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Nago Torbole. Omicidio Eleonora Perraro. L'appello della sorella Erika: "Le leggi ci sono. Le vittime non sanno che lo Stato c'è".

Immagine della notizia (Miniatura di Zairon su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

Martedì si è svolta la seconda udienza del processo per il terribile femminicidio di Eleonora Perraro, avvenuto nel settembre del 2019 a Nago Torbole (Trento). Un unico imputato, il marito Marco Manfrini, accusato di un omicidio terribile tra percosse, strangolamento e morsi.

Tra i testimoni dell'accusa c'è anche la sorella di Eleonora, Erika Perraro che a "il Dolomiti" ha ricordato di quanto ci sia bisogno di un cambio di passo, prima di tutto culturale, nella società. Bene le fiaccolate, le manifestazioni di solidarietà e le raccolte fondi per sostenere le famiglie delle vittime, ma bisogna riuscire ad andare oltre. In questo senso, solo partendo dalle scuole e dalle nuove generazioni si può sperare di ottenere un cambiamento.

Purtroppo è molto difficile sperare che siano quegli stessi genitori, intrisi di una subcultura patriarcale e maschilista, a spiegare ai loro figli come crescere in maniera diversa, migliore di loro. Serve anche un cambio di passo del mondo dell'informazione, spiega Erika: "Il livello delle nostre fonti di notizia è a dir poco penoso".

"Al numero 1522 ci sono operatori specializzati, psicologi e avvocati che aiutano - racconta Erika - che portano a conoscenza delle nuove tutele. Il sistema sta cambiando. Ma finché le persone non lo sanno, non troveranno mai quel coraggio che serve per aiutarsi a vivere".

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