Brescia. Omicidio Stefania Crotti. Le motivazioni della Corte d'Appello alla conferma della condanna a 30 anni per Chiara Alessandri.

Immagine della notizia (Miniatura di Wolfgang Moroder su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0)

Una donna di "non comune malvagità". Fredda nel pianificare un disegno criminale dai tratti "ripugnanti". Spietata nell'eseguirlo. Dunque confermata la condanna a 30 anni di reclusione per omicidio premeditato e distruzione di cadavere (reato assorbito dal più grave).

Trenta pagine per motivare la sentenza con cui, il 5 marzo, la Corte d'Appello di Brescia ha ribadito la pena inflitta a Chiara Alessandri, 46 anni. Era il 17 gennaio del 2019 quando, con un biglietto per una finta festa a sorpresa, la donna aveva attirato nel suo garage Stefania Crotti, 42 anni, madre di una bambina di 8 anni e moglie dell'uomo con cui aveva allacciato una breve relazione. Nell'estate del 2018 Stefano Del Bello aveva deciso di tornare dalla moglie.

Nel box era scattata la trappola. Secondo l'accusa, Chiara Alessandri aveva preso a martellate alla testa la rivale. L'aveva poi caricata sulla sua Mercedes e trasportata nelle campagne di Adro dove l'aveva scaricata per darle fuoco quando la vittima era ancora viva. L'imputata aveva ammesso le martellate, a suo dire per difendersi, e negato l'incendio.

La difesa aveva chiesto le attenuanti generiche per il comportamento "esemplare" in carcere e per il pentimento manifestato in una lettera alla madre. Niente da fare. I giudici bresciani hanno motivato in termini severi il "no".

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