Voce su Vasilica Potincu
Vasilica Potincu, 35 anni, fu trovata morta in un appartamento di via Stelvio a Legnano, in provincia di Milano, nel corso del pomeriggio di domenica 25 maggio 2025.[1]
A lanciare l'allarme furono alcuni vicini, residenti nello stesso edificio. Intorno alle ore 14:00, avendo trovato la porta aperta, un condomino era entrato all'interno dell'appartamento e aveva compiuto la macabra scoperta. La donna era riversa sul pavimento con una lama conficcata nella schiena. Fu uccisa con molteplici colpi d'arma da taglio.[2]
Uno scorcio del Municipio di Legnano in provincia di Milano (di LukeWiller, licenza CC BY-SA 3.0)
Vasilica Potincu era originaria della Romania, ma da anni viveva a Cinisello Balsamo (Milano) insieme alla madre, alla sorella e al figlio di 14 anni. L'ex compagno connazionale e padre dell'adolescente, di professione autotrasportatore, risiedeva invece a Cologno Monzese.
Secondo le ricostruzioni, la donna lavorava come segretaria e sex worker. Da qualche mese, insieme ad altre colleghe, aveva affittato un appartamento in via Stelvio, alla periferia di Legnano, per ricevere i propri clienti. La pista investigativa privilegiata dagli inquirenti fu quella di un litigio, proprio con un cliente, degenerato poi nell'aggressione mortale. L'esame autoptico aveva collocato il decesso della trentacinquenne nella tarda serata di sabato 24 maggio 2025. La donna fu aggredita con nove fendenti, tutti inferti tra il petto e la gola, tranne l'ultimo sferrato alla schiena.[3]
La sera del 25 maggio l'ex compagno della donna – a carico del quale pendeva un mandato di cattura europeo per reati contro il patrimonio commessi in Romania – si era costituito alle forze dell'ordine a Brescia, riferendo però di non essere coinvolto nel delitto. Gli investigatori verificarono la sua estraneità nell'ambito dell'omicidio. Era anche emerso che, nel 2023, la donna aveva presentato una denuncia per atti persecutori nei confronti di un presunto stalker. Quest'ultimo però aveva un alibi, trovandosi in Puglia da tempo, dunque non fu inserito nella cerchia dei potenziali assassini.
La madre e la sorella della vittima diedero un contributo fondamentale alle indagini, riferendo ai Carabinieri di un'altra persona che aveva prestato dei soldi alla trentacinquenne. Poco dopo, costui aveva iniziato a chiederle con frequenza di uscire. Quando lei cominciò a rifiutare tali proposte, lui avrebbe posto in essere una serie di comportamenti molesti nei confronti della donna, degenerati in ricatti e minacce di morte.[4]
Il successivo 28 maggio i militari avevano fermato un operaio di 29 anni, Andrea Mostoni, residente a Robecco sul Naviglio (Milano). Il giovane, incalzato dagli inquirenti, si avvalse della facoltà di non rispondere. Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, Mostoni sarebbe stato un cliente abituale della escort (l'avrebbe frequentata a partire dall'aprile del 2024). Le telecamere intorno a via Stelvio avevano registrato la sua auto mentre si recava dalla donna, intorno alle 22:20 di sabato 24 maggio 2025. Circa due ore dopo, sempre a bordo della sua auto, si allontanava da Legnano.
Nell'ultimo periodo, l'operaio sarebbe diventato ossessivo nei confronti di Potincu, facendole anche dei regali e versamenti in bonifici fino a circa 50 mila euro. La trentacinquenne, di fronte a tali insistenze, quattro mesi prima del delitto, lo aveva diffidato privatamente ad avvicinarsi a lei tramite la lettera di un avvocato.[5][6]
"La mia patrocinata – si leggeva nell'atto datato 24 gennaio 2025 – riferisce di ricevere da lei innumerevoli telefonate di giorno e di notte dal tenore disturbante, oltre che una serie di messaggi dal contenuto molestante. Come se ciò non fosse già grave, la signora Potincu in un'occasione è stata fermata davanti al suo domicilio e costretta a salire sulla sua auto a seguito di un comportamento minaccioso". Il giovane aveva risposto con una mail, pretendendo la restituzione di un quantitativo di denaro: "Da qualche giorno a questa parte, sto provando a scrivere alla signora Potincu per accelerare e definire i modi di restituzione di quanto mi spetta".[4]
Per gli inquirenti, Mostoni avrebbe dimostrato una "assoluta mancanza di empatia", oltre che la piena consapevolezza del gesto compiuto. La mattina dopo l'uccisione della donna, l'operaio sul suo computer avrebbe effettuato varie ricerche sul sito web di LegnanoNews, per verificare se fosse già uscita la notizia dell'omicidio. Il cadavere, però, fu trovato qualche ora più tardi, nel pomeriggio del 25 maggio.[7]
Il successivo 30 maggio, nell'interrogatorio di garanzia, il ventinovenne continuò ad avvalersi della facoltà di non rispondere.[8] Il giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio aveva convalidato la custodia cautelare in carcere.[9] Nel seguente mese di novembre, dopo la chiusura dell'inchiesta da parte della locale Procura, fu chiesto il rinvio a giudizio a carico di Mostoni. Nei suoi confronti fu confermata l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.[10] Nel gennaio del 2026 fu disposto il processo in Corte d'Assise con il rigetto dell'istanza di rito abbreviato avanzata dalla difesa.[11]