Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Cabiate. L'omicidio della piccola Sharon. Confermato l'ergastolo: "Una condotta di estrema gravità".

Immagine della notizia (Immagine di Ornella (Chiyako92) su it.wikipedia.org — CC BY-SA 4.0)

Cabiate. L'omicidio della piccola Sharon. Confermato l'ergastolo: "Una condotta di estrema gravità".

"Una volontà omicidiaria certa, almeno nella forma del dolo eventuale", esito drammatico dei maltrattamenti e della violenza sessuale inflitti per un paio d'ore a una bimba di soli venti mesi, Sharon Barni, morta l'11 gennaio dello scorso anno, a causa delle percosse ricevute da Gabriel Robert Marincat, 27 anni, compagno e convivente della madre della piccola vittima.

Nei suoi confronti, la Corte d'Assise d'Appello di Milano, ha confermato la condanna all'ergastolo, pur escludendo una delle molteplici aggravanti che gli venivano contestate dal pubblico ministero Antonia Pavan: la crudeltà, a minorata difesa della vittima, l'abuso delle relazioni domestiche, l'aver agito ai danni di un soggetto di minore età, e i futili motivi.

Riferibili, questi ultimi, a quello stato di "inspiegabile nervosismo" che Marincat quel pomeriggio, per sua stessa ammissione, non riusciva a controllare, e che lo aveva spinto a picchiare progressivamente la bimba, anche sulla testa, e ad abusarne, nella casa della compagna a Cabiate (Como), fino a farle perdere coscienza.

"Colpita in 36 diversi punti, anche vitali – dicono i giudici - per lungo tempo e senza mai fermarsi", fino a ucciderla. Senza chiamare i soccorsi, se non dopo ore, e dichiarando invece che si era rimessa a giocare e poi a dormire sul divano. Possibilità che i consulenti hanno del tutto escluso, viste le condizioni in cui era stata ridotta.

La Corte d'Assise ha escluso il riconoscimento dei futili motivi, ritenendo che non sia stato possibile ricostruire i reali motivi che hanno fatto scattare in Marincat quella scia di violenze, nei confronti di una bimba "a cui si era anche affezionato". Una attenuazione che non ha modificato l'esito finale del processo, con la conferma della condanna all'ergastolo.

"L'imputato – dice la sentenza – ha tenuto una condotta del tutto censurabile e di estrema gravità, data la natura delle violenze e la tenera età della vittima, che era del tutto indifesa. Non ha poi allertato i soccorsi, pur essendosi reso conto dell'effetto dei colpi, ha mentito e mantenuto la sua versione a lungo". (Paola Pioppi)

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