Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Trecastagni. Un anno fa il femminicidio di Vanessa Zappalà. Il padre della vittima: "Bisogna curare gli uomini violenti".

Immagine della notizia (Miniatura di Davide Mauro (Codas) su it.wikipedia.org, licenza CC BY-SA 4.0)

Trecastagni. Un anno fa il femminicidio di Vanessa Zappalà. Il padre della vittima: "Bisogna curare gli uomini violenti".

"Gli uomini che arrivano a compiere un gesto del genere hanno problemi e c'è bisogno di strutture per curarli perché sono esseri umani. Se le cure non funzionano, allora vanno rinchiusi perché non si può permettere che facciano del male ad altre persone".

A distanza di un anno dall'omicidio di Vannessa Zappalà restano non solo il dolore della comunità di Trecastagni (Catania) - che ha ricordato la vittima in un post su Facebook - ma anche la lucidità delle parole del padre della 26enne, Carmelo Zappalà, all'indomani dell'omicidio della figlia avvenuto la sera del 23 agosto 2021 sul lungomare di Aci Trezza, frazione di Aci Castello.

In dodici mesi, non è cambiato molto. Il femminicidio di Vanessa, commesso dall'ex fidanzato che si è poi tolto la vita, non è rimasto un caso isolato. Due settimane dopo, a Bronte, un quasi ex marito - si sarebbero separati quella stessa mattina - ha ucciso Ada Rotini, provando anche lui a farla finita, non riuscendoci.

A ricordare Vanessa, per età e dinamica, era stata invece pochi mesi dopo, a inizio dicembre, la storia di Jenny Cantarero, la 27enne uccisa dall'ex fidanzato, ritrovato poi morto a Vaccarizzo, frazione di Catania. Il 2021 si era chiuso così, con questi femminicidi-suicidi che avevano innescato nel dibattito pubblico quello che, con lucidità inaspettata, aveva indicato il padre di Vanessa Zappalà: la necessità di passare dall'indignazione postuma alla prevenzione.

Non è andata meglio nel 2022, dove a Lentini è stata trovata morta Naima Zahir: suicida, secondo il marito, che ha poi confessato. E a luglio Deborah Pagano morta nella sua casa a Macchia di Giarre per mano del convivente, secondo l'accusa. Poche settimane dopo - appena un mese fa - il caso di Valentina Giunta, uccisa a Catania dal figlio perché voleva rifarsi una vita senza il padre.

Eppure, dalla morte di Vanessa, un'altra cosa è successa: dopo l'esperienza di Palermo, anche a Catania ha aperto un centro per uomini maltrattanti. Per affrontare il problema laddove si origina. Prima dell'estate, erano quattro gli uomini presi in carico, tutti inviati dal tribunale e impegnati in un percorso psicologico della durata di almeno sei mesi.

Per lo più giovanissimi, sotto i 25 anni, e spesso con un passato di violenza, a loro volta subita o respirata nell'ambiente familiare. Persone, insomma, che hanno bisogno di strutture per curarli, come diceva il papà di Vanessa Zappalà. Che, mentre piangeva la figlia, e senza nemmeno saperlo, cominciava una piccola rivoluzione culturale.

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