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Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

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Reggio Calabria. Omicidio Mary Cirillo del 2014. Ridotta a 17 anni in Appello Bis la condanna per il marito Giuseppe Pilato.

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Miniatura della notizia (Miniatura di Vittorio Martire su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

La Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria ha rideterminato a 17 anni di reclusione la pena nei confronti di Giuseppe Pilato, responsabile dell'omicidio della moglie Mary Cirillo. Il delitto avvenne il 18 agosto del 2014 a Marina di Monasterace (Reggio Calabria).

L'uomo, al culmine di una violenta lite, sparò due colpi di pistola alla moglie, poi fuggì non facendosi rintracciare per 5 giorni. La prima a scoprire il corpo senza vita della vittima fu la figlia di 10 anni, di ritorno a casa. Il successivo 23 agosto l'omicida si costituì in caserma, respingendo ogni addebito. Solo negli anni seguenti, durante il primo processo d'Appello, l'uomo ritrattò e confessò il delitto.

L'imputato era stato condannato in primo grado all'ergastolo con 18 mesi di isolamento diurno. In Appello la pena è stata abbassata a 26 anni, previa concessione delle attenuanti generiche e l'assoluzione da altri due pesanti capi d'imputazione. La sentenza però è stata annullata in Cassazione con rinvio in Appello bis, limitatamente al trattamento sanzionatorio e, in particolare, ai benefici derivanti dalla concessione del rito abbreviato.

Difatti nell'udienza preliminare il giudice aveva ritenuto di non acquisire gli elaborati consulenziali della difesa, ledendo così, come sancito dalla Corte di Cassazione, il diritto alla controprova. Oggi la sentenza ha rideterminato la pena abbassandola a 17 anni.

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