in seguito a nuovi accertamenti svolti successivamente al ritrovamento del cadavere. Nei confronti dell'uomo sono stati contestati i reati di omicidio, riduzione in schiavitù, occultamento e vilipendio di cadavere.

Bari
13 luglio
Donata De Bello
13 luglio 2017
Killer: Marco Basile

Uccisa a 48 anni dal compagno Marco Basile, 33 anni, nell'abitazione in cui conviveva insieme al fidanzato il 13 luglio 2017 nel quartiere Madonnella di Bari. Il suo cadavere fu ritrovato stipato nell'armadio della camera da letto dell'appartamento, avvolto in un cellophane e un tappeto, legato con delle corde.

Secondo le ricostruzioni delle indagini, il delitto avvenne al culmine di una violenta lite nella quale l'uomo aggredì la compagna a colpi d'arma da taglio recidendole la vena giugulare. L'uomo respinse le accuse sostenendo che la vittima si era ferita da sola con un coltello durante la colluttazione.

È stato condannato a 22 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento del cadavere.

Musile di Piave
23 luglio
Maria Archetta Mennella
23 luglio 2017
Killer: Antonio Ascione

Uccisa a 38 anni, mentre dormiva, la mattina del 23 luglio 2017 nella camera da letto della sua abitazione di Musile di Piave in provincia di Venezia dall'ex marito Antonio Ascione, 44 anni. Il matrimonio della coppia era durato 15 anni e insieme avevano avuto due figli, poi si erano separati. L'uomo tuttavia non accettava la fine della relazione e ha agito per gelosia in seguito alla scoperta che l'ex compagna stava frequentando un'altra persona.

Maria era originaria di Torre del Greco in provincia di Napoli, ma si era trasferita da qualche mese in Veneto nella casa dove ospitava l'ex marito. Dopo aver compiuto il delitto, ferendo mortalmente la vittima a colpi d'arma da taglio, è stato lo stesso quarantaquattrenne a chiamare i soccorsi. Arrestato dai militari, ha subito ammesso le proprie responsabilità.

Ascione è stato condannato a 20 anni di reclusione per omicidio volontario.

Palmanova
1 agosto
Nadia Orlando
1 agosto 2017
Killer: Francesco Mazzega

Originaria di Vidulis di Dignano in provincia di Udine, è morta a 21 anni, uccisa dall'ex fidanzato Francesco Mazzega, 36 anni, suo collega di lavoro che non accettava la fine della loro relazione.

L'uomo la sera del 31 luglio 2017 si presentò a casa della ragazza per chiederle un ulteriore chiarimento. La giovane accettò, uscendo con lui in macchina, ma nel corso della serata avvenne un'ennesima lite che fu fatale per la vittima. Secondo le ricostruzioni, Nadia Orlando fu strangolata perdendo la vita sul greto del fiume Tagliamento a Dignano. Il trentaseienne successivamente caricò il corpo senza vita dell'ex compagna in auto, vagando senza meta per tutta la notte. La mattina seguente si costituì alla sede della Polizia Stradale di Palmanova (Udine) col cadavere ancora nell'abitacolo.

È stato condannato a 30 anni di reclusione in rito abbreviato, la cui pena stava scontando ai domiciliari su decisione del giudice. Il giorno successivo alla sentenza della Corte d'Appello, proprio nell'abitazione di Muzzana del Turgnano dove risiedeva durante la detenzione, l'uomo si è suicidato impiccandosi nella notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre 2019.

Millan di Bressanone
21 agosto
Marianne Obrist
21 agosto 2017
Killer: Rabih Badr

Trovata morta a 39 anni nel tardo pomeriggio del 21 agosto 2017 all'interno dell'abitazione in cui risiedeva a Millan, frazione di Bressanone in provincia di Bolzano. L'autopsia escluse l'ipotesi di autolesionismo, stabilendo il decesso per un aggressione a colpi di mazza da baseball e coltellate che le provocarono una grave emorragia interna.

Il convivente Rabih Badr, 34 anni, riferì agli investigatori di essere rincasato nell'appartamento e di averla trovata esanime mentre perdeva sangue, ma quella versione non convinse gli inquirenti, che lo fermarono con l'accusa di omicidio. L'uomo inizialmente negò qualsiasi addebito, poi nel successivo mese di dicembre confessò il delitto. La vittima era separata, proveniente da un matrimonio terminato circa sei anni prima.

L'Badr è stato condannato a 30 anni di reclusione per omicidio volontario con le aggravanti della crudeltà e dell'abuso di relazioni domestiche. Nelle motivazioni della sentenza è stato specificato che il movente dell'efferato gesto andava ricondotto alla diversità culturale del colpevole, che considerava la figura della donna come un essere completamente sottomesso all'uomo.

Prossedi
23 agosto
Gloria Pompili
23 agosto 2017
Killer: Loide Del Prete e Saad Mohamed Elesh Salem

Abitava a Frosinone e per anni è stata costretta a prostituirsi dopo essere caduta in una rete di criminalità e degrado. È morta a 23 anni in seguito alle botte ricevute la sera del 23 agosto 2017, sotto gli occhi dei figli di 3 e 5 anni, sulla strada Monti Lepini che passava per Prossedi in provincia di Latina.

Condannati a 12 anni di reclusione la zia Loide Del Prete, 39 anni, e il marito di quest'ultima, Saad Mohamed Elesh Salem, 23 anni, considerati dagli inquirenti gli autori del pestaggio, avvenuto perché la vittima avrebbe provato a ribellarsi.

Modena
24 settembre
Roma
10 novembre
Laurentia Ursaru
10 novembre 2017
Killer: Emanuele Veronesi

Originaria della Romania, trovata morta a 27 anni nel primo pomeriggio del 10 novembre 2017 nel parco Rosati dell'EUR di Roma. L'allarme era stato lanciato da un passante che aveva notato il corpo a terra, esanime, della vittima. Il cadavere presentava una profonda ferita d'arma da taglio al petto. Nei giorni seguenti è stato fermato un pregiudicato di Ostia Antica, Emanuele Veronesi, 35 anni. Nelle vicinanze del cadavere era stato ritrovato il suo portafogli.

Il provvedimento di fermo era stato emesso per l'omicidio di un magrebino ritrovato la mattina dell'11 novembre. L'uomo di fronte agli inquirenti confessò entrambi i delitti. Veronesi stava scontando una pena ai domiciliari per tentato omicidio ed era evaso dalla sua residenza manomettendo il braccialetto elettronico che lo avrebbe dovuto sorvegliare. Il dispositivo avrebbe dovuto anche segnalare un allarme, ma non funzionò. Il trentacinquenne affermò di essere uscito in cerca di una prostituta con la quale avere un rapporto sessuale. Al parco incontrò Laurentia con cui pattuì una prestazione in cambio di soldi, ma quando l'uomo si accorse che la donna era una transessuale, richiese i soldi indietro. Ne scaturì una lite che fu fatale per la ventisettenne.

