Voce su Daniela Zinnanti
Daniela Zinnanti, 50 anni, è stata trovata morta nel corso della serata del 10 marzo 2026 a Messina.[1]
Uno scorcio del Duomo di Messina dove sono stati celebrati i funerali di Daniela Zinnanti
A scoprire il corpo senza vita in casa, in un appartamento di via Lombardia, sarebbe stata la figlia della vittima, recatasi sul posto perché da ore non riusciva più a mettersi in contatto con la madre al telefono. Successivamente sono giunti nell'abitazione il personale sanitario del 118 e gli agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della cinquantenne. La donna era stata uccisa e presentava numerosi fendenti d'arma da taglio.
Nelle ore seguenti l'ex compagno della vittima, Santino Bonfiglio, 67 anni, è stato sottoposto a fermo. Interrogato in Questura, l'uomo ha confessato le proprie responsabilità dinanzi agli agenti: "Sono andato a casa di Daniela perché mi aveva denunciato e volevo discutere delle cose che aveva riferito. Poi abbiamo litigato".[2] Al termine delle formalità di rito, il sessantasettenne è stato condotto in carcere, a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.[3]
Secondo le prime ricostruzioni, la relazione tra Bonfiglio e la signora Zinnanti sarebbe stata particolarmente turbolenta e caratterizzata da frequenti periodi di separazione, seguiti da altrettanti riavvicinamenti. L'uomo aveva più volte aggredito la donna, la quale era stata costretta a ricorrere alle cure ospedaliere.
In particolare, il 30 maggio 2025 Bonfiglio aveva colpito la compagna con un pugno in testa, per poi prenderla a calci finché non era svenuta. Dopo quell'episodio, Zinnanti aveva interrotto la relazione e denunciato l'uomo, nei confronti dal quale erano stati disposti prima i domiciliari e poi il divieto di avvicinamento. Successivamente, però, la querela era stata ritirata e Bonfiglio era tornato a piede libero.[2] Circa otto mesi dopo, il 5 febbraio 2026, la donna aveva richiesto l'aiuto della Polizia. Gli agenti intervenuti nell'abitazione del sessantasettenne avevano rinvenuto la vittima in condizioni critiche, tumefatta e coperta di sangue con ferite all'arcata sopraciliare e all'orecchio.
Dopo quel pestaggio, la donna fu trasportata in ospedale, dove i sanitari le riscontrarono delle fratture costali, un trauma cranico e varie ferite da taglio. La vittima fu giudicata guaribile in 30 giorni. Interrogata dalla Polizia, la signora Zinnanti aveva raccontato un calvario di violenze, culminate anche in tentativi di soffocamento. Dopo l'aggressione del 30 maggio 2025, la donna aveva rivelato di aver dovuto ricorrere alle cure dei sanitari altre due volte.[4][5]
In seguito a quella denuncia la Procura aveva avviato un indagine e, circa una settimana dopo, il giudice per le indagini preliminari aveva disposto gli arresti domiciliari con l'uso del braccialetto elettronico a carico di Bonfiglio.[6][7] Nell'ordinanza, il giudice aveva anche evidenziato che l'uomo, nel giugno del 2025, era stato ammonito dal Questore per i maltrattamenti a cui sottoponeva la compagna. In quel provvedimento lo stesso Questore sottolineava la pericolosità del soggetto ed il rischio che potesse compiere azioni più gravi.
Il gip aveva applicato una misura cautelare più pesante rispetto al divieto di avvicinamento a cui il sessantasettenne era stato già sottoposto precedentemente, per fatti analoghi nei confronti della compagna. Infatti, "la cadenza mensile delle aggressioni descritta dalla donna – evidenziò il giudice – delinea un regime di vita insostenibile e umiliante, tipico della fattispecie incriminatrice, non scalfito dai vari tentativi di riconciliazione che, anzi, confermano la sottomissione psicologica della vittima".
