Il femminicidio di Jahan Hosne Momotay e Islam Arowa Uddin Babul a Roma

Vittime:
Jahan Hosne Momotay e Islam Arowa Uddin Babul
Presunto killer:
Shahadat Hossain
Località:
Roma
Data:
26 giugno 2026
Uno scorcio della Chiesa di Santa Rita da Cascia nel quartiere Casalotti di Roma

La Chiesa di Santa Rita da Cascia nel quartiere Casalotti di Roma (di Rickythe26, licenza CC BY-SA 3.0)

Voce su Jahan Hosne Momotay e Islam Arowa Uddin Babul

I corpi senza vita di Jahan Hosne Momotay, 38 anni, il marito Kamal Uddin Babul, 39 anni e la loro figlia Islam Arowa Uddin Babul, 8 anni, sono stati trovati il 26 giugno 2026 in un condominio di via Montiglio nel quartiere Casalotti di Roma.‍[1][2]

Sul posto c'era anche il primogenito della coppia, Amir Hossain Ayan Uddin Babul, 20 anni, che aveva lanciato l'allarme, gravemente ferito e in fin di vita, permettendo ai vicini di casa di chiamare i soccorsi e le forze dell'ordine. Nell'abitazione sono intervenuti gli agenti della Polizia di Roma, che hanno subito avviato le indagini sul caso.

Determinante per ricostruire la vicenda è stata la testimonianza di Amir Hossain, unico sopravvissuto alla strage. Dopo essere stato aggredito insieme al padre, nonostante una profonda ferita all'addome e la forte perdita di sangue, il ventenne bengalese è riuscito a trascinarsi fino in strada per urlare e chiedere aiuto.

Uno scorcio della Chiesa di Santa Rita da Cascia nel quartiere Casalotti di Roma

La Chiesa di Santa Rita da Cascia nel quartiere Casalotti di Roma (di Rickythe26, licenza CC BY-SA 3.0)

A compiere la mattanza in casa sarebbe stato un amico di famiglia, Shahadat Hossain, 43 anni, anche lui bengalese. L'uomo, diverse ore prima, avrebbe ucciso con una mannaia la donna e la figlia di 8 anni all'interno dell'appartamento di via Montiglio, cercando successivamente di eliminare le tracce di sangue presenti nell'abitazione. I corpi della mamma e della bambina sono stati trascinati e nascosti sotto un letto.

Più tardi, intorno alle 22:00, il marito della donna è rientrato insieme al figlio primogenito. A quel punto Shahadat Hossain, che si era nascosto dietro una porta, avrebbe aggredito entrambi. Il padre è stato ucciso, mentre il giovane, gravemente ferito, è riuscito a sopravvivere. Il ventenne successivamente è stato ricoverato al Policlinico Gemelli, non in pericolo di vita.

La famiglia, originaria del Bangladesh, era descritta da tutti come riservata, laboriosa e ben integrata. Kamal Uddin Babul viveva in Italia da circa 15 anni e lavorava davanti a un supermercato della zona Boccea, aiutando i clienti con i carrelli della spesa. La moglie e i figli lo avevano raggiunto soltanto da un paio di anni.

Dopo avere compiuto la strage, Shahadat Hossain si è dato alla fuga, rendendosi irreperibile. La Polizia di Roma ha diffuso la sua foto per ricevere segnalazioni sul luogo in cui il ricercato si sarebbe nascosto. Il bengalese alle 21:33 del 25 giugno, un giorno prima del triplice omicidio, aveva pubblicato sul proprio profilo Facebook alcuni messaggi premonitori: "Un uomo non muore da solo" e "dovresti morire con i tuoi cari quando muori, così nessuno deve soffrire per nessuno".‍[2]

Shahadat Hossain, disoccupato, è un ex rappresentante romano del Partito Nazionalista Bangladese, dal quale quattro anni prima era stato allontanato per il suo coinvolgimento in episodi di estorsione e violenza sessuale.‍[3] L'uomo aveva richiesto asilo in Italia ed era in attesa di ricevere il permesso di soggiorno dalla Questura di Frosinone. Già con un'ex moglie e tre figli residenti a Londra, negli ultimi tempi il quarantatreenne si sarebbe recato quasi ogni giorno nell'appartamento di via Montiglio, dove ormai veniva visto sempre più spesso, insieme alla coniuge di Kamal Uddin.

Secondo le prime ipotesi degli inquirenti, l'uomo avrebbe cercato un approccio con la trentottenne, venendo respinto. Altri tentativi di approccio sarebbero già avvenuti in occasioni precedenti. Per vendicarsi, il malintenzionato avrebbe afferrato una mannaia, avventandosi sulla donna e la figlioletta in casa, fino a ucciderle. Nessuna delle due avrebbe fatto in tempo a gridare per chiedere aiuto, infatti i residenti nel palazzo non si erano accorti di quello che era accaduto.‍[2][1]

Dalle successive indagini è emerso che la relazione tra Shahadat Hossain e Jahan Hosne Momotay era iniziata già anni prima, nel paese d'origine, per poi proseguire, in qualche maniera sotterranea, a Roma.‍[3] La trentottenne aveva infine scelto di chiudere quel rapporto. Una decisione che, però, non sarebbe mai stata metabolizzata da Hossain, il quale aveva reagito con atti persecutori, insistendo e colpevolizzando la moglie di Kamal Uddin.

Sei mesi prima del delitto, Shahadat Hossain aveva tentato un riavvicinamento all'ex moglie. Quest'ultima, dopo avere scoperto il tradimento, gli aveva venduto le proprietà in Bangladesh ed era partita con i piccoli per l'Inghilterra. Respinto dalla ex, l'uomo ha puntato su Roma per estorcere aiuto, e forse anche soldi, all'amante e alla sua famiglia, imponendosi come aspirante sindacalista nella comunità bengalese.‍[3]

Note

  1. a b Famiglia sterminata a Roma, continua la caccia al killer. I post sui social: «Un uomo non muore da solo, meglio coi suoi cari». E l'ossessione per la moglie di Kamal. Corriere.it · Archiviato dall'originale. Consultato il 28 giugno 2026.
  2. a b c Triplice omicidio a Roma, l'ultimo messaggio del killer prima della strage: "Un uomo non muore da solo". RomaToday · Archiviato dall'originale. Consultato il 28 giugno 2026.
  3. a b c Strage di Casalotti, si indaga per femminicidio e il killer aveva progettato la fuga. Il sopravvissuto migliora, si alza dal letto. Corriere.it · Archiviato dall'originale. Consultato il 3 luglio 2026.

Cara/o utente, spero tu abbia apprezzato il contenuto di questa pagina.

FemminicidioItalia.info è un progetto informativo nato nei primi mesi del 2019 dedicato alla raccolta di dati e notizie su casi recenti e passati di femminicidio in Italia, nonché sul fenomeno della violenza sulle donne nel nostro paese.

Nel corso del tempo lo sviluppo del sito è aumentato a dismisura. Le pagine sono diventate centinaia e le voci di approfondimento sono costantemente monitorate per fornire gli ultimi aggiornamenti. Teniamo traccia delle notizie e riportiamo quelle più importanti avendo sempre cura di citare le fonti per ringraziare i giornalisti del loro arduo lavoro.

Tuttavia la gestione del progetto è diventata anche più complessa e dispendiosa. Se credi nella bontà del nostro operato e ti va di contribuire, potresti darci una mano oppure considerare di effettuare una donazione. Anche una piccola somma può significare un grande aiuto affinché il sito rimanga in vita e continui a essere aggiornato. Grazie.