Veronesi è stato condannato in primo grado a 27 anni di reclusione per omicidio volontario, evasione, rapina e porto illegale di coltello, al termine del processo svolto secondo la formula del rito abbreviato.

Valeggio sul Mincio
30 dicembre
Khadija Bencheikh
30 dicembre 2017
Killer: Agim Ajdinaj e Vezir Ajdinaj

Aveva 46 anni ed era originaria del Marocco. I resti del suo corpo sono stati ritrovati il 30 dicembre 2017 in un campo della località di Gardoni a Valeggio sul Mincio, comune in provincia di Verona. Le indagini della procura avevano portato nelle settimane successive al fermo di Agim Ajdinaj, albanese di 51 anni, convivente ed ex marito della vittima. Quest'ultimo, nell'udienza di convalida del fermo, aveva confessato il delitto di fronte al giudice per le indagini preliminari assumendosi tutte le responsabilità.

L'autopsia aveva stabilito il decesso della vittima per le lesioni al cranio dovute ai numerosi colpi inflitti tramite un corpo contundente. L'aggressione sarebbe avvenuta il giorno precedente al ritrovamento, nell'abitazione della donna a Verona al culmine di una lite. Dopo la morte, il cadavere della quarantaseienne è stato fatto a pezzi e abbandonato in un campo agricolo. Successivamente gli inquirenti hanno scoperto che ad aiutare l'assassino nello smembramento del corpo è stato il fratello Vezir Ajdinaj, 54 anni.

Agim è stato condannato a 18 anni di reclusione per omicidio volontario e distruzione di cadavere. Al fratello Vezir è stato riconosciuto il reato di distruzione di cadavere e ha ricevuto una pena di 6 anni di reclusione.

Anno 2016

Noventa Padovana
16 gennaio
Isabella Noventa
16 gennaio 2016
Killer: Freddy Sorgato, Debora Sorgato e Manuela Cacco

Segretaria di 55 anni, originaria di Albignasego in provincia di Padova, scomparsa la notte tra il 15 e il 16 gennaio 2016 e mai più ritrovata. La donna era uscita la sera di venerdì 15 gennaio insieme all'ex compagno, Freddy Sorgato, 45 anni, col quale aveva avuto una storia travagliata. L'uomo stava frequentando anche un'altra donna, Manuela Cacco, 53 anni, conoscente e stalker di Isabella. In questo quadro si aggiunge la sorella di Freddy, Debora Sorgato, 44 anni, che provava un profondo rancore nei confronti della cinquantacinquenne.

Secondo le indagini, i fratelli Sorgato insieme alla Cacco hanno premeditato e organizzato l'omicidio della vittima, ognuno per un proprio determinato scopo, accomunato dal desiderio di sbarazzarsi di lei. Freddy e Debora sarebbero stati gli esecutori materiali del delitto, mentre Manuela avrebbe agito da complice, partecipando al piano e tentando di depistare le indagini. Nessuno dei tre ha rivelato il luogo in cui è stato occultato il cadavere. La Cacco ha riferito che a uccidere Isabella sarebbe stata Debora, tramortendola nella casa di Freddy a Noventa Padovana utilizzando una mazzetta da muratore mentre il fratello era presente nell'abitazione. Questo racconto è stato ritenuto credibile dagli inquirenti.

Freddy e Debora Sorgato sono stati condannati a 30 anni di reclusione per omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, e occultamento di cadavere. Manuela Cacco, ritenuta credibile e collaborativa con gli inquirenti, è stata condannata a 16 anni di reclusione per gli stessi reati. A quest'ultima è stato anche riconosciuto il reato di stalking: aveva perseguitato per gelosia la Noventa nei mesi precedenti alla scomparsa.

Rivara
19 febbraio
Gloria Rosboch
19 febbraio 2016
Killer: Gabriele Defilippi e Roberto Obert

Insegnante di 49 anni scomparsa il 13 gennaio 2016 da Castellamonte in provincia di Torino, paese in cui abitava. Il suo cadavere è stato ritrovato il 19 febbraio successivo nella botola della vasca di scolo di una discarica abbandonata nei boschi di Rivara (Torino). L'esame autoptico stabilì che il decesso avvenne per strangolamento.

A indicare il luogo dove è stato occultato il corpo senza vita della vittima fu Roberto Obert, 55 anni, amico di Gabriele Defilippi, 22 anni. Quest'ultimo, interrogato in seguito dagli inquirenti, confessò l'omicidio. Secondo le ricostruzioni, il ventiduenne, ex allievo dell'insegnante, truffò la donna portandole via 187 mila euro. La Rosboch lo denunciò nel tentativo di riottenere indietro i soldi, ma Defilippi e Obert attuarono un piano per liberarsi di lei.

Defilippi e Obert sono stati condannati rispettivamente a 30 e 19 anni di reclusione: il primo come esecutore principale del delitto, il secondo considerato complice in omicidio.

Roma
29 maggio
Sara Di Pietrantonio
29 maggio 2016
Killer: Vincenzo Paduano

Trovata morta a 22 anni la mattina del 29 maggio 2016 lungo via della Magliana a Roma. Il suo corpo era semi carbonizzato, poco distante dalla sua auto in fiamme.

La notte precedente la vittima era stata seguita in macchina e speronata dall'ex compagno Vincenzo Paduano, 27 anni, che la costrinse a scendere dalla vettura. In quegli attimi concitati, nel corso di un ennesimo litigio, l'uomo la strangolò per poi darle fuoco. Poche ore dopo il ritrovamento, è stato fermato e ha confessato di aver agito per gelosia perché non accettava la fine della loro relazione.

Dalle ricostruzioni delle indagini era emerso che Paduano negli ultimi tempi la perseguitava affinché lei si convincesse a tornare con lui. Il ventisettenne era stato condannato in primo grado all'ergastolo, poi ridotto a 30 anni di reclusione in Appello. Ma successivamente la Corte di Cassazione ha annullato la decisione ritenendo che il reato di stalking non dovesse essere assorbito in quello di omicidio. Svolto un nuovo processo in Appello, è stato ricondannato all'ergastolo per omicidio volontario e stalking.

Seriate
27 agosto
Ravenna
19 settembre
Spilimbergo
8 ottobre
Michela Baldo
8 ottobre 2016
Killer: Manuel Venier

Trovata morta a 29 anni nella sua abitazione di Spilimbergo, in provincia di Pordenone, insieme al corpo senza vita dell'ex fidanzato Manuel Venier, 37 anni, nella notte tra il 7 e l'8 giugno 2016. I cadaveri sono stati scoperti dai carabinieri, in seguito alle segnalazioni dei familiari che non riuscivano più a mettersi in contatto coi due.

