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Tribunale di Bologna. Processo per l'omicidio di Atika Gharib. La telefonata del killer: "L'ho uccisa e l'ho bruciata".

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Quando ancora il cadavere di Atika Gharib non era stato trovato, l'ex compagno, Mohamed Chamekh, "mi telefonava e rideva: 'Ora sei contenta, tra poco ti arriva una bella notizia. Adesso tocca a te'". Lo ha raccontato alla Corte di assise di Bologna, Khadija, la sorella della donna di origini marocchine uccisa da Chamekh, che dopo averla assassinata ne bruciò il corpo, ritrovato in un casolare abbandonato a Castello D'Argile, nel Bolognese.

Il processo al 42enne sta proseguendo con i testimoni nell'accusa, dopo che la Corte ha disposto per l'imputato una perizia psichiatrica. L'omicidio si consumò il 2 settembre 2019 e un mese prima Atika, che viveva a Ferrara, aveva cacciato di casa l'uomo con cui aveva una relazione da febbraio.

"Mia sorella aveva paura di lui - ha raccontato la testimone - Chamekh la controllava, le telefonate e i messaggi delle chat". Kadjia ha ricostruito anche le violenze domestiche subite da Atika e dalle figlie, ad opera di Chamekh.

Il 2 agosto, quando dopo un episodio che portò Atika in ospedale, lei si decise a mandarlo via, "mentre se ne andava Chamekh le diceva, in arabo, 'ti uccido'". La sorella della vittima ha anche riferito di come fu lo stesso imputato a chiamare in Marocco una parente per dire quello che aveva fatto: "Mi telefonò e mi disse che lui le aveva detto: 'Ho ucciso Atika e l'ho bruciata, l'ho mandata da Dio, ora io sto bene'".

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