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Firenze. Al via il processo d'Appello bis per la morte di Martina Rossi a Palma de Mallorca. I genitori: "Si eviti la prescrizione".

Immagine della notizia (Miniatura di Zolli su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0)

È iniziato il processo d'Appello bis per la morte di Martina Rossi, la giovane che la sera del 3 agosto 2011 perse la vita a Palma de Mallorca (Spagna), in circostanze che suscitarono molte controversie. I genitori della ragazza lottano da dieci anni per stabilire la verità su cosa accadde alla loro amata figlia e sperano che il processo possa essere celebrato in fretta, prima che il reato di tentato stupro sia estinto dalla prescrizione la prossima estate.

La 20enne ligure, in vacanza nell'isola delle Baleari insieme ad alcune amiche, morì precipitando dal sesto piano dell'hotel Santa Ana. Secondo l'accusa, la ragazza scavalcò il balcone della camera 609 per sfuggire a una tentata violenza da parte di due ragazzi italiani, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, precipitando nel vuoto. In Spagna la sua morte fu archiviata come suicido. In Italia i due indiziati furono rinviati a giudizio e condannati in primo grado.

Sentenza poi ribaltata alla Corte d'Appello di Firenze che li aveva assolti dall'accusa di tentata violenza sessuale, mentre era stato dichiarato prescritto il capo d'imputazione di morte in conseguenza di altro reato. Ma lo scorso gennaio il verdetto della Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado, disponendo un nuovo processo d'Appello.

Secondo la Suprema Corte, i giudici di Firenze, "con un esame invero superficiale del compendio probatorio, hanno ritenuto di ricostruire una diversa modalità della caduta della ragazza, cadendo in un macroscopico errore visivo di prospettiva nell'esaminare alcune fotografie, quanto all'individuazione del punto di caduta, individuandolo nel centro del terrazzo".

"Speriamo di correre veloci evitando ostacoli come la prescrizione affinché si riescano ad affermare le responsabilità per la morte di nostra figlia", dichiararono Bruno e Franca Rossi, i genitori della vittima, dopo la sentenza della Cassazione.

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