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Frosinone. Omicidio Gloria Pompili. Le motivazioni della sentenza d'Appello: "La vittima vista solo come una macchina da soldi".

Miniatura della notizia (Miniatura di Pietro Scerrato su Panoramio e Wikimedia Commons, licenza CC BY 3.0)

"Una macchina da soldi". E basta. Ecco cosa rappresentava Gloria Pompili per i due imputati condannati anche dalla Corte d'Assise d'Appello per l'omicidio della giovane donna frusinate, madre di due figli, mortificata e uccisa di botte il 23 agosto del 2017 in una piazzola di sosta sulla Monti Lepini a Prossedi.

I giudici sottolineano nelle motivazioni della condanna per i due imputati: la zia Loide Del Prete e il compagno di lei, il tunisino Saad Mohamed Elesh Salem, sia la crudeltà che "la violenza inaudita" e usano il termine "bestiale" per descrivere il pestaggio. "Il corpo della vittima parla da solo", è un altro passaggio indicativo che rende l'idea di cosa sia successo quella sera in auto.

Un testimone a processo aveva visto a Nettuno, poche ore prima dell'omicidio, "una ragazza che veniva picchiata da un uomo e una donna, i quali dopo averla fatta cadere a terra, la colpivano". Nel pomeriggio del 23 agosto del 2017 un altro testimone aveva visto la giovane frusinate che entrava nel suo negozio, appariva sofferente e aveva gli zigomi neri. Erano quelle le ultime ore di vita della ragazza.

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