Voce su Mary Elizabeth Hopkins
Il corpo senza vita di Mary Elizabeth Hopkins, 54 anni, è stato trovato nel corso del pomeriggio del 28 giugno 2026 nella villetta in cui la donna risiedeva a Ceriana, un comune della provincia di Imperia.[1][2]
Uno scorcio di Ceriana in provincia di Imperia (di Davide Papalini, licenza CC BY-SA 2.5)
A rendere possibile il rinvenimento è stato il compagno della vittima, Becken Fricot Olivieri, 51 anni, italiano con origini mauriziane (figlio di padre della Valle Armea e madre originaria delle Mauritius). L'uomo, nello stesso pomeriggio, si era allontanato dalla scena del crimine per costituirsi alla caserma dei Carabinieri di Sanremo. Dinanzi ai militari, il cinquantunenne in lacrime ha ammesso di avere ucciso la donna.
Olivieri, insieme al personale dell'Arma, è ritornato nella villetta di strada Mainardo, immersa una zona boschiva del territorio di Ceriana, dove i militari hanno potuto constatare il decesso della signora Hopkins, insegnante di matematica a livello universitario, originaria degli Stati Uniti d'America. Il cadavere della vittima si trovava adagiato sul letto, coperto dalle lenzuola e un cuscino. Il reo confesso inizialmente avrebbe spiegato di avere soffocato la cinquantaquattrenne, proprio utilizzando un cuscino.
Secondo le ricostruzioni, Hopkins e Olivieri si frequentavano da tempo. In passato i due si erano conosciuti quando l'uomo aveva cominciato ad eseguire dei lavori di manutenzione nell'abitazione della donna.[3] Successivamente era nata una relazione sentimentale. La coppia si vedeva circa ogni tre mesi e Mary Hopkins era tornata dagli Stati Uniti il precedente 9 giugno.
L'omicidio si sarebbe consumato diverse ore prima del rinvenimento del cadavere, probabilmente nella serata del 26 giugno 2026. L'uomo avrebbe vegliato sul corpo senza vita della vittima, prima di uscire di casa e costituirsi dai Carabinieri.[1][2] Dopo le prime ammissioni, l'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Al termine delle formalità di rito, la Procura di Imperia ha disposto la custodia cautelare in carcere con l'accusa di omicidio volontario.[4]
Il successivo 30 giugno, nell'interrogatorio di garanzia di fronte al giudice per le indagini preliminari, Becken Olivieri ha confessato nuovamente di avere ucciso la compagna. Il cinquantunenne avrebbe spiegato di avere aggredito la donna con un'azione diretta al collo, e non con l'uso di un cuscino, come precedentemente dichiarato dallo stesso indagato. L'uomo sarebbe inoltre riuscito a collocare temporalmente il delitto, sostenendo di averlo compiuto nell'arco tra le 22:30 e le 23:00 di venerdì 26 giugno.[5]
Dopo la morte della vittima, Olivieri ha riferito di essere rimasto nell'abitazione, dove avrebbe compiuto atti di autolesionismo fino a perdere conoscenza. Risvegliatosi la mattina successiva, il cinquantunenne avrebbe raggiunto in autobus la caserma dei Carabinieri di Sanremo per costituirsi. Per la difesa del reo confesso, si sarebbe trattato di un gesto d'impeto, durato pochi istanti, al termine del quale l'uomo avrebbe tentato di rianimare la compagna, rendendosi conto soltanto in un secondo momento della gravità del fatto.[6]
Al termine dell'udienza, il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo richiesto dalla Procura.[5] Nei confronti del cinquantunenne sono stati ravvisati i pericoli di fuga e reiterazione del reato. Secondo l'ordinanza di custodia cautelare, la versione fornita dall'uomo non è credibile e non trova riscontro negli elementi raccolti dagli investigatori.[7][8]
Olivieri, nel corso dell'interrogatorio di garanzia, aveva riferito che il litigio con la signora Hopkins sarebbe nato da una serie di motivi, tra cui le reciproche gelosie e il sospetto di un tradimento di lei, che il cinquantunenne avrebbe scoperto poco prima. L'indagato aveva inoltre raccontato di avere simulato un tentativo di suicidio, provando a darsi fuoco all'esterno dell'abitazione con lo scopo di richiamare l'attenzione della donna, prima di rientrare in casa.
Il racconto, tuttavia, non ha convinto il giudice per le indagini preliminari. Infatti, secondo le testimonianze raccolte dai Carabinieri tra le persone vicine alla coppia, il rapporto tra Olivieri e Hopkins sarebbe stato caratterizzato da tensioni che andavano avanti da tempo. L'insegnante statunitense si sarebbe lamentata del fatto che il compagno non contribuisse alle spese domestiche e, ad alcuni conoscenti più stretti, avrebbe persino confidato di volere interrompere la relazione con il cinquantunenne.
Per il gip, dunque, l'omicidio sarebbe verosimilmente maturato in seguito a una violenta reazione alla decisione della donna di chiudere definitivamente il rapporto sentimentale. Una decisione che avrebbe comportato per Olivieri anche la perdita dell'abitazione e del sostegno economico garantito dalla compagna.[7] Gli inquirenti della Procura di Imperia hanno contestato all'indagato le aggravati della relazione affettiva e la stabile convivenza.[8]
Il legale incaricato dalla famiglia della vittima sottolineò Mary Elizabeth Hopkins era stata la prima donna nera a conseguire un dottorato in matematica all'Atlantic University di Boca Raton in Florida. Un risultato che, all'epoca, aveva attirato anche l'attenzione della stampa statunitense. Un articolo, pubblicato quando Hopkins aveva 36 anni, raccontava il percorso che l'avrebbe portata a entrare nella storia dell'ateneo. Secondo quanto riportato, l'allora studentessa sarebbe stata non soltanto la prima donna afroamericana a ottenere un PhD (Philosophiae Doctor) in matematica alla Florida Atlantic University, ma appena la terza nelle università pubbliche della Florida, almeno dal 1990.[9][10]
Un risultato che la stessa Hopkins aveva accolto con grande modestia. Intervistata sulla propria carriera accademica, attribuiva infatti buona parte del merito agli insegnanti incontrati durante il suo percorso: "Ho semplicemente avuto professori che mi hanno incoraggiata molto". Nel ricordo diffuso dalla famiglia, il valore di quel traguardo andava oltre il successo personale. "Mary incarnava i sacrifici compiuti dai suoi antenati per garantire che l'eccellenza afroamericana continuasse a crescere di generazione in generazione. Eppure ha superato persino queste aspettative, grazie a una straordinaria sete di conoscenza e di studio".[9][10]