Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Sassuolo. Omicidio Giulia Galiotto del febbraio 2009. Il rammarico della madre: Concessa la semilibertà a Marco Manzini.

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Sassuolo. Omicidio Giulia Galiotto del febbraio 2009. Il rammarico della madre: Concessa la semilibertà a Marco Manzini.

Marco Manzini tredici anni fa ha ucciso la moglie, Giulia Galiotto, poi ha cercato di nascondere l'omicidio inscenando un suicidio. Per il delitto era stato condannato a 19 anni di reclusione. Ma oggi il 48enne è già in semilibertà, affidato in prova ai servizi sociali. Una possibilità di redenzione che però fa discutere.

L'uomo, attraverso i propri avvocati, ha scritto ai genitori della donna offrendo loro 50 euro al mese "in ottica di manifestazione della volontà di avvicinamento ad un'ipotesi di mediazione penale", ovvero una sorta di riavvicinamento tra le parti. Un gesto tutt'altro che ben accolto dai genitori di Giulia.

La madre Giovanna Ferrari, che dal giorno dell'omicidio della figlia sta conducendo una personale battaglia sul tema dei femminicidi, ha commentato con parole dure. In una intervista all'Ansa la donna della 30enne ha ripercorso la notte del delitto, l'11 febbraio del 2009. Marco Manzini fissò un appuntamento con la moglie nella casa dei genitori di lui, a San Michele dei Mucchietti di Sassuolo.

Al culmine di una lite, l'ennesima, l'omicidio: Giulia Galiotto venne colpita al capo con una pietra, nel garage della casa. Manzini gettò poi il corpo della giovane nel fiume Secchia, tentativo di inscenare un suicidio e per fare ciò scrisse anche un biglietto d'addio, facendolo passare come opera della moglie per confermare il gesto estremo.

"Dopo aver ammazzato nostra figlia ci ha chiamato prendendoci in giro - denuncia Giovanna Ferrari - Abbiamo assistito alle schifezze che ha detto su di lei in tribunale e non ha mai mostrato pentimento. Oggi - continua - noi non sappiamo dove sia e chi lo controlli, mentre lui sa tutto di noi. Metti caso che noi avessimo paura? Chi ci garantisce che questo individuo non ci venga a cercare?".

Ferrari si era già più volte espressa contro la giustizia che non ha riconosciuto la premeditazione dell'omicidio e che già ha anticipato il fine pena del 48enne al 2025 anziché al 2028 per la buona condotta durante la detenzione. "Noi non accettiamo alcuna mediazione - le parole della madre di Giulia Galiotto - se Manzini mi vuole incontrare lo faccia per dirmi la verità e non le frottole che ha raccontato in tribunale".

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