Faenza. Sventato un ennesimo femminicidio. Tentava di avvelenare l'ex moglie somministrandole degli anticoagulanti nel caffè.

Immagine della notizia (Miniatura di Gianni Careddu (Discanto) su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

"Questa volta siamo riusciti ad arrivare prima e ad evitare un femminicidio attuato con modalità particolarmente subdole e occulte". Lo ha riferito la pm Cristina D'Aniello, certa del fatto che il Codice rosso da un lato, e la tempestività di intervento degli investigatori, dall'altro, abbiano salvato la vita a una giovane donna.

Secondo le ricostruzioni, l'ex compagno voleva avvelenarla somministrandole degli anticoagulanti nel caffè. Fondamentale però la denuncia della vittima che ha dato il via alle indagini. "Per come prospettato, con queste somministrazioni occulte, che possono provocare emorragia cerebrale o ictus, ci saremmo trovati davanti a un omicidio perfetto, a una morte inspiegabile perché poi sarebbe stato impossibile individuarne le cause".

Il movente viene ricondotto a dissidi di natura economica, ma anche al rapporto di sudditanza psicologica con cui l'uomo avrebbe a lungo soggiogato l'ex moglie, con la quale era ancora in stretto contatto per la presenza dei figli, e alla quale si avvicinava alternando metodi brutali ad altri più affabili, non ultimo servirle il caffè a tavola.

Il procuratore capo Daniele Barberini, ha spiegato: "Sapevamo che proteggere la signora avrebbe comportato il rischio di compromettere l'indagine. Si è trovato il giusto equilibrio tra la tutela e la raccolta di prove sufficienti. A volte passa l'idea che denunciare non serva a nulla, questa è invece la dimostrazione concreta dell'impegno che viene messo dalle forze dell'ordine per prevenire i femminicidi".

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