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Ronciglione. Il caso di Maria Sestina Arcuri. Per i consulenti della difesa non fu omicidio: "Landolfi non l'ha spinta giù dalle scale".

Immagine della notizia (Miniatura di CRoberto68 su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0)

Nel processo a carico di Andrea Landolfi, accusato di aver ucciso la fidanzata Maria Sestina Arcuri nella notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019, spingendola dalle scale della casa di Ronciglione (Viterbo), hanno parlato gli ultimi due consulenti della difesa: l'ingegner Giuseppe Monfreda e il medico legale Massimiliano Mansutti. Entrambi hanno escluso che la 25enne sia stata lanciata o spinta dal parapetto delle scale.

Il dottor Monfreda ha smontato la ricostruzione della dinamica della caduta proposta dai Ris dei Carabinieri: "Il modello matematico applicato dai Ris sarebbe corretto se fosse stato applicato a una palla lanciata che effettua una parabola - ha affermato l'ingegnere di fronte ai giudici. Peccato, però, che si tratti di un corpo umano. Se Maria Sestina fosse caduta seguendo questa traiettoria avrebbe urtato contro degli oggetti, come la cassapanca e le numerose suppellettili, presenti nel contorno, che invece sono rimasti intonsi".

In seguito a parlare in aula è stato il medico legale Massimiliano Mansutti, il quale ha riferito in merito alle lesioni riportate dall'imputato, che secondo il professionista sarebbero compatibili con la dinamica da lui descritta nella deposizione di lunedì scorso e che nessun perito o consulente aveva posto all'attenzione della Corte d'Assise.

"Credo che non si possa parlare di precipitazione, poiché in medicina legale è un termine utilizzato anche per cadute da altezze ridotte – ha riferito Mansutti. La caduta o il rotolamento dalla scalinata sono improbabili, ma non impossibili, e ritengo che la ricostruzione rilasciata da Landolfi sia verosimile".

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