Voce su Clara Ceccarelli
Clara Ceccarelli, 69 anni, fu uccisa dall'ex compagno Renato Scapusi, 59 anni, il 19 febbraio 2021 a Genova.[1]
La stazione ferroviaria di Piazza Brignole a Genova, a pochi passi dall'abitazione della vittima (di Mei Suk Leung, licenza CC BY-SA 3.0)
La donna fu vittima di una violenta aggressione, avvenuta nel tardo pomeriggio all'interno del negozio di calzature che la sessantanovenne gestiva, situato nel centro del capoluogo ligure. La signora Ceccarelli fu colpita con numerose coltellate, prima che l'assassino scappasse. Lei, ferita e dolorante, si recò all'esterno del locale per chiedere aiuto, poi si accasciò sull'asfalto, perdendo la vita. I sanitari giunti sul posto non poterono fare altro che constatare il decesso.
La Polizia si attivò per rintracciare il responsabile, individuato poche ore dopo mentre vagava in strada, in stato confusionale, con gli abiti imbrattati del sangue della vittima. Scapusi, ex compagno della sessantanovenne, aveva minacciato di gettarsi da un muraglione nei pressi dell'ospedale Galliera, ma gli agenti riuscirono a bloccarlo in tempo, prima che compisse l'estremo gesto. Sottoposto a fermo, l'uomo ammise davanti ai poliziotti di essere l'autore dell'aggressione mortale. Dopo aver formalizzato la confessione, fu arrestato e condotto in carcere.[2][3]
La signora Ceccarelli abitava in piazza Brignole e accudiva un figlio di 30 anni con disabilità, oltre al padre anziano di 90 anni. La relazione con Scapusi ebbe inizio in seguito alla separazione della donna con l'ex marito, poi nel 2020 i due si erano lasciati. Da allora l'uomo si era reso responsabile di una lunga serie di aggressioni e persecuzioni ai danni dell'ex compagna.
Lei li avrebbe più volte segnalati, tuttavia non risultavano alle forze dell'ordine formali denunce nei confronti del cinquantanovenne. L'unica denuncia presentata dalla vittima risaliva all'aprile del 2020, quando in commissariato aveva raccontato del danneggiamento alla porta del negozio che gestiva. La sessantanovenne ipotizzò che potesse essere stato il suo ex compagno, ma l'esposto era rivolto contro ignoti e nei mesi successivi la querela fu archiviata.[4][5]
Scapusi era un ex artigiano disoccupato e, in passato, avrebbe tentato più volte di togliersi la vita, sia per motivi sentimentali legati alla relazione con la donna, sia per motivi economici. Era stato anche in cura per problemi psichiatrici e ludopatici.[6][7] Nell'interrogatorio di garanzia di fronte al giudice per le indagini preliminari, il cinquantanovenne aveva confessato nuovamente il delitto, specificando di essersi recato nel negozio dell'ex compagna soltanto per parlare con lei, ma la discussione era degenerata in un litigio.
L'uomo precisò di essere entrato nel locale senza il coltello e di averlo strappato dalle mani della donna nel corso dell'alterco. Gli inquirenti, però, non crebbero interamente alla versione del cinquantanovenne e ipotizzarono che fosse già armato quando fece visita alla vittima. Per questo fu contestata l'aggravante della premeditazione. Lo stesso reo confesso spiegò poi di avere gettato l'arma nel corso della fuga.[8][9]
Gli accertamenti della scientifica avevano ricostruito la dinamica dell'aggressione. La donna fu assaltata in un corridoio del negozio, nei pressi del bagno sul retro, dove aveva tentato di scappare per sottrarsi alla furia omicida dell'uomo. L'esame autoptico stabilì il decesso per dissanguamento. La signora Ceccarelli fu straziata da circa 100 fendenti inferti in diverse parti del corpo, tra cui la testa, le braccia, il petto e la schiena.[10][11]
Uno scorcio della Chiesa di Nostra Signora della Consolazione e San Vincenzo Martire a Genova dove sono stati celebrati i funerali di Clara Ceccarelli
Dopo la conferma della custodia cautelare con l'accusa di omicidio volontario, la Procura aveva disposto una perizia psichiatrica per valutare lo stato di salute mentale di Scapusi.[12] Nei mesi successivi l'esame stabilì che l'indagato era capace di intendere e di volere nel momento del delitto. Un esito contestato dalla difesa che invece sosteneva l'esistenza di un disturbo psicotico.
Il seguente mese di luglio, la Procura di Genova ottenne il rinvio a giudizio.[13][14] Dato l'alto numero di coltellate inferte, la pubblica accusa contestò anche l'aggravante della crudeltà.[15] Nel corso del processo di primo grado, il giudice accolse la richiesta della difesa di disporre una nuova perizia per stabilire le condizioni psichiatriche dell'imputato.[16]
Il 24 gennaio 2022 l'uomo fu condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Genova. La sentenza ravvisò le aggravanti della premeditazione e della crudeltà.[17][18] Il successivo 26 ottobre la Corte d'Appello di Genova confermò il "fine pena mai", ma riconobbe soltanto l'aggravante della crudeltà, mentre fu esclusa quella della premeditazione dell'omicidio.[19][20] Il 12 settembre 2023 la Corte di Cassazione confermò la sentenza di secondo grado, rendendo definitivo l'ergastolo.[21]