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Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

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I residenti di Roma Nord contro un centro per le donne vittime di violenza. "Via da qui, ci deprezzate le case".

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Una casa rifugio vicino ad altre case di pregio. Destinata a donne umiliate, vittime di soprusi, spezzate dalla violenza maschile, che cercano solo di riprendere in mano la propria esistenza. Tuttavia non ben voluta tra i condomini di una palazzina in via Cassia, a Roma Nord: "Noi, in quel palazzo, non le vogliamo: ci deprezzano il valore del bene. Non sia mai che un giorno i nostri figli dovessero trovarsi in classe con i bambini di quelle donne. Ci sono pure molti studi di professionisti in zona, ne risentirebbero anche loro".

È bastato ieri mattina un sopralluogo della presidente dell'associazione Telefono Rosa, Maria Gabriella Cernieri Moscatelli, in uno dei tre immobili sottratti alle mafie inseriti nell'ultimo bando del Comune di Roma e della Regione Lazio, destinato a supportare progetti sociali e che dovrebbe ospitare 5 posti letto, per additare come bersaglio madri, mogli, sorelle, amiche, donne ancor prima di tutto, vittime di violenza.

È accaduto già a febbraio scorso, infatti, con la casa rifugio in zona Parioli, che i condomini e i residenti manifestassero il loro disappunto. "I primi mesi abbiamo avuto un sostegno – riconosce Moscatelli - ma i primi di settembre la situazione è precipitata nuovamente: una domenica mattina mi sono sentita dire davanti la casa "lei, qui, dà fastidio", "la denunciamo". Tutto questo perché le donne stendono i panni sul prospetto. La trovo una cosa assurda".

"È una questione culturale e di mentalità, pensano che non facciano parte del loro mondo. Sentire offendere persone che già in passato sono state trattate male, è un dispiacere enorme".

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