Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Grumo. D'Ambra chiede scusa: "Avevo un mostro nella testa". Il padre di Rosa: "Parole inaccettabili".

Immagine della notizia (Immagine di Nicola (Nicpac) su Wikimedia Commons — CC BY-SA 3.0)

Grumo. D'Ambra chiede scusa: "Avevo un mostro nella testa". Il padre di Rosa: "Parole inaccettabili".

"Ho ucciso Rosa, ma non ero io. Quel giorno avevo un mostro nella mia testa e voci che mi dicevano devi uccidere". Queste le dichiarazioni spontanee di Elpidio D'Ambra, 31 anni, nel corso del processo alla Corte d'Assise di Napoli per l'omicidio di Rosa Alfieri.

La ragazza, 23 anni, fu uccisa nella sua abitazione lo scorso 1º novembre a Grumo Nevano (Napoli). "Colpa della droga" - precisa l'imputato - "perché sono un tossico dipendente all'ultimo stadio. Per questo chiedo scusa alla famiglia di Rosa e anche a Dio".

Il 31enne ha spiegato che, il giorno seguente al delitto, si era consegnato a due agenti di Polizia all'ospedale San Paolo di Fuorigrotta, dove si era recato per aver avuto un malore dopo aver assunto un mix di crack ed eroina.

"Parole inaccettabili" - tuona il padre della vittima, Vincenzo Alfieri. Per lui le dichiarazioni dell'imputato sarebbero soltanto un tentativo di mitigare la sua posizione: "Delle sue scuse non sappiamo che farcene, ma lui deve sapere che con il suo comportamento e per quello di malvagio che ha fatto, ha piantato nel cuore di tutti noi familiari di Rosa un coltello in una ferita che sanguina e sanguinerà per sempre".

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