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Brescia. Manuela Bailo uccisa da taglio alla gola. Le motivazioni della condanna a 16 anni: "Pasini manipolatore e mentitore".

Miniatura della notizia (Miniatura di Wolfgang Moroder su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0)

"Risulta provato che Manuela Bailo non morì per effetto del traumatismo patito al capo, ma che le furono inferti uno o due tagli alla gola quando la giovane era ancora in vita".

Lo scrivono i giudici della Corte d'Assise d'Appello di Brescia nelle motivazioni della condanna a 16 anni per omicidio volontario nei confronti di Fabrizio Pasini, l'ex sindacalista della Uil che nell'estate del 2018 uccise l'amante Manuela Bailo, 35 anni, e occultò il cadavere nelle campagne cremonesi per poi andare in vacanza due settimane in Sardegna con moglie e figli. Disse che, dopo un litigio, la donna cadde dalle scale.

Anche in Appello, così come in primo grado, non è stata riconosciuta l'aggravante della premeditazione. La decisione di uccidere la vittima non era stata scatenata da un impeto, ma dalla deliberata scelta dell'imputato, giunto a una vera e propria resa dei conti, di sopprimere l'amante anziché confessarle, accettando le conseguenze, l'impossibilità da parte sua di consolidare la loro relazione.

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