Voce su Maria Rosca
Maria Rosca, 46 anni, perse la vita nel corso della notte tra il 30 e il 31 gennaio 2022 all'ospedale Santa Chiara di Trento, dove era stata trasportata d'urgenza. Poche ore prima, verso le 22:35 del 30 gennaio, la donna era precipita dalla finestra al terzo piano di uno stabile di via Fiume, in pieno centro a Riva del Garda, dove la quarantaseienne risiedeva.[1]
Uno scorcio di Riva del Garda in provincia di Trento (di Adert, licenza CC BY-SA 3.0)
La vittima, originaria della Moldavia, era madre di tre figli che però non vivevano con lei perché un provvedimento giudiziario le aveva tolto la potestà genitoriale (anche se la donna aveva impugnato la sentenza).[2] Negli ultimi tempi conviveva insieme al compagno Ion Gavrila, coetaneo di origini romene.
Nell'ambito del caso della sua morte, in un primo momento si era ipotizzato l'esito di un gesto estremo, ma il racconto di Gavrila, che si trovava con la quarantaseienne all'interno dell'appartamento, non aveva convinto gli inquirenti della Procura di Rovereto, che aprirono un'inchiesta e disposero ulteriori accertamenti, condotti dal Commissariato della Polizia di Stato di Riva del Garda. «Eravamo in camera, Maria si è alzata, pensavo fosse andata a fumare, ero in bagno quando ho sentito un urlo... mi sono affacciato alla finestra e ho visto Maria in strada», aveva raccontato il compagno della vittima subito dopo il fatto.[3]
Con il passare del tempo, però, l'uomo fu iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio. Secondo la Procura di Rovereto, la caduta della convivente sarebbe stata causata proprio da Gavrila. Le analisi delle immagini e degli audio delle telecamere di videosorveglianza della zona avrebbero registrato l'avvenimento di una discussione molto animata tra i due, prima della fatale precipitazione in strada.[4]
Inoltre, l'autopsia aveva evidenziato sul corpo della donna alcune lesioni, compatibili con una colluttazione tra Rosca e Gavrila, piuttosto che per gli esiti della caduta da un'altezza di circa 15 metri.[5] Il romeno, tuttavia, continuò a respingere tutti gli addebiti, proclamandosi innocente.
Nell'autunno del 2024, dopo la chiusura delle indagini, Gavrila fu rinviato a giudizio per omicidio volontario.[6] Il processo si celebrò alla Corte d'Assise di Trento senza l'imputato, perché l'uomo era tornato a vivere in Romania dopo la morte della signora Rosca. Nel corso del dibattimento fu ascoltato un consulente, incaricato dalla Procura di Rovereto di analizzare lo stato dei luoghi e i filmati delle telecamere che avevano ripreso la caduta della vittima.
L'esperto riferì in aula di aver esaminato, attraverso una simulazione, i diversi possibili scenari. A suo dire, la donna sarebbe stata sollevata e lanciata dalla finestra del bagno dell'appartamento, precipitando in modo orizzontale, di schiena. L'ipotesi più probabile, secondo il consulente, era rappresentata dall'imputato che sollevava la quarantaseienne per poi spingendola fuori dalla finestra. Fu dunque esclusa sia la caduta accidentale che l'ipotesi di un gesto estremo.[3]
Alle battute finali del processo, il PM aveva chiesto la condanna di Gavrila a 24 anni con la concessione delle attenuanti generiche equivalenti all'unica aggravante contestata, quella della stabile convivenza con la vittima. La difesa invece chiese l'assoluzione "perché non era stata raggiunta la prova" o "per non avere commesso il fatto".
Il legale dell'imputato evidenziò in aula i "troppi dubbi" lasciati dalle indagini, considerate in particolare le differenti traduzioni del perito e dei due interpreti del materiale audio che aveva registrato i minuti successivi la caduta, quando la signora Rosca era esanime sull'asfalto. Il difensore aveva anche rimarcato i "problemi con l'alcol" e "gli intenti suicidiari" della donna, che mettevano in discussione l'ipotesi dell'omicidio.[2]
Il 27 febbraio 2026 la Corte d'Assise di Trento, in parziale accoglimento delle richiesta della pubblica accusa, aveva condannato Ion Gavrila a 22 anni di reclusione.[7][8]