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Napoli. Omicidio Fortuna Bellisario a Miano. La Procura non si arrende e si prepara al processo d'Appello.

Immagine della notizia (Miniatura di Antoine Pitrou su Wikimedia Commons, licenza FAL 1.3)

Non fu un omicidio preterintenzionale. Ma "volontario". Anzi, la contestazione della "orribile vicenda omicidiaria" fu "ingiustificatamente modificata". Ecco cosa scrivono i pm tre mesi dopo la sentenza di primo grado.

Fortuna Bellisario "fu vittima di un'aggressione particolarmente brutale, caratterizzata da reiterati colpi inferti sia con le mani che con oggetti contundenti, e che ha visto la vittima attinta anche in zone vitali, quali senza dubbio è la testa".

Ecco perché la Procura di Napoli chiede l'appello per rendere giustizia alla 35enne che fu uccisa il 7 marzo del 2019 dal suo marito, Vincenzo Lo Presto, nel quartiere di Miano. Assassinio avvenuto a mani nude e a colpi "di gruccia ortopedica e di uno scovolino di metallo", con cui l'uomo ha picchiato selvaggiamente su varie parti del corpo.

Lo Presto è stato condannato a 10 anni in primo grado per effetto della derubricazione del reato da omicidio volontario a preterintenzionale. E dal 23 febbraio è stato rimandato a casa, agli arresti domiciliari.

Dunque i pm si preparano al processo d'Appello sostenendo che non era vero che quell'uomo picchiò senza la volontà di uccidere, contestando l'omicidio volontario.

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