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Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

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Montegaldella. Omicidio Marianna Sandonà. L'amico Paolo Zorzi racconta gli ultimi istanti della tragedia avvenuta un anno fa.

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Miniatura della notizia (Miniatura di Pottercomuneo, licenza CC BY-SA 4.0)

Sabato scorso qualcuno ha strappato i fiori dalla tomba di Marianna Sandonà e li ha sparpagliati per il cimitero. La donna di 43 anni è morta l'8 giugno del 2019 a Montegaldella (Vicenza) per mano dell'ex compagno Luigi Segnini.

Negli ultimi mesi è capitato troppo spesso: i boccioli spezzati, i vasi spariti, il furto di una collanina e la razzia di altri oggetti che gli amici avevano lasciato lì. Su questo si è espresso anche l'amico della vittima, Paolo Zorzi, che fu coinvolto nell'aggressione e tentò di difendere Marianna. Per le gravi lesioni riportate, per un lungo periodo fu ricoverato in ospedale in coma farmacologico.

Il Corriere ha pubblicato le sue parole: "Sta succedendo qualcosa di strano in quel cimitero. Non voglio puntare il dito contro nessuno e spero che le indagini in corso possano fare chiarezza. Dico solo che viene il sospetto che l'obiettivo di questi raid non sia casuale e che vogliano tormentare Marianna anche adesso che lei non c'è più".

L'uomo ha anche raccontato i momenti della tragedia di quel maledetto 8 giugno dell'anno scorso: "Siamo scesi al piano interrato, dove ci sono i garage del condominio. Segnini ha cominciato a caricare le cose nella sua auto e nel frattempo insultava Marianna, dandole della poco di buono, accusandola di averlo tradito e di altre assurdità".

Poi è risalito in auto ed è sceso in garage. Il femminicidio si è consumato in pochi minuti: "Ha aperto lo sportello e ricordo di aver visto il coltello prima ancora che posasse il piede sinistro fuori dalla vettura. Ho detto a Marianna: "Questo ci fa del male, questo ci ammazza!", ma non ho neppure finito la frase che lui le ha trafitto un braccio. Ho tentato di salvarla. Ho provato a trascinarla via, a strappargliela di dosso. Ma lui era una furia"

Luigi Segnini è in carcere e in autunno inizierà il processo in rito abbreviato che si aprirà con una perizia psichiatrica che dovrà valutare la capacità dell'imputato di intendere e di volere. Se dovessero emergere problemi psichici l'uomo potrebbe perfino essere prosciolto da ogni accusa. "Non deve accadere - conclude Zorzi - Marianna merita giustizia".

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