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Bari. Omicidio Donata De Bello. Le motivazioni della condanna in Appello: "Il compagno preferì annullarla, piuttosto che perderla".

Immagine della notizia (Miniatura di Pasquale Braschi su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

"Aveva preferito annullare la compagna, piuttosto che perderla". È uno dei passaggi delle motivazioni con le quali la Corte d'Appello di Bari nel gennaio scorso ha confermato la condanna alla pena di 22 anni di reclusione nei confronti del barese Marco Basile.

Il 34enne era imputato per l'omicidio volontario e l'occultamento del cadavere della 48enne Donata De Bello, il cui corpo senza vita fu trovato il 13 luglio 2017 nella casa al quartiere Madonnella dove la coppia aveva convissuto.

Nelle motivazioni, i giudici ricostruiscono i "frequenti litigi e le colluttazioni" tra i due, come quello della sera del delitto, dimostrato "dalle escoriazioni e dalle ecchimosi anche di origine non recente rilevate sul corpo della donna".

"Dopo aver cagionato volontariamente la morte della compagna- si legge nella sentenza - ha inteso occultarne il cadavere, avvolgendolo con un tappeto, un lenzuolo, un telo di cellophane e un piumino e trasportandolo al piano superiore, dove lo rinchiudeva in un armadio".

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