Bologna. "Uccisa perché non riusciva più a governarla". Le motivazioni dell'ergastolo a Giampiero Gualandi.
"L'abilità di Gualandi nel mentire e nel manipolare fatti e persone traspare anche dalla sua linea difensiva che ha teso da subito ad addossare maliziosamente alla vittima la responsabilità della propria morte, sfruttando strumentalmente la sua fragilità psichica ed approntando una falsa rappresentazione dei fatti".
È quanto scrive la Corte d'Assise di Bologna, presieduta dal giudice Pasquale Liccardo, nelle motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna all'ergastolo per Giampiero Gualandi ex comandante 64enne della Polizia locale di Anzola (Bologna), accusato dell'omicidio volontario aggravato della collega vigile Sofia Stefani, 33 anni, con cui aveva una relazione extraconiugale.
"La concatenazione logica di tutti gli indizi raccolti e verificati nel corso dell'istruttoria – scrive ancora la Corte – non può che essere ricondotta a definitiva univocità e concordanza dall'unica ipotesi coerente del colpo di pistola deliberatamente sparato dall'imputato contro la vittima che si trovava a poca distanza dall'arma, ma non interagiva in alcun modo né con la stessa né con lo sparatore".
Infine, la Corte "ritiene di stigmatizzare quale ulteriore elemento indicatore della configurabilità dell'elemento soggettivo del dolo in capo a Gualandi, il suo tentativo di costituirsi sin da subito una versione artefatta dell'evento per poi sostenerla tramite dichiarazioni mendaci e reticenti nel corso di tutto il presente procedimento".
L'ex comandante della polizia locale di Anzola (Bologna), Giampiero Gualandi, era legato da tempo a Sofia Stefani da una relazione extraconiugale, che seppure scoperta dalla moglie, "proseguiva con modalità e connotati sperequati e tossici tanto da provocare nell'imputato una progressiva pressione ed una profonda insofferenza che si acuì in modo insopportabile innanzi alle condotte pretensive dell'amante che egli non riusciva più a governare e che costituivano ormai una grave minaccia per la sua onorabilità personale e per i suoi progetti professionali".
"La decisione da parte dell'imputato di eliminare Sofia Stefani – precisa la Corte – è dunque maturata in tale contesto, ed è stata concepita dal predetto con l'uso di uno strumento micidiale da lui ottimamente padroneggiato quale la Glock in dotazione e nell'unico contesto, quello lavorativo, che gli avrebbe consentito una giustificazione per il porto della stessa". (Teleromagna)