Secondo le ricostruzioni, l'uomo si era recato nell'appartamento della ventinovenne la sera precedente, probabilmente per un incontro chiarificatore. Il trentasettenne, ex guardia giurata, ha impugnato la sua pistola, regolarmente detenuta, sparando quattro proiettili all'ex compagna, poi si è tolto la vita con la stessa l'arma.

L'omicidio-suicidio sarebbe stato compiuto per non riuscire ad accettare la fine della relazione, avvenuta nei giorni precedenti. Il trentasettenne, originario di Codroipo (Udine), aveva convissuto con la donna in quella casa a Spilimbergo, prima di lasciarla in seguito alla rottura.

Bergamo
20 dicembre
Daniela Roveri
20 dicembre 2016

Uccisa a 48 anni la sera del 20 dicembre 2016 all'ingresso del condominio in cui viveva, situato in via Keplero 11 nel quartiere di Colognola a Bergamo. La donna era una manager professionista, dirigente dell'Icra Italia, azienda specializzata nella produzione di articoli in ceramica.

Il delitto fu compiuto mentre stava rincasando, aggredita alle spalle e ferita da una singola coltellata alla gola che le ha stroncato la vita. Dopo anni di intense attività investigative, gli inquirenti non sono riusciti a risalire all'assassino e al termine del 2019 l'indagine è stata archiviata.

Bée
24 dicembre
Alessia Partesana
24 dicembre 2016
Killer: Marco Lopez Tacchini

Uccisa a 29 anni dal compagno, Marco Lopez Tacchini, 33 anni, nella sua abitazione di Bée in provincia di Verbania. La donna è stata colpita con numerose coltellate alla schiena durante la notte tra il 23 e il 24 dicembre 2016. L'uomo, dopo aver compiuto il delitto, è uscito di casa e si è recato dai carabinieri per costituirsi e confessare l'omicidio.

La tragedia è avvenuta nel salotto della loro dimora al culmine di un'ennesima lite mentre, nella stanza accanto, dormiva la figlia di 4 anni della coppia. La vittima aveva anche un'altra figlia, nata da una precedente relazione, che però viveva con l'ex compagno.

Tacchini, interrogato dai carabinieri, ha ammesso di aver agito per gelosia. Lui e Alessia stavano attraversando un periodo di crisi e il trentatreenne temeva che la compagna lo volesse lasciare. L'uomo è stato condotto in carcere con l'accusa di omicidio volontario e nel maggio del 2018 è stato condannato a 16 anni di reclusione al termine del processo svolto secondo la formula del rito abbreviato.

Anno 2015

Ravello
27 marzo
Patrizia Attruia
27 marzo 2015
Killer: Giuseppe Lima e Vincenza Dipino

Uccisa a 50 anni dal compagno Giuseppe Lima, coetaneo, mentre convivevano nell'abitazione di Vincenza Dipino, 49 anni, a Ravello in provincia di Salerno. Quest'ultima aveva ospitato la coppia perché, essendo entrambi disoccupati, avevano problemi economici.

Tra Lima e la Dipino sarebbe nata una relazione in casa, poi scoperta successivamente dalla Attruia. Il cadavere della signora Patrizia fu ritrovato in una cassapanca dell'appartamento nel pomeriggio del 27 marzo 2015. Per gli inquirenti, sarebbe stata strangolata dal compagno circa 40 ore prima all'interno della stessa abitazione.

L'uomo aveva inizialmente negato le accuse, poi ha confessato il delitto ed è stato condannato in Appello a 13 anni di reclusione, comprensivi della riduzione di pena per aver scelto il rito abbreviato. La Dipino era stata ritenuta colpevole avendo minimamente partecipato ai fatti, ma tale circostanza fu annullata dalla Corte di Cassazione che invece la ritenne pienamente complice. La donna è stata successivamente condannata in Appello a 14 anni di reclusione.

Firenze
29 marzo
Irene Focardi
29 marzo 2015
Killer: Davide Di Martino

Scomparsa a 43 anni il 3 febbraio 2015, è stata ritrovata cadavere il successivo 29 marzo, a poca distanza dalla sua abitazione, avvolta in un sacco in stato avanzato di decomposizione, gettato in un canale di scolo a bordo strada nella zona delle Piagge della periferia di Firenze.

Sotto indagine era finito l'ex fidanzato, Davide Di Martino, 50 anni, che era agli arresti domiciliari per maltrattamenti inflitti proprio all'ex compagna. La vittima in passato lo aveva denunciato. Nella notte del 1° aprile, l'uomo è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. L'autopsia aveva rilevato numerose fratture alla testa e al torace. Secondo gli inquirenti, l'indiziato l'avrebbe massacrata di calci e pugni, poi nascosta nel sacco e abbandonata.

Di Martino ha sempre respinto qualsiasi addebito, ma è stato giudicato colpevole della morte della donna e condannato all'ergastolo. Secondo i giudici, il movente del folle gesto sarebbe riconducibile alla gelosia, riempiendola di botte fino ad ammazzarla perché la sera del 3 febbraio la quarantatreenne si era attardata a rientrare a casa. Il delitto sarebbe avvenuto nella casa dell'ex convivente.

Nicolosi
7 ottobre
Giordana Di Stefano
7 ottobre 2015
Killer: Luca Priolo

Trovata morta a 20 anni la mattina del 7 ottobre 2015 all'interno della sua auto in una strada di campagna nella periferia di Nicolosi, in provincia di Catania, a poche centinaia di metri dalla sua abitazione. L'ex compagno, Luca Priolo, 24 anni, resosi irreperibile e ricercato dagli investigatori, fu poi fermato nel pomeriggio a Milano, nel probabile tentativo di fuggire all'estero. Bloccato dai militari, confessò l'omicidio. La vittima perse la vita dopo essere stata colpita da 48 coltellate.

Il delitto avvenne la notte precedente, quando i due si erano incontrati per chiarire alcune divergenze sull'affido della figlia nata dalla loro relazione circa 4 anni prima. Il loro rapporto era terminato e lui non si era rassegnato a quella fine, esasperandola con continue persecuzioni. Per questo motivo, nel 2013, la donna lo aveva denunciato per stalking.

Priolo fu sottoposto a una perizia psichiatrica che lo dichiarò capace di intendere e di volere nel momento del delitto. È stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione e della crudeltà.

