Sassuolo. Uccise l'ex compagna Daniela Luminita Coman. Contestata anche la violenza sessuale.

Immagine della notizia (Immagine di Parma1983 su it.wikipedia.org — CC BY-SA 4.0)

Sassuolo. Uccise l'ex compagna Daniela Luminita Coman. Contestata anche la violenza sessuale.

Dopo averla tramortita con un colpo alla testa e prima di soffocarla, l'ha violentata: è questa la novità contenuta nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato dieci giorni fa a Peter Pancaldi, il 45enne modenese in carcere per l'omicidio dell'ex compagna Daniela Luminita Coman, 48 anni, madre di un figlio di 11 anni, residente per anni a Sassuolo e impiegata alla Sce di Modena.

La donna è stata trovata nell'appartamento dell'uomo a Correggio con gli indumenti intimi tagliati e gli accertamenti tecnico-scientifici avrebbero fatto emergere ulteriori elementi a carico di Pancaldi. Il consulente tecnico d'ufficio nominato dal giudice per l'udienza preliminare, il medico legale Erjon Radeshi, non è stato però in grado di stabilire se l'abuso sessuale sia avvenuto prima o dopo il decesso della donna. In quest'ultimo caso, l'ipotesi di reato cambierebbe e diventerebbe vilipendio di cadavere.

La pm Valentina Salvi contesta all'uomo una serie di reati. Oltre all'omicidio volontario pluriaggravato, con le aggravanti dei motivi abbietti o futili, della relazione affettiva e dello stalking, per il periodo antecedente al femminicidio, da giugno 2024 al 13 maggio 2025, vengono contestati anche il sequestro di persona continuato e aggravato, l'estorsione aggravata dall'uso di violenza o di un'arma, la violenza sessuale e, tra il 13 e il 14 maggio, l'indebito utilizzo di carta di credito o di strumenti di pagamento.

Secondo l'accusa, la vittima sarebbe stata più volte chiusa in casa senza cellulare, con una frequenza di circa una volta ogni dieci giorni, e costretta a consegnare denaro per un totale di 27 mila euro. Dopo aver lasciato il corpo di Daniela Coman adagiato sul letto e coperto da un lenzuolo, Pancaldi avrebbe poi utilizzato la carta di credito e il bancomat della donna.

Avrebbe inoltre tentato di prelevare 445 euro da vari sportelli bancomat: in tutto otto tentativi, non andati a buon fine perché era richiesto il codice Pin, che l'uomo non conosceva. L'intenzione della Procura è di chiedere al più presto il rinvio a giudizio, anche perché a maggio scadono i termini della custodia cautelare in carcere per Pancaldi, difeso dall'avvocata Annalisa Miglioli. (di Ambra Prati – Gazzetta di Modena)

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