Voce su Carmela Bifano
Uno scorcio di Corigliano Rossano in provincia di Cosenza (su concessione di Depositphotos)
Il corpo senza vita di Carmela Bifano, 80 anni, è stato trovato nel corso del pomeriggio del 18 agosto 2026 all'interno di una proprietà agricola di sua pertinenza, situata in contrada Torre Voluta nel territorio di Corigliano Rossano in provincia di Cosenza.[1]
La donna, originaria di Acri e madre di un figlio, era una ex ragioniera in pensione residente a Schiavonea, una frazione di Corigliano. A lanciare l'allarme, con una segnalazione al 112, è stato il marito Pietro Scintu, 80 anni. L'uomo avrebbe riferito di essersi recato nel terreno del fondo agricolo, preoccupato, perché non riusciva più a mettersi in contatto con la moglie. Sul posto avrebbe trovato il corpo esanime della donna, riverso a terra con varie ferite alla testa.
La Polizia di Stato, intervenuta sul posto, ha avviato le indagini e si è indirizzata immediatamente sulla pista di una violenta aggressione.[2] Il marito aveva riferito agli agenti di avere visto due uomini allontanarsi dalla zona mentre lui si recava nel campo.
Gli accertamenti della Polizia, tuttavia, si sono concentrati sulla sfera familiare della vittima, in particolare il coniuge. Scintu è stato ascoltato a lungo nel Commissariato di Corigliano Rossano e, nelle prime ore del 19 agosto 2026, è stato emesso nei propri confronti un decreto di fermo per omicidio volontario. L'uomo è fortemente sospettato di avere aggredito la moglie, fino a ucciderla.[3][4]
L'ottantenne è stato condotto in carcere, ma ha ribadito più volte la sua innocenza. Anche nel corso dell'interrogatorio di garanzia Pietro Scintu ha proclamato la propria estraneità alle accuse contestate, ripercorrendo gli anni vissuti con la moglie e sottolineando che la donna si occupava della gestione degli affari di famiglia, mentre lui da tempo si occupava delle faccende di casa.[5] Il giudice per le indagini preliminari non ha convalidato il fermo per l'assenza del pericolo di fuga, ma ha comunque disposto la custodia cautelare in carcere per il pericolo di inquinamento delle prove.[6]
Secondo i primi risultati dell'esame autoptico, la vittima avrebbe prima subito un tentativo di strangolamento, forse con un nastro, poi sarebbe stata colpita otto volte alla testa con un corpo contundente, probabilmente con una pietra.[7][8]