Voce su Jahan Hosne Momotay e Islam Arowa Uddin Babul
I corpi senza vita di Jahan Hosne Momotay, 38 anni, il marito Kamal Uddin Babul, 39 anni e la loro figlia Islam Arowa Uddin Babul, 8 anni, sono stati trovati il 26 giugno 2026 in un condominio di via Montiglio nel quartiere Casalotti di Roma.[1][2]
Sul posto c'era anche il primogenito della coppia, Amir Hossain Ayan Uddin Babul, 20 anni, che aveva lanciato l'allarme, gravemente ferito e in fin di vita, permettendo ai vicini di casa di chiamare i soccorsi e le forze dell'ordine. Nell'abitazione sono intervenuti gli agenti della Polizia di Roma, che hanno subito avviato le indagini sul caso.
Determinante per ricostruire la vicenda è stata la testimonianza di Amir Hossain, unico sopravvissuto alla strage. Dopo essere stato aggredito insieme al padre, nonostante una profonda ferita all'addome e la forte perdita di sangue, il ventenne bengalese è riuscito a trascinarsi fino in strada per urlare e chiedere aiuto.
A compiere la mattanza in casa sarebbe stato un amico di famiglia, Shahadat Hossain, 43 anni, anche lui bengalese. L'uomo, diverse ore prima, avrebbe ucciso con una mannaia la donna e la figlia di 8 anni all'interno dell'appartamento di via Montiglio, cercando successivamente di eliminare le tracce di sangue presenti nell'abitazione. I corpi della mamma e della bambina sono stati trascinati e nascosti sotto un letto.
Più tardi, intorno alle 22:00, il marito della donna è rientrato insieme al figlio primogenito. A quel punto Shahadat Hossain, che si era nascosto dietro una porta, avrebbe aggredito entrambi. Il padre è stato ucciso, mentre il giovane, gravemente ferito, è riuscito a sopravvivere. Il ventenne successivamente è stato ricoverato al Policlinico Gemelli, non in pericolo di vita.
La famiglia, originaria del Bangladesh, era descritta da tutti come riservata, laboriosa e ben integrata. Kamal Uddin Babul viveva in Italia da circa 15 anni e lavorava davanti a un supermercato della zona Boccea, aiutando i clienti con i carrelli della spesa. La moglie e i figli lo avevano raggiunto soltanto da un paio di anni.
Dopo avere compiuto la strage, Shahadat Hossain si è dato alla fuga, rendendosi irreperibile. La Polizia di Roma ha diffuso la sua foto per ricevere segnalazioni sul luogo in cui il ricercato si sarebbe nascosto. Il bengalese alle 21:33 del 25 giugno, un giorno prima del triplice omicidio, aveva pubblicato sul proprio profilo Facebook alcuni messaggi premonitori: "Un uomo non muore da solo" e "dovresti morire con i tuoi cari quando muori, così nessuno deve soffrire per nessuno".[2]
Shahadat Hossain, disoccupato, aveva richiesto asilo in Italia ed era in attesa di ricevere il permesso di soggiorno dalla Questura di Frosinone. Già con moglie e figli residenti a Londra, negli ultimi tempi il quarantatreenne si sarebbe recato quasi ogni giorno nell'appartamento di via Montiglio, dove ormai veniva visto sempre più spesso, insieme alla moglie di Kamal Uddin.
Secondo le ipotesi degli inquirenti, l'uomo avrebbe cercato un approccio con la trentottenne, venendo respinto. Altri tentativi di approccio sarebbero già avvenuti in occasioni precedenti. Per vendicarsi, il malintenzionato avrebbe afferrato una mannaia, avventandosi sulla donna e la figlioletta in casa, fino a ucciderle. Nessuna delle due avrebbe fatto in tempo a gridare per chiedere aiuto, infatti i residenti nel palazzo non si erano accorti di quello che era accaduto.[2][1]
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