Bologna. Omicidio Emma Pezemo. Ricostruita la dinamica del delitto. Gli ultimi messaggi della studentessa al suo assassino.

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In un inutile ma lucido tentativo di sviare i sospetti che si stavano addensando su di lui, l'ex militare Jacques Honorè Ngouenet aveva provato a crearsi un alibi prima di decidere di togliersi la vita.

Così aveva iniziato a chiamare ripetutamente la compagna Emma Pezemo e alle 8.49 della mattina di domenica 2 maggio, quando ormai aveva già fatto scempio del corpo della povera studentessa, le scrive su WhatsApp: "Almeno rispondi alle mie chiamate". Inoltre agli amici e alle amiche della giovane manda messaggi in cui riferisce di non avere più notizie di lei.

È la consulenza medico-legale disposta dalla Procura che ha coordinato le indagini a ricostruire la dinamica del delitto. Dall'analisi dei telefoni emerge che Emma il 1º maggio aveva mandato al suo assassino due messaggi in rapida sequenza: "Dimentica il mio numero" e "malato mentale". Sono le sue ultime parole. Secondo le indagini verrà aggredita, colpita con violenza al volto e poi soffocata.

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