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Melito. Omicidio Norina Matuozzo. La madre: "No a sconti sulla pelle di mia figlia. Continueremo a chiedere la conferma dell'ergastolo".

Immagine della notizia (Miniatura di Steve Morgan su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

Il 2 marzo 2019, a Melito di Napoli, perdeva la vita Norina Matuozzo, la 33enne madre di due figli uccisa dal marito Salvatore Tamburrino, che le sparò tre colpi di pistola in casa sotto gli occhi dei parenti.

Una drammatica vicenda che nel corso delle indagini si intrecciava con fatti di camorra. Tamburrino era un affiliato del clan Di Lauro e fu proprio grazie a una sua intercettazione telefonica, che il boss Marco Di Lauro, allora latitante, fu arrestato. Lo stesso giorno dell'omicidio di Norina, infatti, coincise con la cattura del boss latitante.

La famiglia di Norina però ha più volte sottolineato che la morte della 33enne fu frutto di un femminicidio e non un omicidio di camorra. I genitori della donna attualmente sono sottoposti a protezione e non abitano più a Melito, ma in una località segreta. I figli della vittima sono stati affidati ai nonni materni e hanno 16 e 9 anni.

Dopo la condanna in primo grado all'ergastolo nei confronti di Tamburrino, la mamma di Norina si espose pubblicamente per ribadire la sua posizione in relazione ai presunti sconti che la difesa dell'imputato aveva richiesto per le dichiarazioni dell'uomo, che avevano portato a una serie di arresti eccellenti nell'ambito della criminalità organizzata.

"È vergognoso! Io pretendo che questo processo mai e poi mai venga mischiato con la camorra. Questo é un processo per femminicidio e io non permetto che vengano approvati sconti e benefici sulla pelle di mia figlia".

"Fino ad oggi non mi sono mai esposta, soprattutto per la situazione attuale, e sono stata chiusa nel mio dolore attendendo il giorno in cui mia figlia avesse avuto giustizia. L'unica cosa che mi importa è che gli venga confermato l'ergastolo fino alla fine e combatterò sempre per far sì che questo accada".

"È importate però per me ringraziare ancora una volta i giudici che non si lasciano influenzare e ai nostri avvocati che continuano a chiedere il massimo della pena".

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