Ravello. Omicidio Patrizia Attruia del 2015. Depositate le motivazioni della condanna definitiva a Giuseppe Lima.

Immagine della notizia (Miniatura di Deror_avi su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

I giudici della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dai legali di Giuseppe Lima, il muratore di origini paganesi che, il 27 marzo di sei anni fa, a Ravello (Salerno), uccise Patrizia Attruia in concorso con Vincenza Dipino. Quest'ultima era stata condannata in via definitiva a 14 anni di reclusione.

È stata chiusa dunque l'ultima parentesi giudiziaria su quello che viene ricordato come "l'omicidio della cassapanca", poché gli imputati chiusero il corpo della donna assassinata nel mobile. Da ciò la condanna anche per occultamento di cadavere. Giuseppe Lima è stato condannato, in via definitiva, a 13 anni di reclusione.

Nelle motivazioni depositate in questi giorni (la sentenza è dello scorso mese di novembre), gli ermellini hanno spiegato anche perché è stata riconosciuta la maggiore gravità della condotta attribuita a Lima, per la sua indole violenta e aggressiva, come emerso anche dalle dichiarazioni dell'ex moglie e delle figlie. Nel corso dei due processi (quello all'altra imputata è stato stralciato e ha seguito un corso diverso) è emerso che il muratore, rientrato in Costiera dopo una parentesi di lavoro al Nord, era solito picchiare sia Vincenza Dipino che Patrizia Attruia.

Il movente dell'omicidio era tutto nel "triangolo amoroso" che si era creato nell'appartamento di Ravello. Tra Dipino e Lima, infatti, era nata una relazione clandestina che aveva finito per scatenare l'ira della compagna dell'omicida. La convivenza a tre andava avanti da circa tre anni finché non scoppiò la scintilla tra l'assassino e la complice.

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