Cuneo. Picchiata e stuprata dal marito: "Non lo denunciare, è normale". Condannato a sei anni.

Immagine della notizia (Immagine di Flesiot su Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0)

Cuneo. Picchiata e stuprata dal marito: "Non lo denunciare, è normale". Condannato a sei anni.

"Ormai l'hai sposato. Non denunciarlo. Un marito si comporta così: è normale". Sono queste le parole che per anni si era sentita ripetere da chi le chiedeva di temporeggiare e di rimanere in silenzio di fronte alle violenze, fisiche verbali perpetratele dal marito con cui conviveva dal 2010.

L'uomo, originario del Senegal e imputato in tribunale a Cuneo, era arrivato in Italia tramite il fratello della donna e, dopo essersi sposati, i due andarono a vivere insieme nel Saviglianese. Nel 2017 lei aveva deciso di lasciarlo: i rapporti sono continuati fino al 2018. Lei, incinta, in sede di denuncia aveva riferito che, fin dall'inizio della convivenza, lui la picchiava con schiaffi e spintoni.

Uno degli episodi che la Procura contestava all'uomo risale al capodanno del 2014: lei era incinta e all'ennesima litigata per gelosia, lui le sferrò un pugno in faccia. A provare l'aggressione subita dalla donna è il referto ospedaliero.

"Lui le aveva consigliato di non dire che era stata picchiata – ha spiegato il Pubblico Ministero – perché sarebbe stato un motivo di vergogna per lei". Quell'ultimo dell'anno, a casa della coppia, c'erano anche altre persone e – ha continuato il Magistrato – "per non farla vedere dagli ospiti l'aveva chiusa a chiave in una stanza".

Poi lui, per un periodo, tornò in Senegal e qui contrasse un nuovo matrimonio. Alla donna e ai figli rimasti in Italia era stata data un'abitazione di emergenza a Racconigi e al suo ritorno i due, sotto consiglio della madre di lei, ripresero la relazione proprio perché "un marito che si comporta così è normale".

Quanto agli stupri di cui fu vittima, il Pubblico Ministero ha parlato di due episodi di violenza sessuale: uno a gennaio 2018 e l'altro a febbraio di quell'anno. Lui, al rifiuto di lei di riprendere la relazione, la costrinse a subire due rapporti sessuali: "Piangeva e urlava disperata il nome del fratello – ha proseguito il sostituto Procuratore –. Lui era l'unica persona che l'aveva sempre protetta".

"La nostra religione è pesante – aveva spiegato la vittima ai giudici – se hai problemi con il marito ti dicono di lasciare stare: se parli è soltanto perché sei stufa". La donna, assistita dal suo avvocato, ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento contro l'uomo, nonché migliore amico di suo fratello, intervenuto più volte per 'sistemare le cose'.

Accusato di violenza sessuale, maltrattamenti e lesioni, l'uomo è stato condannato a 6 anni e sette mesi di carcere. L'accusa di lesioni è invece prescritta e, su un singolo episodio, è stato assolto con formula piena. (di CharB. – Lavocedialba.it)

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