Bologna. Accusato dell'omicidio della moglie e della suocera: Giampaolo Amato resta in carcere.

Immagine della notizia (Immagine di Maretta Angelini su Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0)

Bologna. Accusato dell'omicidio della moglie e della suocera: Giampaolo Amato resta in carcere.

Gli argomenti della difesa sul rapporto tra Giampaolo Amato e la donna con cui aveva una relazione extraconiugale non possono scalfire "in concreto" il giudizio sulle esigenze cautelari per il 64enne oftalmologo ed ex medico della Virtus Pallacanestro, in carcere dal 24 aprile 2023 per l'omicidio della moglie Isabella Linsalata e della suocera Giulia Tateo e attualmente imputato in Corte d'Assise a Bologna per i due delitti.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che nei giorni scorsi ha depositato la motivazione della sentenza della prima sezione penale, che ha rigettato il ricorso dei difensori di Amato, gli avvocati Gianluigi Lebro e Cesarina Mitaritonna, contro l'ordinanza di custodia in carcere emessa il 28 ottobre dal Gip anche per il secondo assassinio.

In precedenza Riesame e Cassazione avevano già confermato la misura per l'omicidio della moglie. L'accusa nel processo è rappresentata dal procuratore aggiunto di Bologna, Morena Plazzi e dal pm Domenico Ambrosino.

La difesa, ricorrendo direttamente in Cassazione, aveva evidenziato, tra l'altro, l'assenza di motivazione da parte del giudice sulla sussistenza di esigenze cautelari e aveva sottolineato come fossero stati trascurati elementi di indagine da cui emergeva l'assenza di violenza psicologica o fisica di Amato nei confronti dell'altra donna e dunque non ci sarebbe stato un rischio di reiterazione.

Secondo la Cassazione, invece, il giudizio sulle esigenze cautelari è fondato, a prescindere dal movente sentimentale, "su molteplici elementi, tra cui il movente economico, la gravità dei fatti, la reiterazione dei delitti, la personalità dell'autore dei medesimi alla luce dell'estrema e lucida capacità organizzativa di efferati delitti e la sua cinica e spregiudicata capacità criminale, non altrimenti contenibili se non con la massima misura cautelare, come esplicitamente evidenziato dal provvedimento impugnato". (ANSA)

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