Contestualmente, il gip aveva disposto il giudizio immediato, con la prima udienza del processo fissata per maggio 2026. Tuttavia, Bonfiglio fu soltanto ristretto nella propria abitazione senza il braccialetto elettronico perché il dispositivo non era disponibile. Secondo gli accertamenti eseguiti dopo l'omicidio, è emerso che l'installazione dello strumento di controllo sarebbe stata programmata il 12 marzo, due giorni dopo la scoperta del cadavere della donna.[4][5]
Il sessantasettenne aveva così violato la disposizione cautelare a proprio carico e si sarebbe recato nell'abitazione dell'ex compagna, forse per un tentativo di riconciliazione, ma sarebbe stato respinto. Poco dopo l'uomo avrebbe aggredito violentemente la donna a coltellate. Lasciata esanime sul posto, Bonfiglio si era allontanato senza chiamare i soccorsi, mentre il cadavere della vittima è stato scoperto dalla figlia in serata.
Secondo le prime ispezioni medico legali della Polizia scientifica, la cinquantenne sarebbe stata uccisa circa 24 ore prima del ritrovamento. Il fratello della donna, in un'intervista rilasciata alla stampa locale, ha dichiarato: "Daniela era una donna stupenda che voleva bene a tutti noi e a sua figlia. Mia sorella ha conosciuto questo uomo violento ed era convinta di poterlo cambiare, così dopo averlo denunciato per maltrattamenti, ha ritirato le accuse. Il sistema, però, è evidente che non funziona: dopo essere stata brutalmente picchiata un'altra volta da quell'uomo che è stato sempre violento, l'aveva un'altra volta denunciato, ma non è servito a nulla".[4][5]
Bonfiglio, originario di Torregrotta (Messina) ed ex camionista in pensione, aveva ulteriori precedenti per violenza nei confronti di un'altra ex compagna. Nel 2008 a Spadafora, un comune della costa tirrenica messinese, aveva aggredito l'allora convivente al termine di un'ennesima lite domestica. L'uomo tentò prima di strangolarla a mani nude, poi andò in cucina, prese un coltello e la colpì al petto. La donna rimediò quaranta giorni di prognosi, dopo essere stata trasportata d'urgenza all'ospedale di Milazzo con una profonda ferita e numerose contusioni.
Per quell'episodio il camionista fu condannato in primo grado a 10 anni per tentato omicidio. Nel processo d'Appello, però, i giudici riqualificarono il capo d'imputazione in lesioni personali e ridussero la pena a 3 anni di reclusione.[8][9]
Il 12 marzo 2026, nell'interrogatorio di garanzia di fronte al giudice per le indagini preliminari, Santino Bonfiglio ha risposto alle domande e ha ribadito quanto già aveva precedentemente riferito alla Polizia in seguito al fermo.[2] Il pensionato di 67 anni ha raccontato di aver raggiunto a piedi l'abitazione della signora Zinnanti nel corso della serata del 9 marzo. La donna in un primo momento non si era accorta del suo arrivo perché lui non aveva suonato alla porta, ma sarebbe riuscito a entrare dalla camera da letto forzando la finestra con un tondino di ferro. Nonostante l'ingresso improvviso, la cinquantenne avrebbe acconsentito alla sua presenza, ma poco dopo sarebbe nata una lite.
Durante l'aggressione, Bonfiglio ha utilizzato un coltello da cucina, riposto in tasca e che si era portato dall'esterno. Dopo averla colpita, l'uomo ha lasciato l'abitazione pensando che l'ex compagna fosse ancora viva. Il reo confesso non sarebbe riuscito a spiegare il perché avesse portato con sé l'arma da taglio, precisando soltanto di "aver perso la testa" quando la donna lo avrebbe informato di averlo tradito. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo richiesto dalla Procura. Gli inquirenti hanno contestato al sessantasettenne anche le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.[10]
Secondo i primi risultati dell'esame autoptico, Daniela Zinnanti era stata colpita con oltre 30 coltellate in varie parti del corpo, tra cui l'addome e la gola. La donna presentava varie ferite alle mani, indicative di un vano tentativo di difendersi e proteggersi dai fendenti sferrati dall'ex compagno. I medici legali hanno anche rilevato evidenti lesioni al capo e alla nuca, procurate probabilmente con il tondino di ferro che l'uomo avrebbe utilizzato per forzare la finestra ed entrare nella stanza da letto in cui si era consumata l'aggressione mortale.[11]