Canelli
14 novembre
Barbara Natale
14 novembre 2015
Killer: Luigi Caramello

Uccisa a 44 anni dal marito Luigi Caramello, 47 anni, la mattina del 14 novembre 2015 a Canelli in provincia di Asti. La vittima aveva avviato le pratiche legali di separazione e si era trasferita nell'abitazione di un'amica, insieme alle due figlie, proprio per sottrarsi alle violenze e alle minacce dell'ex compagno che già in passato l'aveva maltrattata. La donna si era anche rivolta a un'associazione antiviolenza.

L'aggressore l'ha aspettata mentre stava rincasando per colpirla alle spalle con diversi fendenti d'arma da taglio che le hanno stroncato la vita. Dopo il delitto, l'uomo è fuggito, ma è stato fermato nel pomeriggio dai carabinieri nel cimitero di Bazzana di Mombaruzzo (Asti). Si era procurato delle ferite ai polsi nel tentativo di suicidarsi.

Il quarantasettenne è stato sottoposto a una perizia psichiatrica che ha stabilito la sua capacità di intendere e di volere nel momento del delitto. Caramello è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.

Anno 2014

Monasterace Marina
18 agosto
Mary Cirillo
18 agosto 2014
Killer: Giuseppe Pilato

Uccisa a 31 anni dal marito Giuseppe Pilato il 18 agosto del 2014 nella sua abitazione di Monasterace Marina in provincia di Reggio Calabria. Il delitto è avvenuto nel tardo pomeriggio, al culmine di una violenta lite, ascoltata anche dai vicini che hanno avvertito i carabinieri. Prima dell'arrivo dei militari, l'uomo ha sparato due colpi di pistola all'indirizzo della moglie e poi è fuggito. Nei minuti successivi, la prima a scoprire il corpo senza vita della vittima è stata la figlia di 10 anni, di ritorno a casa.

I carabinieri si sono messi sulle tracce dell'omicida, rimasto in fuga per diversi giorni. Il trentenne si è costituito spontaneamente alla caserma di Monasterace il 23 agosto successivo, riferendo di non ricordare nulla di quanto accaduto e respingendo qualsiasi addebito. La coppia aveva 4 figli, ma negli ultimi tempi il loro matrimonio era in crisi. Secondo gli inquirenti, l'uomo avrebbe agito per gelosia premeditando l'esecuzione della donna.

Nel novembre del 2016 è stato condannato in primo grado all'ergastolo. Nel 2018, nel corso del processo in Appello, Pilato ha confessato per la prima volta il delitto. Nei suoi confronti la Corte ha ridotto la pena a 26 anni di reclusione, escludendo l'aggravante della premeditazione. L'11 dicembre 2019 la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza poiché non è stata ridotta la pena in seguito alla scelta del rito abbreviato. La Corte d'Appello dovrà dunque stabilire un nuovo giudizio nei confronti dell'imputato.

Isola d'Asti
18 ottobre
Elena Ceste
18 ottobre 2014
Killer: Michele Buoninconti

Casalinga di 37 anni scomparsa dalla sua abitazione di Costigliole d'Asti il 24 gennaio 2014. A denunciarne la sparizione era stato il marito, Michele Buoninconti, 44 anni, riferendo di aver accompagnato in mattinata i figli a scuola mentre la moglie era in casa, poi di ritorno nell'appartamento non ha più trovato la donna. I resti del suo cadavere sono stati poi rinvenuti il 18 ottobre 2014 nel Rio Mersa, un canale di scolo nelle campagne di Isola d'Asti, a poche centinaia di metri dall'abitazione in cui viveva insieme al coniuge e ai 4 figli.

Per via dell'avanzato stato di decomposizione di quei resti, non è stata accertata la causa della morte, né è stato possibile appurare la tipologia di lesioni subite dalla vittima. Tuttavia la relazione dell'esame autoptico ha stabilito, per esclusione, il decesso per strangolamento. Il marito fu iscritto nel registro degli indagati e arrestato nel gennaio del 2015. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato lui a uccidere la moglie in casa per poi nasconderne il cadavere dopo averlo trasportato fino al canale idrico dove fu abbandonata. Inoltre la comparazione dei tabulati delle celle telefoniche collocarono il marito proprio nei pressi del Rio Mersa la mattina del 24 gennaio.

L'uomo si è sempre dichiarato innocente e i legali della difesa hanno fortemente contestato le modalità con cui sono state condotte le indagini da parte della procura di Asti. Nonostante ciò, per i giudici Buoninconti è stato considerato colpevole di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Secondo le motivazioni della sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, l'uomo avrebbe commesso il delitto per vendetta di fronte ai tradimenti comprovati da parte della donna, agendo con premeditazione ed evidente volontà di depistare da sé i sospetti.

Campoli Appennino
10 dicembre
Gilberta Palleschi
10 dicembre 2014
Killer: Antonio Palleschi

Originaria di Sora, insegnante di inglese e segretaria regionale dell'Unicef, è scomparsa a 57 anni nei boschi di Campoli Appennino in provincia di Frosinone. Uscita per fare jogging lungo il fiume Fibreno la mattina del 1° novembre 2014, non è più rientrata a casa.

Il suo cadavere è stato ritrovato il successivo 10 gennaio, in una cava a pochi chilometri dallo stesso luogo della scomparsa. A indirizzare gli inquirenti verso la risoluzione del caso è stato Antonio Palleschi, 43 anni: arrestato in precedenza come principale sospettato, aveva confessato di essere l'autore dell'omicidio. Secondo le ricostruzioni, l'uomo, omonimo della donna senza alcuna parentela con essa, aveva tentato di stuprare la vittima, aggredendola a calci, pugni e colpi di pietra. Mentre era ancora viva, la rinchiuse nel bagagliaio della propria auto, poi la gettò lungo una scarpata. Una volta uccisa, ne occultò il corpo nella cava dove fu rinvenuto. Il giorno dopo il delitto, tornò sul posto per violentarne il cadavere.

Il quarantatreenne abitava a poca distanza dalla residenza della vittima. Già in passato aveva tentato di stuprare un'altra donna: episodio per il quale aveva scontato un anno di carcere per violenza sessuale. Palleschi è stato condannato in primo grado all'ergastolo, ma in Appello gli è stata riconosciuta la diminuente del vizio parziale di mente, ottenendo uno sconto di pena e la reclusione a 20 anni. Tale sentenza è stata confermata definitivamente dalla Corte di Cassazione.

Anno 2013

Corigliano Calabro Rossano
25 maggio
Fabiana Luzzi
25 maggio 2013
Killer: Davide Morrone

Originaria di Corigliano, è stata uccisa carbonizzata a 16 anni dall'ex fidanzato Davide Morrone, compaesano di 17 anni. La ragazza scomparve il pomeriggio del 24 maggio 2013, dopo essere uscita da scuola. La famiglia nella notte presentò la denuncia di scomparsa. Il giorno successivo, venne interrogato l'ex ragazzo che, fermato dai carabinieri, confessò il delitto nel corso dell'interrogatorio, indicando anche il luogo dove recuperare il cadavere.

