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Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

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Nago Torbole. Un anno fa l'omicidio di Eleonora Perraro. La lettera della sorella: "Donne, ragazze, bambine, abbiate speranza".

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Miniatura della notizia (Miniatura di Zairon su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

Un anno fa nei giardini del bar Sesto Grado di Nago Torbole moriva Eleonora Perraro, 43 anni. Per quella tragedia è in carcere, con l'accusa di omicidio il marito Marco Manfrini, che però si è sempre dichiarato innocente sostenendo di non ricordare cosa fosse successo nella notte tra il 4 e il 5 settembre 2019.

Per gli inquirenti, tuttavia, non ci sarebbero dubbi. Troppi gli indizi a carico del 50enne che l'avrebbe massacrata di botte, uccisa da numerose percosse, pugni e morsi al volto e alla testa. A un anno di distanza, a parlare con una lettera pubblicata da il Dolimiti è Erika Perraro, la sorella della vittima.

La ha fatto ricordando la povera Elena e soprattutto lanciando un appello a tutti e a tutte perché, spiega, "parlare, ascoltarsi, confidarsi può cambiare intere esistenze". E così che vorrebbe solo avere ancora un minuto da poter dedicare a sua sorella: "Se lo avessi le direi di chiedermi aiuto. Un minuto è un repertorio di futuri possibili. Di infinite deviazioni che la vita può imboccare".

"È passato un anno. 525.600 minuti. Tante vite possibili. Una vita certamente persa. Che manca a tutti quelli che l'hanno amata. Donne, ragazze, bambine - dice Erika - cercate quel minuto, abbiate la forza di trovarlo e di afferrare la mano di chi vi può aiutare. Di chi c'è. Perché ricordatevi. C'è sempre qualcuno. C'è sempre una speranza".

"Eleonora credeva nelle persone" - prosegue la sorella. "Credeva nel perdono. Eleonora non serbava rancore, odio. Non provava rabbia. Era una persona che porgeva sempre l'altra guancia. Pronta a dare sé stessa pur di non vedere soffrire chi amava. Sacrificando tutto ciò che poteva. Senza limiti. E quella notte è arrivata a giocarsi la vita per ciò in cui credeva".

"Eleonora non avrà un domani. Non avrà un bambino. Non avrà più amore. Eleonora è morta tragicamente. Eleonora non tornerà. Eleonora non suonerà più al campanello di casa saltandomi addosso ridendo e scherzando. Non disegnerà più. Non canterà più. Non coccolerà più il suo amato Achille. Non abbraccerà più la mamma, il papà e tutte le persone che amava. Lei non potrà più fare nulla. Purtroppo non è l'unica vittima di amori malati. Non è stata la prima. Non è stata l'ultima".

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