Aci Castello. Omicidio Vanessa Zappalà. Il capo ufficio dei Gip di Catania: "Nessuna colpa per chi ha revocato i domiciliari a Sciuto".

Immagine della notizia (Miniatura di Leandro Neumann Ciuffo su Flickr, licenza CC BY 2.0)

"Non mi sento di contestare alcuna colpa al collega, ha agito secondo legge: nel fascicolo c'erano anche elementi contrastanti di cui ha tenuto conto, come un primo riavvicinamento tra i due. E anche se lui fosse stato agli arresti domiciliari sarebbe potuto evadere e commettere lo stesso il delitto".

Così il presidente dell'ufficio del Gip di Catania, Nunzio Sarpietro, all'ANSA, sulle polemiche riguardanti la scarcerazione di Antonio Sciuto, il 38enne che ad Aci Trezza (Catania) ha ucciso a colpi di pistola l'ex fidanzata, Vanessa Zappalà, di 26 anni.

"È difficile controllare tutti gli stalker, noi emettiamo come ufficio 5-6 ordinanze restrittive a settimana ed è complicato disporre la carcerazione perché occorrono elementi gravi e, comunque, non si può fare fronte ai fatti imponderabili", aggiunge Sarpietro.

Il capo dell'ufficio etneo del Giudice per le indagini preliminari ripropone una sua ipotesi di intervento: "un braccialetto elettronico 'out' per l'indagato che segnali la sua presenza e, contemporaneamente, un dispositivo per la vittima che emetta segnali acustici e luminosi quando lo stalker viola la distanza impostagli dal provvedimento di non avvicinamento".

"Occorrerebbero dei centri di riabilitazione con l'obbligo di frequentazione per monitorare gli stalker e tentare, nei limiti del possibile, di recuperarli dai loro disturbi, alcuni dei quali legati a problemi culturali e caratteriali. Bisogna provarci, anche perché non sono pochi", afferma poi il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, titolare dell'inchiesta sul femminicido di Vanessa Zappalà.

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