Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Monteveglio. Omicidio Chiara Gualzetti. Il papà: "L'Appello confermi la condanna. La cura non deve andare a discapito della pena".

Immagine della notizia (Miniatura di Patafisik su it.wikipedia.org, licenza CC BY-SA 4.0)

Monteveglio. Omicidio Chiara Gualzetti. Il papà: "L'Appello confermi la condanna. La cura non deve andare a discapito della pena".

"Mi aspetto che il processo d'appello confermi la sentenza del 26 luglio scorso che è stata esemplare, senza precedenti, il massimo della pena prevista oggi in Italia per un minore" spiega all'Adnkronos il signor Vincenzo Gualzetti, papà di Chiara, la 15enne uccisa a coltellate nell'estate del 2021 da un amico coetaneo sulle colline di Monteveglio, frazione di Valsamoggia alle porte di Bologna.

Il ragazzo è stato condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 16 anni di reclusione. Per lui ci sarà il giudizio di secondo grado e la difesa potrebbe chiedere una nuova perizia e una riduzione della pena.

"Cinque periti hanno detto che è capace di intendere e volere, che ha ucciso in piena coscienza" - sottolinea papà Vincenzo. "Nella sua confessione ai carabinieri c'è una frase che mi rimbomba nella testa 'Ricordo che non voleva morire, non pensavo che il corpo umano fosse così resistente'. Ho la sensazione che abbia ucciso Chiara semplicemente per capire cosa si prova, nessuna voce gli ha detto di farlo".

"Se deve essere curato lo stabiliranno degli esperti, ma la cura non deve andare a discapito della pena" precisa chi ha perso la sua unica figlia e ora lotta perché ne resti memoria. Cure e rispetto invocate dalla madre dell'assassino reo confesso - in un'intervista rilasciata giorni fa a Repubblica - a cui il signor Vincenzo preferisce non replicare.

"Con il mio avvocato Giovanni Annunziata - racconta Gualzetti - abbiamo avanzato alla Commissione giustizia una proposta di modifica affinché l'obbligatorietà dell'attenuante della minore età sia sottoposta a un giudizio di bilanciamento rimesso alla discrezione del giudice, a cui va dato il potere di applicare, in casi gravi come gli omicidi premeditati, una pena più elevata e l'impossibilità di chiedere il rito abbreviato. Riuscire a ottenere questo vorrebbe dire che Chiara non è morta invano, non riuscirci sarebbe una delusione davvero pesante".

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