Secondo le ricostruzioni, la coppia aveva litigato nei giorni precedenti e il loro rapporto si era interrotto. Il diciassettenne non accettava quell'epilogo e aspettò Fabiana fuori la scuola il pomeriggio del 24 maggio, costringendola a salire sul proprio scooter dopo un breve diverbio. La condusse in un luogo abbandonato in contrada Chiubbica a Corigliano Calabro, frazione di Corigliano Rossano in provincia di Cosenza. Lì ci fu un'ennesima lite nella quale il giovane tentò di approcciare sessualmente la ragazza, ricevendo un rifiuto. Morrone, in risposta, estrasse un coltello e colpì la vittima con oltre 20 fendenti.

Lasciata da sola per circa un'ora agonizzante in fin di vita, il ragazzo tornò poi sul posto per cospargerla di benzina e darle fuoco. L'esame autoptico stabilì che nessuna delle coltellate fu mortale, dunque la sedicenne sarebbe stata arsa viva. Circostanza che lo stesso assassino confermò nell'interrogatorio, ammettendo di aver agito per gelosia. Morrone è stato condannato definitivamente a 18 anni di reclusione. La pubblica accusa aveva sostenuto la premeditazione, ma i giudici hanno escluso tale aggravante. Riconosciuta la seminfermità mentale.

Fontechiari
19 giugno
Samanta Fava
19 giugno 2013
Killer: Antonio Cianfarani

Aveva 36 anni ed era originaria di Sora in provincia di Frosinone. Scomparve il 2 aprile 2012. La denuncia di sparizione fu presentata dall'ex marito, Maurizio Gabriele, da cui era legalmente separata e col quale aveva avuto un figlio.

Fu iscritto nel registro degli indagati l'ex fidanzato della vittima, Antonio Cianfarani, 42 anni, detto Tonino, conosciuto prima del matrimonio e tornato nella vita della donna dopo la separazione. Le comparazioni dei tabulati telefonici mostrarono che la signora Fava era insieme all'uomo la sera precedente alla sua scomparsa. Messo sotto torchio dagli inquirenti, rivelò che la donna cadde dalle scale della sua abitazione la sera del 3 aprile, dopo aver avuto una crisi epilettica. Il quarantaduenne si accorse che era morta e, in preda al panico, decise di occultarne il corpo trasportandolo fuori e gettandolo nel fiume Liri. Una versione però non veritiera: l'attività investigativa scoprì che la trentaseienne fu uccisa e, in seguito, murata. Il cadavere in stato di decomposizione fu ritrovato il successivo 19 giugno 2013, avvolto in un sacco e legato con delle fascette, murato in un caminetto dell'abitazione dell'uomo a Fontechiari in provincia di Frosinone. L'esame autoptico stabilì che la vittima fu colpita violentemente al volto e poi strangolata, prima di essere murata.

Cianfarani è stato condannato in via definitiva a 25 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, l'uomo avrebbe agito sulla base della gelosia perché la vittima aveva un'altra relazione. L'aggressione mortale sarebbe avvenuta nel bagno dell'abitazione, al culmine di una violenta lite.

San Tammaro
20 luglio
Katia Tondi
20 luglio 2013
Killer: Emilio Lavoretano

Trovata morta a 31 anni il 20 luglio 2013 all'interno della sua abitazione a San Tammaro in provincia di Caserta. Fu il marito, Emilio Lavoretano, coetaneo, a chiamare i soccorsi.

Secondo gli inquirenti, sarebbe stato lui a ucciderla: l'autopsia stabilì che la vittima fu strangolata con un filo di circa un centimetro di spessore. L'uomo si è sempre dichiarato innocente, sostenendo la tesi della rapina finita male e riferendo di essere rincasato trovando la moglie senza vita riversa a terra. Il movente è sconosciuto e l'arma del delitto non è mai stata ritrovata. Per la procura, il 31enne si trovata nell'appartamento durante il decesso, nonostante lui avesse fornito elementi per provare il contrario, giudicati inattendibili.

Lavoretano è stato condannato in primo grado a 27 anni di reclusione. La difesa ha presentato ricorso in Appello.

Marina di Massa
28 luglio
Cristina Biagi
28 luglio 2013
Killer: Marco Loiola

Uccisa a 38 anni dal marito Marco Loiola, 40 anni, il 28 luglio 2013 all'interno di un ristorante del lungomare di Marina di Massa dove la donna lavorava come cameriera. L'uomo ha prima sparato contro la vittima, togliendole la vita, poi negli istanti successivi si è suicidato utilizzando la stessa pistola contro sé stesso.

La coppia aveva due figlie, stavano attraversando un periodo di crisi ed erano in via di separazione. Loiola non accettava la fine della loro relazione e nelle settimane precedenti aveva perseguitato la moglie con minacce e percosse. La Biagi nel mese di giugno aveva avvertito i carabinieri dopo essere stata maltrattata perché lui non voleva che lei andasse via da casa. La trentottenne successivamente lasciò l'abitazione per andare a vivere dai genitori. Il 22 luglio aveva presentato una formale denuncia nei confronti dell'ex compagno riferendo che quest'ultimo le aveva anche annunciato l'intenzione di far del male alle figlie se non fosse tornata con lui.

Nel primo pomeriggio del 28 luglio, il quarantenne si recò da un conoscente della donna, Salvatore Galdiero, ritenuto erroneamente dal malintenzionato il principale motivo dell'allontanamento della moglie (in realtà i due non avevano alcuna relazione). Loiola gli sparò diversi colpi di pistola, ferendolo gravemente, ma senza riuscire a ucciderlo. Poi si diresse sul luogo di lavoro della vittima, dove si consumò l'omicidio-suicidio.

Mola di Bari
12 dicembre
Bruna Bovino
12 dicembre 2013
Presunto killer: Antonio Colamonico

Estetista di 29 anni, originaria del Brasile, morta in un rogo scoppiato nel centro estetico che gestiva a Mola di Bari. Il suo cadavere fu ritrovato semicarbonizzato nel pomeriggio del 12 dicembre 2013. L'esame autoptico stabilì che il decesso avvenne per essere stata aggredita con 20 colpi di forbici e poi strangolata. Secondo gli inquirenti, l'incendio fu di natura dolosa, appiccato nel tentativo di cancellare le tracce dell'omicidio.

Nell'aprile del 2014 Antonio Colamonico, 34 anni, fu arrestato con le accuse di omicidio volontario e incendio doloso. L'uomo, sposato con un'altra donna e padre di un bambino, aveva avuto una breve relazione con la vittima.

