Vigonza. L'ipotesi degli inquirenti: "Giada Zanola stordita prima di essere gettata dal cavalcavia".

Immagine della notizia (Immagine di Acutocomeunapalla su Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0)

Vigonza. L'ipotesi degli inquirenti: "Giada Zanola stordita prima di essere gettata dal cavalcavia".

Ciò che gli inquirenti credono, è che Andrea Favero abbia stordito l'ex compagna Giada Zanola con delle sostanze mentre i due erano in casa, ore prima del volo della donna dal cavalcavia sull'A4 a Vigonza nella notte tra il 28 e il 29 maggio 2024.

Poi, con la certezza di non essere disturbato, avrebbe caricato in macchina la 33enne che lo stava per lasciare e l'avrebbe portata su quel ponte, distante circa un chilometro dalla loro abitazione, per lanciarla nel vuoto, simulandone il suicidio.

Una ricostruzione che non cozza con il fatto che Giada sia arrivata viva al parapetto di protezione e che spiegherebbe anche come mai la telecamera, che inquadra per due volte la stessa macchina salire e due minuti dopo scendere il cavalcavia di via Prati, non inquadra mai una persona che cammina sul marciapiede del ponte.

Il dubbio su un possibile intorpidimento con delle sostanze l'aveva instillato un'amica della vittima: agli agenti della squadra Mobile di Padova aveva raccontato che, qualche settimana prima di morire, Giada Zanola si era confidata con lei dicendole di temere che il suo compagno la stesse in qualche modo drogando.

A trasformare quel dubbio in un sospetto così fondato, tanto da farlo diventare una delle piste principali dell'inchiesta, sono stati gli accertamenti, i sopralluoghi e i sequestri che la Polizia e la Procura padovana hanno portato avanti dal 30 maggio. La certezza capace di trasformare un'ipotesi investigativa in prova, arriverà tra qualche settimana, quando verrà depositato il risultato dell'esame tossicologico effettuato sul corpo della 33enne. (di Nicola Munaro – Il Gazzettino)

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