Verona. Calciatori accusati di stupro di gruppo. Chiesta la "giustizia riparativa" in Appello a Venezia.
Nel procedimento di secondo grado gli imputati Edoardo Merci, centrocampista veronese di 23 anni, Gianni Manfrin, 29enne di Este, Stefano Casarotto, 26enne centrale di Dolo, Guido Santiago Visentin, difensore 23enne, e Daniel Onescu, 29enne, vogliono tentare il percorso della giustizia riparativa, ovvero un iter di conciliazione con la parte offesa che, secondo la pubblica accusa, avrebbe subito uno stupro di gruppo.
Però, come scrive Laura Tedesco sul Corriere del Veneto, il nuovo istituto introdotto dalla legge Cartabia nel 2022 è caratterizzato da diverse problematiche. La norma, sulla carta, esiste, ma nella stragrande maggioranza dei tribunali italiani, tra cui quelli del Veneto, sembra inapplicabile perché mancano centri e mediatori per attuarla.
Alla richiesta di rinvio da parte delle difese dei calciatori – istanza avanzata dal legale dell'imputato Casarotto a cui si sono associati i colleghi che assistono gli altri imputati – la Corte d'Appello di Venezia ha espresso parere favorevole e ha aggiornato la prossima udienza nel giugno del 2024. Circa sette mesi di tempo per attendere se, e come, il nuovo istituto diventerà operativo e funzionante con la prima metà del prossimo anno.
I cinque imputati erano stati condannati in primo grado, lo scorso gennaio, a sei anni di reclusione in rito abbreviato. Erano stati denunciati nel gennaio del 2020 da una studentessa universitaria per uno stupro di gruppo avvenuto a Verona. Accuse per le quali i calciatori si sono sempre professati «non colpevoli».
Dopo un pareggio in trasferta a Cesena, i cinque si erano recati a una festa nel capoluogo Scaligero dove, in un appartamento, avevano incontrato una studentessa di 27 anni. Secondo la ricostruzione accusatoria, i calciatori avrebbero abusato di lei dopo averla indotta a bere tanto, troppo per potersi rendere conto con lucidità di quanto le stava accadendo. Gli imputati però, compatti e senza mai cambiare versione, hanno sempre ribadito che «lei ci stava ed era cosciente».
In aula a Venezia, così come al processo di primo grado, non è presente la parte civile perché, alla vigilia della sentenza pronunciata in abbreviato a Verona, la studentessa aveva ritirato a sorpresa e all'improvviso la costituzione dopo essere stata risarcita in via transattiva dai calciatori imputati. «Non si tratta di un'ammissione di colpa, ma di una mera strategia processuale» misero comunque in chiaro le difese che, dopo la condanna in primo grado, hanno poi impugnato il verdetto in Appello.
L'accesso all'iter della giustizia riparativa potrebbe portare a un sensibile abbassamento dell'eventuale condanna definitiva e, soprattutto, potrebbe scongiurare il rischio per gli imputati di dover scontare la pena in carcere. (di Laura Tedesco – Corriere.it)