Ivrea. Chiuse le indagini su Omar Favaro, accusato di violenza sessuale e maltrattamenti sulla ex.

Immagine della notizia (Immagine di Zairon su Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0)

Ivrea. Chiuse le indagini su Omar Favaro, accusato di violenza sessuale e maltrattamenti sulla ex.

«Ti sfregio con l'acido», «ti riduco in sedia a rotelle». E ancora: «Fai schifo», «sei anoressica». Sono alcune delle frasi che Omar Favaro avrebbe indirizzato alla moglie.

Oggi la Procura di Ivrea ha chiuso le indagini contestando i reati di violenza sessuale (due episodi in cui ci sarebbe stato un rapporto non consenziente) e maltrattamenti. Sarebbero in tutto una ventina gli episodi contestati tra il 2019 e il 2021: botte, insulti, minacce, violenze fisiche e psicologiche nei confronti della moglie da cui ebbe una figlia.

Rischia dunque un nuovo processo, Omar Favaro, già condannato per l'omicidio di Novi Ligure del 2001 con la fidanzata Erika: vennero uccise la madre di Erika e il fratellino di lei con 97 coltellate. Scontata la pena, nel frattempo Omar Favaro, trasferitosi nel Torinese, si è ricostruito una vita ed è diventato padre di una bimba nata dalla relazione con la donna conosciuta sui social 9 anni fa.

Durante il periodo del lockdown per la pandemia di Covid-19, però, i rapporti si sono deteriorati e la convivenza sarebbe degenerata in violenze e umiliazioni. Durante gli anni la donna ha chiesto per quattro volte l'intervento dei Carabinieri, ma al loro arrivo avrebbe poi minimizzato la gravità delle liti. Nel 2021 la donna ha lasciato la casa.

Nel frattempo sono scattate le indagini e il pm Ludovico Bosso ha ricostruito una lunga catena di episodi di violenze, tanto da chiedere al gip l'emissione di una misura cautelare che vieti a Omar di avvicinarsi alla ex. La richiesta venne respinta dal Riesame: per il giudice il pericolo non era più attuale, dal momento che la convivenza era cessata.

Nel frattempo, c'è stata la causa di separazione in sede civile conclusa con l'affidamento congiunto della bambina. Ora la Procura dovrà decidere se, sulla base degli indizi raccolti, chiedere il rinvio a giudizio oppure non procedere. (di Andrea Bucci – La Stampa)

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