Samarate. Uccise l'ex compagna Teresa Stabile: "Non mi fermo sino a quando non mi dite che è morta".
«Non mi fermo sino a quando non mi dite che mia moglie è morta». È quanto ha ripetuto più volte Vincenzo Gerardi, il 57enne a processo per l'omicidio della moglie Teresa Stabile, ai Carabinieri che il 16 aprile 2025 intervennero in via San Giovanni Bosco a Samarate, dove la mattanza si era appena consumata.
Ed è quanto oggi, venerdì 20 febbraio, gli stessi militari, chiamati dal pubblico ministero Ciro Caramore che ha coordinato le indagini, hanno testimoniato davanti alla Corte d'Assise di Busto Arsizio, presieduta da Giuseppe Fazio. Secondo l'accusa, Gerardi – incapace di accettare che la moglie lo aveva lasciato chiedendo la separazione – l'aveva attesa armato di coltello aggredendola mentre la donna, tornata a casa, era ancora in macchina.
Con Teresa Stabile seduta nell'abitacolo, ancora assicurata dalla cintura e ferita mortalmente, i Carabinieri si erano messi in cerca di Gerardi: «C'era una folla vicino alla vittima quando arrivammo, in tanti ci dissero "è stato il marito. È scappato". Quindi iniziammo a cercarlo». I militari lo avrebbero trovato poco dopo, con il coltello ancora in pugno: «lo puntava sia verso sé stesso, sia verso di noi quando cercavamo di avvicinarci – hanno spiegato i Carabinieri –. Ripeteva che si sarebbe fermato solo quando gli avessimo detto che la moglie era morta».
Una pervicacia nell'inseguire la conferma del decesso di Teresa Stabile che stride con quanto sempre sostenuto dall'imputato. L'accusa gli contesta, infatti, anche la premeditazione. Aggravante che l'uomo nega: Gerardi, infatti, in sede di interrogatorio, ha dichiarato di aver incontrato la moglie per caso, di aver discusso con lei, e di averla accoltellata a culmine della rabbia con un'arma che, sempre per caso, aveva in tasca.
Un delitto d'impeto, quello raccontato dall'imputato, che però sembrerebbe cozzare con quell'affermazione: «Mi fermo solo quando mi dite che mia moglie è morta». (di Simona Carnaghi – MALPENSA24)