Il femminicidio di Rosalia Pipitone a Palermo

Vittima:
Rosalia Pipitone
Killer:
Vincenzo Galatolo e Nino Madonia
Località:
Palermo
Data:
23 settembre 1983

Chiamata Lia dai conoscenti, è morta a 25 anni in seguito a un agguato compiuto il 23 settembre 1983 in una farmacia di Palermo. La donna era figlia del boss del quartiere dell'Arenella, Antonino Pipitone.

L'episodio venne inizialmente catalogato come l'esito di una rapina finita male. La vittima, ostaggio dei rapinatori, fu colpita da diversi colpi d'arma da fuoco. Tuttavia la vicenda destò svariate perplessità per le sue modalità di esecuzione. Soltanto negli anni successivi, grazie alle testimonianze di alcuni collaboratori di giustizia, si riuscì a fare luce sul caso.

Rosalia aveva deciso di separarsi dal marito, col quale aveva avuto un figlio, ma questo non era consentito dalle regole di Cosa Nostra. L'intenzione della donna era quella di continuare una relazione extraconiugale che portava avanti da tempo e ciò aveva gettato discredito sul padre Nino, boss dell'Acquasanta. A risentirne furono anche i vertici dell'organizzazione mafiosa che vollero punire quel comportamento che diffuse parecchie maldicenze sul conto della famiglia. Al padre della venticinquenne sarebbe stata comunicata la decisione di eliminare la figlia e lui non si sarebbe minimamente opposto, avallando di fatto l'esecuzione.

Così venne premeditato l'omicidio e inscenata la rapina allo scopo di uccidere la donna. Antonino Pipitone fu rinviato a giudizio, ma venne successivamente assolto per insufficienza di prove. A essere condannati, nel luglio 2018, a 30 anni di reclusione sono stati invece i boss Vincenzo Galatolo e Nino Madonia. Il primo come esecutore materiale e il secondo come mandante dell'omicidio. La pena è stata confermata in Appello nel giugno del 2020.

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