Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Lecce. Omicidio Sonia Di Maggio a Minervino. Carfora al processo confessa il delitto: "Chiedo scusa ai familiari, non volevo farle del male".

Immagine della notizia (Miniatura di Giuseppe Milo su Flickr, licenza CC BY 2.0)

Lecce. Omicidio Sonia Di Maggio a Minervino. Carfora al processo confessa il delitto: "Chiedo scusa ai familiari, non volevo farle del male".

Confessa l'omicidio e chiede scusa ai familiari della sua ex fidanzata, assassinata il 1º febbraio del 2021 alla periferia di Specchia Gallone, frazione di Minervino di Lecce. Il 39enne Salvatore Carfora ha ammesso durante l'ultima udienza di aver ucciso Sonia Di Maggio, 29 anni, originaria di Rimini, trasferitasi da mesi in Salento per potersi rifare una vita con un nuovo compagno.

L'omicida ha testimoniato davanti ai giudici della Corte d'Assise di Lecce e ha cercato di alleggerire la propria posizione: "Volevo solo riallacciare la relazione, non volevo farle del male – ha precisato – l'ho raggiunta per strada supplicandole di seguirmi a Napoli ma, quando lei mi ha risposto che era troppo tardi, ho afferrato l'arma e l'ho accoltellata".

All'imputato è stato chiesto dell'arma da taglio portata con sé, prima in treno e poi in pullman: "Mi sarebbe servita per difendermi e come utensile per tagliare gli alimenti, non avendo un posto dove dormire", si è giustificato. Carfora ha così cercato di scacciare l'aggravante della premeditazione dall'accusa di omicidio che pende sul suo capo.

Tuttavia il compagno di Sonia ha smentito che quella sera i fatti siano andati come raccontati dall'assassino. Il giovane era a due passi dal corpo della fidanzata. Non ha sentito alcun dialogo. Era girato di spalle e l'azione, a suo dire, è stata fulminea.

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