Il femminicidio di Angelina Zampieri a Trento

Vittima:
Angelina Zampieri
Killer:
Bartolo Moggioli
Località:
Trento
Data:
24 luglio 1913
Uno scorcio di Limana nella Valbelluna

Uno scorcio di Limana nella Valbelluna (di Wurth, licenza CC BY-SA 4.0)

Voce su Angelina Zampieri

Uno scorcio di Limana nella Valbelluna

Uno scorcio di Limana nella Valbelluna (di Wurth, licenza CC BY-SA 4.0)

Angelina Zampieri, 14 anni, perse la vita all'ospedale di Trento il 24 luglio 1913. Il giorno prima fu aggredita a coltellate dall'ex datore di lavoro, Bartolo Moggioli. Si trattò forse del secondo femminicidio nella storia italiana, il primo nel 1911, almeno quelli di cui si ebbe notizia, anche se all'epoca non venivano chiamati così.

La vittima nacque il 28 dicembre 1898 a Visome di Belluno, in una povera famiglia di mezzadri originari di Polentes, frazione del vicino comune di Limana, trasferitisi lì in cerca di un'occupazione. Il lavoro però scarseggiava, così alcuni parenti in Francia, per alleggerirli economicamente, si offrirono di ospitare e far studiare una delle loro figlie. La scelta cadde su Angelina, che così visse oltralpe alcuni anni e frequentò con ottimi risultati la scuola.

Nel 1910 ritornò in famiglia, ma nel frattempo la situazione economica si era fatta ancora più difficile. Nel 1912 fu pertanto costretta a ripartire, assieme a una folta schiera di ragazze che in estate, dalla Valbelluna e dal Cadore, confluivano fuori regione nella città di Trento. Erano le cosiddette "ciòde", ovvero giovani adolescenti solitamente impiegate nel lavoro dei campi o come domestiche. Un destino comune alle ragazze non abbienti di quel periodo.‍[1][2]

Angelina fu assegnata come domestica in casa di un falegname vedovo, Bartolo Moggioli, abitante nella frazione di Povo. Svolse il suo lavoro con molto impegno e diligenza, tanto che venne da lui richiesta nuovamente per l'estate dell'anno successivo. Questa volta, però, Angelina – che si era fatta intanto una piccola donna – si accorse ben presto che l'atteggiamento del falegname nei suoi confronti era cambiato e che si era invaghito di lei. Si sentì in pericolo e così, nonostante le insistenze dell'uomo affinché rimanesse, la giovane decise di andarsene. A nulla servirono i vari tentativi per trattenerla, tra cui un cospicuo aumento salariale, l'acquisto di nuovi abiti per lei, più libertà e più riposo.

Angelina non cedette alle lusinghe e riuscì a trovare lavoro in una nuova casa, nel centro di Trento, in via Torre Verde. Moggioli, tuttavia, non ci mise molto ad avere il suo nuovo indirizzo e continuò a perseguitarla. Le scriveva lunghe lettere, le inviava doni non richiesti e si appostava nelle vicinanze della sua abitazione per osservarne gli spostamenti. Fino a che nel pomeriggio del 23 luglio 1913, mentre Angelina si era recata al fiume Adige per lavare il bucato, il falegname riuscì ad avvicinarla e a chiederle per l'ennesima volta di tornare a Povo. Si era portato dietro una rivoltella e un coltello a serramanico.

Dopo il suo ulteriore rifiuto, la pedinò fino a casa, riuscì a fermarla prima che lei salisse le scale e raggiungesse il pianerottolo, estrasse il coltello e infierì sul suo corpo con 17 fendenti. Al compimento della violenta aggressione, l'uomo impugnò dalla tasca la pistola e si sparò un colpo alla tempia, suicidandosi.

Angelina era in condizioni disperate, ma ancora in vita. Fu trasportata in ospedale, ma nella notte tra il 23 e il 24 luglio 1913, a soli 14 anni, fu dichiarato il decesso. I medici non poterono fare nulla per salvarla, troppo gravi le ferite d'arma da taglio inferte dal suo ex datore di lavoro. Prima di spirare, la giovane riprese brevemente coscienza e, alla presenza del sacerdote don Giuseppe Rigotti, pronunciò delle parole di perdono nei confronti del suo assassino. La madre, nel frattempo avvisata con un telegramma, non riuscì ad arrivare in tempo per vederla viva.