Colamonico è stato condannato in primo grado a 25 anni di reclusione, ma la sentenza del processo in Appello nel novembre del 2018 lo ha assolto per non aver commesso il fatto. Tuttavia nel gennaio del 2020 la Corte di Cassazione ha annullato tale sentenza disponendo un nuovo processo in Appello.

Anno 2012

Gello di San Giuliano Terme
14 gennaio
San Mauro Torinese
26 febbraio
Anthonia Egbuna
26 febbraio 2012
Killer: Daniele Ughetto Piampaschet

Originaria della Nigeria, aveva 20 anni ed è scomparsa il 28 novembre 2011. Il suo cadavere è stato ritrovato il 26 febbraio 2012 a San Mauro Torinese in provincia di Torino nel fiume Po. L'esame autoptico ricondusse il delitto ai mesi precedenti, probabilmente pochi giorni prima della sparizione, accertando il decesso per numerose ferite d'arma da taglio: la vittima fu prima accoltellata, poi gettata nel corso d'acqua quando era già morta.

Le indagini portano all'arresto di un aspirante scrittore, Daniele Ughetto Piampaschet, 34 anni, che aveva avuto una breve relazione con la donna. Costui aveva composto un romanzo, mai pubblicato, intitolato La rosa e il leone nel quale vi era descritta una vicenda simile all'omicidio della nigeriana, anticipando di fatto il delitto. Il dattiloscritto firmato dall'uomo fu ritrovato nell'abitazione della Egbuna.

Piampaschet è stato condannato definitivamente a 25 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Enna
26 aprile
Villaorba di Basiliano
7 dicembre
Lisa Puzzoli
7 dicembre 2012
Killer: Vincenzo Manduca

Uccisa a 22 anni dall'ex compagno Vincenzo Manduca, 27 anni, nel tardo pomeriggio del 7 dicembre 2012 a Villaorba, frazione di Basiliano in provincia di Udine. Il delitto è avvenuto all'esterno dell'abitazione della donna. Manduca, originario di Forlì, si era recato dalla ventiduenne per discutere della loro figlia di 2 anni. Nel corso dell'incontro, l'uomo ha estratto un coltello e ha colpito la vittima con 9 fendenti, poi è fuggito in strada e ha chiamato i carabinieri, confessando l'omicidio.

I due si erano conosciuti nel 2010, ma tra alti e bassi si sono lasciati e successivamente era stato avviato un tormentato procedimento legale per stabilire l'affidamento della bambina. Lisa aveva presentato tre denunce per stalking nei confronti del ventisettenne.

Manduca è stato richiuso in carcere e condannato in primo grado all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e stalking. Pena che è stata poi definitivamente ridotta nei successivi gradi a 25 anni per essergli stata riconosciuta la seminfermità mentale come soggetto affetto da disturbi della personalità.

Anno 2011

Chignolo d'Isola
26 febbraio
Yara Gambirasio
26 febbraio 2011
Killer: Massimo Giuseppe Bossetti

Aveva 13 anni ed era scomparsa la sera del 26 novembre 2010 da Brembate di Sopra in provincia di Bergamo, paese in cui abitava. Il suo cadavere è stato ritrovato il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d'Isola (Bergamo) con numerose ferite, tra cui diversi fendenti d'arma da taglio e un trauma cranico rilevato dall'autopsia.

Negli anni successivi, attraverso le tracce di DNA rinvenute sugli indumenti intimi della ragazza, si è risaliti a Massimo Giuseppe Bossetti, arrestato il 16 giugno 2014 e considerato il responsabile dell'omicidio. L'uomo, 41 anni all'epoca del delitto, si è sempre dichiarato innocente.

È stato condannato all'ergastolo. Poco chiaro il movente che, secondo le motivazioni della sentenza, potrebbe essere ricondotto a delle avances sessuali respinte, unite al timore dell'aggressore di essere riconosciuto per aver commesso nei confronti della vittima qualcosa di grave.

Lamezia Terme
31 novembre
Adele Bruno
31 novembre 2011
Killer: Daniele Gatto

Detta Adelina, aveva 27 anni e fu ritrovata morta la mattina del giorno del suo compleanno, il 31 ottobre 2011, in un uliveto nelle campagne di Lamezia Terme, provincia di Catanzaro.

Il delitto avvenne il giorno precedente, quando l'ex compagno Daniele Gatto, 28 anni, denunciò per primo la scomparsa della vittima, mentendo inizialmente agli inquirenti e partecipando persino alle ricerche. Poi nelle ore successive, preso dai rimorsi, crollò e confessò l'omicidio della donna a un parente, il quale lo accompagnò a costituirsi. L'uomo veniva da una precedente relazione dalla quale era nato un figlio.

Il ventottenne rivelò di essere uscito in auto con l'ex compagna quando, sul luogo del delitto, la discussione sarebbe degenerata in una colluttazione: la vittima tentò di scappare, ma lui la bloccò e la aggredì fino a stroncarle la vita. Secondo le ricostruzioni delle indagini, la donna rifiutò l'ennesima richiesta di riallacciare il rapporto e per questo fu prima strangolata, poi colpita con alcune canne appuntite. Gatto è stato condannato a 30 anni di reclusione per omicidio volontario.

Licodia Eubea
27 dicembre
Stefania Noce
27 dicembre 2011
Killer: Loris Gagliano

Studentessa universitaria uccisa a 24 anni dall'ex fidanzato Loris Gagliano, coetaneo, nell'abitazione dei nonni in cui la vittima viveva a Licodia Eubea in provincia di Catania.

Gagliano non accettava la fine della relazione, iniziata 4 anni prima, e la mattina del 27 dicembre si recò nell'appartamento della donna armato di coltello, chiedendole di parlare per giungere a un chiarimento. Ne scaturì un ennesimo diverbio sfociato nel sangue: l'uomo sferrò diversi fendenti all'ex compagna, uccidendola. Nella stessa casa erano presenti i nonni della studentessa, anche loro aggrediti dal malintenzionato a colpi d'arma da taglio. Il nonno Paolo Miano perse la vita, mentre la nonna Gaetana Ballirò riuscì a salvarsi in seguito al ricovero in ospedale.

Il ventiquattrenne, subito dopo il delitto, scappò a bordo della sua auto, ma fu ritrovato dai militari a Marina di Acate (Ragusa) in stato confusionale: stava tentando di suicidarsi. Fu fermato e nei successivi interrogatori confessò la propria gelosia nei confronti dell'ex fidanzata. Al termine del processo in primo grado, è stato condannato all'ergastolo. La difesa presentò ricorso in Appello per effettuare una perizia psichiatrica, ma successivamente l'imputato scrisse una lettera in cui espresse la volontà di rinunciare al ricorso. Dopo varie analisi, si evinse la capacità di Gagliano di comprendere sia il gesto commesso che l'iter giudiziario a cui era sottoposto. Nel 2014 la Corte dichiarò inammissibile il ricorso confermando l'ergastolo.

