Il femminicidio rappresenta qualsiasi forma di violenza esercitata sulle donne (spesso in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale) allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne la soggettività sul piano psicologico, simbolico, economico e sociale, fino alla schiavitù o alla morte.

Il femminicidio di Giusy Potenza a Manfredonia

Vittima:
Giusy Potenza
Killer:
Giovanni Potenza
Località:
Manfredonia
Data:
13 novembre 2004

Voce su Giusy Potenza

Giuseppina Potenza, detta Giusy, è stata trovata morta a 15 anni il 13 novembre 2004 vicino a una scogliera nei pressi dello stabilimento ex Enichem di Manfredonia, la città dove viveva in provincia di Foggia. Il cadavere aveva il volto sfigurato.

Il mese successivo, grazie alla prova del DNA, gli investigatori riuscirono a risalire al cugino del padre della vittima, Giovanni Potenza, pescatore di 27 anni. Costui, dopo il fermo, confessò il delitto. Secondo quanto da lui dichiarato, in congiunzione con la ricostruzione delle indagini, l'uomo aveva una relazione segreta con la cugina quindicenne. Il 12 novembre Giusy e Giovanni si erano incontrati per l'ennesima volta e avrebbero consumato un rapporto sessuale. Dopodiché il ventisettenne le avrebbe proposto di chiudere la relazione perché quella storia lo metteva in difficoltà, essendo lui sposato e padre di due figli. La ragazza però non voleva e sarebbe andata in escandescenze, fuggendo via da lui e minacciandolo di rivelare tutto alla moglie. Così Giusy, durante l'allontanamento, sarebbe inciampata e caduta nei pressi della scogliera. Lì l'uomo prima avrebbe provato a soccorrerla, poi, ripensando alle minacce, sarebbe stato assalito dall'impeto di ucciderla mettendo fine una volta per tutte a quella relazione che avrebbe gravemente compromesso il suo matrimonio. Afferrò dunque un grossa pietra e la colpì ripetutamente alla testa.

La famiglia della vittima tuttavia non ha mai creduto a questa versione, sostenendo che la ragazza non abbia realmente avuto una relazione col reo confesso e che il ventisettenne avrebbe coperto altre persone complici nell'esecuzione dell'omicidio. La mamma della vittima, Grazia Rignanese, avvilita dal dolore della perdita della figlia, il 24 ottobre 2005 si è suicidata, impiccandosi mentre era incinta di un altro figlio. Giovanni Potenza è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione.

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