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Potenza. In ricordo di Elisa Claps, vittima di femminicidio e indifferenza. Le parole del criminologo Sergio Caruso.

Miniatura della notizia (Miniatura di Michele Luongo su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

In occasione della Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le Donne, il dott. Sergio Caruso, psicologo e criminologo, ricorda il noto caso dell'omicidio di Elisa Claps avvenuto in Basilicata nel 1993, il cui corpo fu rinvenuto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza, diciassette anni dopo, il 17 marzo 2010.

"Elisa aveva 16 anni quando fu uccisa da Danilo Restivo lo stesso giorno della sua scomparsa, il 12 settembre 1993. Oltre alla morte, Elisa è stata abbandonata, dimenticata e occultata nel sottotetto della Chiesa al centro della città, per diciassette lunghi anni. Complici tutti, anche chi giurava di servire Dio. Purtroppo cambiano i nomi, le città e modalità, ma le storie sono amaramente tutte uguali: uccise da chi diceva di amarle, partner o ex partener, uomini violenti e spesso disturbati che proiettano il loro odio in una gelosia soffocante caratterizzata da sottomissioni e sensi di colpa".

"Nel caso di Restivo, di cui le condotte moleste erano già tristemente note, non è stata solo Elisa vittima della sua violenza e possessione. Successivamente in Inghilterra ha ucciso un'altra donna, Heather Barnett, con lo stesso modus operandi, e solo lì è stato fermato. In un'analisi simbolica criminologica quella ciocca di capelli che l'assassino Restivo tagliava alle sue donne vittime, rappresentava il 'trofeo' di anima e corpo di cui entrava in possesso e testimoniava proprio il dominio da cui era ossessionato".

"Diciassette anni senza una risposta, diciassette anni senza una soluzione, diciassette anni di sconfitta per tutta la società e diciassette coltellate alla famiglia che in un giorno di Settembre ha visto sparire sua figlia senza poter andare a portare un fiore alla sua tomba fino al 2010, anno del ritrovamento del cadavere. Elisa non c'è più, ma è doveroso ricordarla oggi con iniziative che trattino la violenza sulle donne, centri antiviolenza, convegni nelle scuole per ragazzi e adulti".

"L'indifferenza rende complici e non ignoriamo mai che a uccidere è anche l'indifferenza stessa".

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