Anno 2010

Adrano
24 luglio
Valentina Salamone
24 luglio 2010
Killer: Nicola Mancuso

Originaria di Biancavilla, fu ritrovata morta a 19 anni il 24 luglio 2010, impiccata a una trave all'esterno di una villa di Adrano in provincia di Catania. L'episodio fu inizialmente archiviato come suicidio, ma due anni dopo ulteriori attività investigative considerarono la pista dell'omicidio, anche grazie alle richieste dei componenti della famiglia Salamone che non credevano all'ipotesi del gesto estremo.

Le indagini accertarono che la ragazza non poté togliersi la vita da sola e sulle scarpe della vittima vennero rilevate le tracce di sangue dell'assassino, Nicola Mancuso, 33 anni. Quest'ultimo, sposato con un'altra donna e padre di tre figli, aveva una relazione extraconiugale con la vittima. Secondo le ricostruzioni, il fatto sarebbe avvenuto quando la diciannovenne e Mancuso erano ospiti insieme ad altri amici nella villa del delitto per trascorrere un weekend in compagnia.

Nel marzo del 2013 nei confronti dell'uomo fu emesso un'ordinanza di custodia cautelare. Il successivo mese di ottobre fu rimesso il libertà, ma venne poi richiuso nuovamente in carcere per la condanna a 14 anni di reclusione per traffico di droga. Mancuso si è sempre dichiarato innocente. Per gli inquirenti invece era il responsabile della morte dell'amante, di cui inscenò un suicidio, col movente che la sua relazione con lei divenne troppo scomoda da portare avanti. Nel 2019 è stato condannato in via definitiva all'ergastolo.

Avetrana
6 ottobre
Sarah Scazzi
6 ottobre 2010
Killer: Sabrina Misseri e Cosima Serrano

Scomparsa a 15 anni durante il pomeriggio del 26 agosto 2010 dopo essere uscita dalla sua abitazione di Avetrana, comune in provincia di Taranto. Il corpo senza vita è stato ritrovato il successivo 6 ottobre nello stesso paese, in contrada Mosca, in seguito alla confessione dello zio Michele Misseri che sostenne di aver ucciso la vittima dopo un tentativo di stupro.

Tuttavia dall'esame autoptico fu esclusa la violenza sessuale e le ricostruzioni delle indagini accertarono che l'uomo aveva mentito per coprire la figlia Sabrina Misseri, 22 anni, considerata l'autrice del delitto eseguito in complicità con la madre Cosima Serrano. Queste ultime sono state condannate all'ergastolo per concorso in omicidio volontario. Secondo le motivazioni della sentenza, la Misseri avrebbe strangolato la cugina mentre la madre inibiva alla vittima qualsiasi tentativo di difesa e fuga. Il gesto sarebbe stato compiuto per risentimento nei confronti di Sarah, perché la quindicenne avrebbe ostacolato la relazione amorosa fra la ventiduenne e un compaesano di nome Ivano Russo, di cui la ragazza si era invaghita.

Il padre Michele è stato condannato a 8 anni di reclusione per soppressione di cadavere, più 4 anni per depistaggio essendosi autoaccusato del delitto. Ivano Russo è stato condannato a 5 anni per depistaggio avendo fornito false informazioni al pubblico ministero e compiuto falsa testimonianza davanti alla Corte d'Assise.

Anno 2009

Bari
11 luglio
Anna Costanzo
11 luglio 2009
Killer: Alessandro Angelillo

Truccatrice del teatro Petruzzelli di Bari, trovata morta a 50 anni, all'interno della vasca da bagno della sua abitazione del rione San Girolamo di Bari, nella notte tra il 10 e l'11 luglio 2009.

L'autopsia stabilì che fu picchiata e strangolata, prima di essere poi annegata dal suo aguzzino. L'ex compagno Alessandro Angelillo, 33 anni, venne inizialmente indagato a piede libero, ma il successivo mese di novembre fu arrestato. Dalle risultanze investigative emerse che la vittima era stata perseguitata con l'ausilio di falsi profili social. Dopo il delitto, l'uomo tentò di depistare le indagini inscenando un omicidio a sfondo sessuale.

Angelillo confessò per la prima volta di essere stato l'assassino della donna durante il processo in Appello: la uccise perché lei rifiutò le continue richieste di tornare a stare insieme a lui. Condannato in primo grado a 30 anni, la pena è stata successivamente ridotta in via definitiva a 16 anni di reclusione, escludendo l'aggravante della crudeltà.

Anno 2008

Gavoi
27 marzo
Dina Dore
27 marzo 2008
Killer: Francesco Rocca e Pierpaolo Contu

La sera del 26 marzo 2008 Francesco Rocca, 42 anni, dentista operante a Nuoro, denunciò la scomparsa della moglie di 37 anni. Il cadavere della vittima fu ritrovato poche ore dopo, nella notte del 27 marzo, nel bagagliaio della sua auto parcheggiata nel garage di casa a Gavoi in provincia di Nuoro.

Secondo gli inquirenti, l'uomo aveva ordinato l'uccisione della donna perché voleva liberarsi di lei senza incorrere in una separazione legale che avrebbe danneggiato il suo patrimonio economico. La svolta nelle indagini 5 anni dopo la morte, quando fu scoperto che il marito aveva inscenato un sequestro di persona, commissionando l'omicidio a Pierpaolo Contu, 17 anni all'epoca dei fatti, che aveva poi confidato di essere stato pagato da Rocca per ucciderla.

Entrambi condannati: ergastolo al marito come mandante e 16 anni di reclusione a Contu come esecutore materiale del delitto.

Passogatto di Lugo
2 settembre
Yanexy Gonzales Guevara
2 settembre 2008
Killer: Marco Cantini

Scomparsa a 23 anni il 21 agosto 2008 e trovata morta il successivo 2 settembre in fondo a un pozzo a Passogatto, frazione di Lugo in provincia di Ravenna, a poca distanza dall'abitazione in cui viveva insieme al marito, Marco Cantini, 35 anni, e la figlia di 2 anni. La coppia era in corso di separazione.

Inizialmente l'ipotesi di suicidio fu la più accreditata, ma col passare del tempo si fece più evidente la pista dell'omicidio, per il quale il compagno fu indagato a piede libero dalla procura di Ravenna. Nel marzo del 2011 Cantini fu arrestato. L'uomo tuttavia si è sempre dichiarato innocente: l'esame autoptico non riuscì a stabilire l'esatta causa del decesso e non fu rilevata alcuna traccia di morte violenta perché il cadavere fu rinvenuto in avanzato stato di decomposizione.

