Bologna. Continua il processo sulla morte di Daniela Gaiani. Esaminati i cellulari della vittima e del marito.
"All'interno del telefono cellulare di Daniela Gaiani si vede una persona solare, a cui piace l'arte e l'opera lirica. Ma nessuna ricerca che in merito a un intento di suicidio".
Nel processo per la morte di Daniela Gaiani finiscono in aula gli elementi emersi dalle analisi sugli smartphone della 58enne trovata senza vita nella casa di Castello d'Argile il 5 settembre 2021, e su quello del marito, Leonardo Magri, indagato a piede libero per l'omicidio della donna aggravato dai futili motivi e dal legale affettivo.
È Giuseppe Ferraro, consulente della Procura di Bologna, a fare la disamina dei risultati dell'analisi forense sui due cellulari. In particolare su quello di Gaiani, che dalla perizia fatta dai carabinieri del Nucelo investigativo risulta essere stato spento alle 23:36 della notte tra il 4 e il 5 settembre 2021, nello stesso orario in cui – secondo le prime ricostruzioni – Magri non era presente in casa.
"Di suicidi ne ho fatti tanti, forse troppi. In ogni cellulare di queste persone ci sono sempre tracce di ricerche in merito. Nel cellulare della Gaiani non c'è n'è traccia, nemmeno di come si faccia un nodo scorsoio", ha aggiunto Ferraro.
Per il pubblico ministero Giampiero Nascimbeni, l'imputato – oggi in aula, difeso dall'avvocato Ermanno Corso – ha ucciso l'ex moglie per poter condurre liberamente una relazione extraconiugale. Dalle foto e dalle chat acquisite emergono le personalità dei due ex coniugi, spiega il perito informatico: la passione di lei per l'arte e la lirica, alcune foto che ritraggono i lividi sul volto e sul costato, le ricerche sui siti per acquistare biglietti dell'opera o per guardare in straming la messa in scena de "La Traviata" al teatro La Scala di Milano.
Lui, invece, "un farfallone amoroso, per rimanere nell'ambito" afferma Ferraro, facendo riferimento ai messaggi scambiati con altre donne con cui aveva rapporti. Nelle chat emergono anche messaggi cancellati "più nel telefono di lui che di lei", ma gli accertamenti non rendono possibile datarli né ricostruire con esattezza il contenuto. Magri, che si è sempre dichiarato innocente, si è avvalso della facoltà di non rispondere. (di Michele Maestroni – BolognaToday)