Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Catania. Uccisa per l'onore come Saman. Condannato all'ergastolo il fratello di Nunziatina Alleruzzo.

Immagine della notizia (Immagine di Luca Aless su Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0)

Catania. Uccisa per l'onore come Saman. Condannato all'ergastolo il fratello di Nunziatina Alleruzzo.

Nei giorni in cui si scava a Novellara (Reggio Emilia) per riportare alla luce il corpo di Saman, a Catania arriva una condanna all'ergastolo in una sentenza che racchiude la morte di un'altra giovane, Nunziatina Alleruzzo, figlia di un boss storico della mafia, assassinata per l'onore come Saman, per riscattare il "rispetto mafioso" oltraggiato dalle relazioni extraconiugali intrattenute dalla donna con soggetti criminali ritenuti nemici della stessa famiglia.

Nunziatina Alleruzzo era figlia di Giuseppe Alleruzzo, il boss di Paternò, capomafia di una famiglia storica, salito agli onori della cronaca per un pentimento e successivamente per il pentimento "di essersi pentito". Ventisette anni fa, è il 3 giugno del 1995, Nunziatina esce di casa con il figlio Vincenzino di 5 anni e con il fratello Alessandro, ma non tornerà più.

Il suo corpo viene ritrovato tre anni dopo, il 25 marzo del 1998, all'interno di un pozzo nelle campagne a seguito di due telefonate anonime che indicano il punto esatto in cui scavare. Gli investigatori ipotizzano che dal carcere il cugino Santo Alleruzzo abbia intimato ad Alessandro di far ritrovare il corpo della sorella per darle degna sepoltura.

Il dubbio diventa certezza due decenni dopo quando del caso si occupano alcuni pentiti di mafia. Raccontano che Nunziatina venne assassinata con due colpi di pistola calibro 7,65 alla testa dal fratello, che ieri pomeriggio è stato condannato alla pena del carcere a vita dalla prima corte d'assiste di Catania presieduta da Sebastiano Mignemi.

Il cold case rimasto irrisolto venne riaperto dalla Procura di Catania in relazione alle dichiarazioni del collaboratore Francesco Bonomo, che già nel 1999 aveva indicato un nome preciso. Il pentito racconta di avere saputo da Antonio Giuseppe Caliò e Giovanni Messina che l'omicidio di Nunzia Alleruzzo sarebbe stato commesso dal fratello Alessandro proprio per le relazioni extraconiugali della donna.

Le dichiarazioni di Bonomo sono state confermate da Caliò, entrato nel programma qualche anno dopo: lui stesso dice di avere raccolto la confessione dello stesso Alessandro. Ma è stato Orazio Farina a dare la svolta definitiva all'inchiesta. Nel corso del dibattimento sono stati risentiti tutti i testimoni chiave. (gazzettadelsud)

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