Cantini nel 2012 fu assolto al termine del processo in primo grado. Nel 2014 però è stato condannato in Appello a 23 anni di reclusione. La Corte di Cassazione nel 2015 annullò tale sentenza disponendo un nuovo procedimento in Appello. La pena è stata poi riapplicata nel processo d'Appello bis del 2016 e resa definitiva dalla Cassazione nel 2018. Secondo il verdetto dei giudici, l'esame autoptico fu svolto superficialmente e la vittima fu soffocata dopo essere stata spinta e premuta con la testa contro uno dei cuscini del divano dell'abitazione.

Manzano
11 novembre
Tatiana Tulissi
11 novembre 2008
Killer: Paolo Calligaris

Originaria di Villanova del Judrio, frazione di San Giovanni al Natisone, è morta a 37 anni l'11 novembre 2008 nella villa di Manzano in provincia di Udine dove conviveva insieme al compagno Paolo Calligaris. Il decesso avvenne dopo essere stata raggiunta da tre colpi d'arma da fuoco di una pistola mai ritrovata dagli investigatori. Fu proprio l'uomo, a suo dire, a ritrovare la vittima riversa a terra esanime sull'uscio di casa mentre rientrava nell'abitazione.

Calligaris fu indagato, ma dopo mesi di indagini la procura non ottenne concreti elementi per formulare una richiesta di rinvio a giudizio e chiese l'archiviazione del caso, poi confermata dal gip nel gennaio del 2012. Tuttavia gli inquirenti proseguirono il lavoro di investigazione a carico di ignoti e nel 2016 fu riaperto il fascicolo. Dalle nuove risultanze, sarebbe stato proprio il compagno a compiere il delitto, uccidendo la donna al culmine di un litigio.

Nel 2018 l'uomo è stato rinvito a giudizio e nel 2019, dopo 11 anni, è stato condannato in primo grado a 16 anni di reclusione per omicidio volontario al termine del processo svolto secondo la formula del rito abbreviato.

Anno 2007

Garlasco
13 agosto
Chiara Poggi
13 agosto 2007
Killer: Alberto Stasi

Trovata morta a 26 anni il 13 agosto del 2007 nella sua abitazione di Garlasco in provincia di Pavia. A dare l'allarme fu il fidanzato Alberto Stasi, 24 anni, che però venne considerato dagli inquirenti il principale sospettato. L'esame autoptico sul cadavere della vittima stabilì che la morte fu causata da un'aggressione, avvenuta il giorno stesso del ritrovamento, mediante un oggetto contundente mai identificato. La ragazza in quel periodo viveva da sola in casa poiché i suoi genitori erano andati in vacanza. Prima del delitto, la ventiseienne avrebbe aperto, facendo entrare in casa, una persona che conosceva dato che non furono rinvenuti segni di effrazione.

Stasi si è sempre proclamato sempre innocente, ma la Procura richiese e ottenne il rinvio a giudizio con l'accusa di omicidio volontario aggravato. Nel 2009 l'uomo fu assolto in primo grado per insufficienza di prove. Sentenza che fu confermata nel 2011 in Appello, ma non nel 2013 in Cassazione, che dispose l'annullamento e il rifacimento del procedimento in Appello. Nel 2014 il processo di Appello bis ha condannato l'imputato a 16 anni di reclusione escludendo le aggravanti della crudeltà e della premeditazione. Il verdetto è stato confermato l'anno successivo in via definitiva dalla Corte di Cassazione.

Anno 2006

Marina Romea di Ravenna
1 marzo
Khadra Tahallaiti
1 marzo 2006
Killer: Ben Hamma Hassen Sliti

40enne di origini algerine trovata morta la mattina del 1° marzo 2006 all'interno di un'auto semisommersa nel canale di Baiona, in località Marina Romea, frazione di Ravenna. Il cadavere presentava ferite d'arma da taglio.

Arrestato alcune ore più tardi l'ex marito della donna, Ben Hamma Hassen Sliti, tunisino di 32 anni, che aveva scontato in passato due anni di reclusione per episodi di violenza nei confronti dell'ex moglie. Secondo le ricostruzioni, il giorno precedente, 28 febbraio, il malintenzionato sequestrò la vittima in strada davanti alla figlia di 13 anni, costringendola a salire sulla propria auto. Fu la ragazza che aveva assistito al rapimento ad allertare le forze dell'ordine, che successivamente fecero scattare le ricerche del trentaduenne. In seguito avvenne l'aggressione mortale e l'occultamento del cadavere in macchina, trascinata nel canale e ritrovata il giorno dopo.

Sliti fu rintracciato a Ventimiglia, a bordo di un treno, mentre cercava di lasciare l'Italia. Nell'interrogatorio di fronte agli inquirenti, confessò il delitto. Il tunisino non aveva mai accettato l'allontanamento da parte dell'ex moglie, che si era rifatta una vita legandosi ad un altro uomo. Khadra in passato aveva denunciato l'ex marito per ripetuti maltrattamenti. Detenuto con l'accusa di omicidio volontario, è stato condannato a 20 anni di reclusione. Esclusa l'aggravante della premeditazione.

Anno 2005

Montalto Uffugo
9 gennaio
Lisa Gabriele
9 gennaio 2005

Originaria di Rose in provincia di Cosenza, fu trovata morta a 22 anni il 9 gennaio 2005, riversa all'interno della sua auto nei boschi tra Montalto Uffugo e Rende (Cosenza). Accanto a lei un biglietto di addio. La vicenda fu ufficialmente archiviata come un decesso per suicidio, nonostante l'autopsia non avesse rilevato elementi chiari per suffragare tale eventualità.

Al contempo si pensò anche a un tentativo di depistaggio per nascondere un omicidio, considerando tra l'altro che le impronte della vittima sul luogo del ritrovamento furono cancellate e il biglietto accanto al corpo non era totalmente autentico, dunque sarebbe stato scritto da lei solo in parte.

Una lettera anonima inviata alla Gazzetta del Sud nel 2019 ha riaperto il caso con la riesumazione del cadavere per effettuare nuovi accertamenti. Nella missiva sarebbe stato riportato che a uccidere la ventiduenne sarebbe stato il suo amante, un poliziotto sposato con un altra donna e che aveva frequentazioni negli ambienti della malavita. Costui l'avrebbe soffocata con un cuscino per poi simularne il suicidio. Già 4 mesi prima della morte, l'uomo l'aveva maltrattata, mandandola all'ospedale.

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