Stalking e femminicidio furono i reati che definirono questa triste storia. Il funerale della vittima si svolse sontuosamente nel Duomo di Trento la mattina del successivo 26 luglio. Fu sepolta nel Cimitero Monumentale, dapprima nel campo comune, proprio accanto alla fossa dove era stato sepolto il suo omicida, e successivamente, grazie a una colletta tra la popolazione, in un loculo privato sotto ai portici. Davanti alla lapide venne posto un candelabro con una fiamma che fu tenuta per anni costantemente accesa grazie alla gentilezza e alla premura dei cittadini di Trento.‍[3]

Uno scorcio sul centro storico di Limana in provincia di Belluno. Sulla sinistra la Chiesa di Santa Giustina Vergine e Martire

Uno scorcio sul centro storico di Limana in provincia di Belluno. Sulla sinistra la Chiesa di Santa Giustina Vergine e Martire (di Wurth, licenza CC BY-SA 3.0).

Dimenticata poi per molto tempo, negli anni '60 don Paolo Pescosta, Arciprete di Limana, decise di ridare luce alla sua figura, facendo aprire nello stesso comune una sala parrocchiale a lei dedicata, benedetta il 21 gennaio 1961 dal Vescovo Gioacchino Muccin. Il 13 febbraio 1972 le sue spoglie furono traslate dal cimitero di Trento a quello di Limana, e deposte in una tomba ricavata nel basamento della grande croce centrale.‍[4]

Purtroppo non erano destinate a rimanervi a lungo. Qualche anno dopo, infatti, la sua tomba fu violata e le sue spoglie trafugate da alcuni vandali. Così di questa giovane vittima rimase soltanto il ricordo. Nel corso degli anni a Polentes di Limana fu intitolata una strada a suo nome mentre, in tempi recenti, il 5 dicembre 2021, le fu dedicata la nuova piazza realizzata nei pressi dell'ex Ospedale Civico a Belluno.‍[5] Un'opera che Jacopo Massaro, sindaco di Belluno dal 2012 al 2022, insieme alla sua giunta comunale, contribuì a concretizzare nell'alveo del progetto "Una donna – una via", promossa dal movimento femminista Non una di Meno con l'obiettivo di dedicare più spazi pubblici alle donne per mantenere viva la memoria e sensibilizzare i cittadini sul tema della violenza di genere.‍[6][7]

Le cronache rinominarono Angelina Zampieri come "giovane emigrante martire" e "martire della purezza", per la sua morte avvenuta in tenera età dopo aver vissuto per gran parte della sua breve esistenza lontana dagli affetti familiari. La sua storia fu anche trattata da diversi libri, tra cui Purezza e martirio[8] del 1939 e Una giovane emigrante martire del 1972, anno in cui le sue spoglie furono traslate dal cimitero di Trento a quello di Limana.

Note

  1. Una giovane emigrante martire. Centro Studi sulle migrazioni Aletheia. Archiviato dall'originale.
  2. Teresa Zampieri, balia, Verderio Superiore, 1943. Centro Studi sulle migrazioni Aletheia. Archiviato dall'originale.
  3. Angelina Zampieri. Una giovane emigrante bellunese martire. Di Renato Bona. Radio Più. Archiviato dall'originale.
  4. Il martirio di Angelina Zampieri - Sangue sul pianerottolo (pagina 6). Centro Studi Emigrazione Roma. Archiviato dall'originale.
  5. Nuova piazza dell'ex Ospedale alla memoria di Angelina Zampieri- "Un dramma del secolo scorso, purtroppo attualissimo". Associazione Bellunesi nel Mondo. Archiviato dall'originale.
  6. Uccisa a Trento a coltellate a soli 14 anni dal 70enne che la ossessionava, Belluno intitola una piazza a Angelina Zampieri vittima di femminicidio nel 1913. il Dolomiti. Archiviato dall'originale.
  7. Belluno. Nuova piazza dell'ex Ospedale alla memoria di Angelina Zampieri. Il Gazzettino. Archiviato dall'originale.
  8. Purezza e martirio. Angelina Zampieri: Visome di Castion 28 dicembre 1898 - Trento 24 luglio 1913. Google Books. Archiviato dall'originale.

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