Ancona. "La moglie viveva troppo all'occidentale". Il marito accusato di maltrattamenti e condannato per tentato omicidio.

Immagine della notizia (Miniatura di Superchilum su it.wikipedia.org, licenza CC BY-SA 4.0)

Sette anni e otto mesi di reclusione per aver colpito violentemente la moglie alla schiena con un cacciavite al culmine di una lite domestica. È la condanna rifilata dal collegio penale a un tunisino di 58 anni, arrestato nel novembre del 2019 dai Carabinieri dopo l'aggressione alla coniuge, avvenuta in un appartamento ad Ancona.

L'uomo, su cui pende la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla vittima, doveva rispondere di tentato omicidio e maltrattamenti in famiglia. Dalle indagini erano affiorati i pregressi soprusi morali e fisici impartiti dall'imputato (di professione pescatore) alla moglie 45enne nell'arco di un matrimonio durato oltre vent'anni.

Soprusi dettati anche dall'impostazione autoritaria dell'imputato che, secondo quanto emerso, non avrebbe visto di buon occhio la volontà della moglie di crearsi una propria indipendenza. Modi di vivere ritenuti dall'uomo troppo all'occidentale.

La donna, nel corso del processo dove non si è costituita parte civile, ha anche ritrattato in parte le accuse mosse subito dopo l'aggressione. Un cambio di rotta che non ha però convinto il collegio, tanto da farlo propendere per la condanna.

Per la Procura, ci sarebbero state nel tempo plurime minacce ("Uccido te, i nostri figli e poi mi ammazzo", "Ti taglio la testa") e aggressioni, in un'occasione anche con un coltello e alla presenza dei figli minori.

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