Roveredo. Omicidio Aurelia Laurenti. L'iPhone della vittima rimane bloccato. Per il compagno cade l'ipotesi della premeditazione.

Immagine della notizia (Miniatura di Urania Cecilia Beni su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

Quando il cellulare di Aurelia Laurenti fu ritrovato in casa, gli inquirenti contavano molto sul suo contenuto per poter dare risposta ad almeno alcuni dei punti oscuri che ancora permangono sul suo omicidio per mano del compagno Giuseppe Forciniti.

Purtroppo però, a circa dieci mesi dal femminicidio di Roveredo in Piano (Pordenone), gli esperti sembrano essersi arresi perché l'iPhone della vittima continua a essere bloccato. Le impostazioni di sicurezza della Apple hanno impedito in ogni modo agli investigatori di poter esaminare il contenuto dello smartphone.

Dagli altri elementi raccolti, però, la Procura ha deciso comunque di chiudere le indagini e confermare le accuse contestate al compagno 34enne, che dovrà rispondere del reato di omicidio volontario aggravato perché commesso contro una persona stabilmente convivente. Caduta, invece, l'ipotesi dell'aggravante della premeditazione.

L'uomo, che rimane in carcere, all'epoca dei fatti sostenne di essersi difeso da un'aggressione. Secondo i pm il delitto era avvenuto tra le 23 e le 23.30 del 25 novembre 2020. Forciniti ha dichiarato di aver litigato con la moglie e di ricordare solo di averla colpita una volta, ma l'autopsia ha identificato una ventina di coltellate. Il 34enne dopo aver portato i loro due bambini da una parente, si recò in Questura dove confessò, seppure parzialmente, il delitto.

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