Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Acireale. La svolta nel caso di Agata Scuto, 22enne scomparsa nel 2012. Arrestato un 60enne, ex compagno della madre della giovane.

Immagine della notizia (Miniatura di Gorup de Besanez su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0)

Acireale. La svolta nel caso di Agata Scuto, 22enne scomparsa nel 2012. Arrestato un 60enne, ex compagno della madre della giovane.

Agata Scuto, scomparsa nel nulla dieci anni fa da Acireale, è stata uccisa. Ne sono convinti gli investigatori della Procura di Catania che hanno chiesto e ottenuto dal gip un'ordinanza di custodia in carcere nei confronti di Rosario Palermo, 60 anni, accusato di omicidio aggravato e occultamento di cadavere. Il corpo della 22enne non è stato mai ritrovato. La scomparsa di Agata fu denunciata dai familiari nel giugno del 2012.

Quella che si è conclusa è stata un'indagine molto articolata. L'indagato, con l'aiuto di conoscenti, ha provato a inquinare le prove e ha fornito agli inquirenti un falso alibi (anche confermato da altri). In questo terreno di omertà e falsità si sono mossi i Carabinieri di Acireale che sono riusciti a raccogliere diversi elementi che hanno portato a indirizzare l'attenzione verso l'uomo.

Il 60enne avrebbe instaurato nell'ultimo periodo di vita della ragazza – che non usciva mai da sola e non poteva avere contatti con altri – un rapporto particolare. A dare avvio alle indagini era stata la trasmissione televisiva Chi l'Ha Visto? di Rai Tre nel 2020. Una persona – all'epoca rimasta anonima – aveva raccontato che il corpo di Agata Scuto – affetta da epilessia e di una menomazione a un braccio e alla gamba – era nascosto nella cantina della madre.

Grazia a nuovi strumenti tecnologici, i Carabinieri hanno accertato che non c'era alcun cadavere in quel luogo, ma hanno raccolto diverse testimonianze e verificato gli spostamenti del 60enne, convivente all'epoca con la madre di Agata.

Un tassello chiave dell'indagine è rappresentato da una conversazione intercettata in cui Palermo, all'interno di un'autovettura, ha manifestato il proprio timore di essere arrestato. In quello sfogo aveva anche indicato come possibile teatro dell'omicidio un casolare a Pachino (Siracusa) dove la giovane donna potrebbe essere stata strangolata e bruciata.

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